Pienone di pubblico giovane, con gli Amici della
Musica, per il concerto del celebre clavicembalista britannico Trevor
Pinnock, dedicato a Sergio Gaggia. Sono le note delle Diferencias
sobre el canto del caballero, di Antonio de Cabezón, a siglare
l'apertura, con estremo rigore filologico e con eccezionale musicalità.
È poi la volta di tre autori elisabettiani (per intenderci,
il periodo che trova il suo riferimento teatrale in William Shakespeare),
William Byrd (The Bells), Thomas Tallis (O ye tender babes), e John
Bull (The King's hunt), attraverso i quali Pinnock ricrea le atmosfere
del Barocco inglese. Al quale segue il Barocco italiano, con i Balletti
1 e 2, dalle Toccate e partite d'intavolatura di cembalo et organo
di Gerolamo Frescobaldi, di cui l'interprete esalta lo spirito di
danza. E di Johann Sebastian Bach c'è la Suite francese n.
5 in sol maggiore: esecuzione superlativa. Il secondo tempo è
un'esaltazione di giochi imitativi, di trilli e abbellimenti che
creano un'atmosfera fantasmagorica di colori, affetti e sentimenti
con la Suite in do minore di Georg Frederich Haendel, per tornare
poi in Spagna con la Sonata in fa diesis maggiore di Antonio Soler,
lavoro ispirato ad atmosfere popolari iberiche, e finire con le
Tre sonate di Gerolamo Frescobaldi, delle quali Pinnick esalta l'estro
grazie a un'esecuzione, ancora una volta, di impeccabile bellezza.
Standing ovation e inevitabile bis, la Sonata in mi maggiore K 381
di Frescobaldi.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 26. 11. 2011
Praak, quattro archi in
trionfo al Palamostre
Un Palamostre affollato di pubblico giovane
saluta il terzo appuntamento della 90ª stagione firmata dagli
Amici della Musica. Sul palco, il quartettod'archi
Praak, formato da Pavel Hula e Vlastimil Holek ai violini,
Josef Kluison alla viola e Michal Kanka al violoncello. Partecipa
il vincitore del premio Amici della Musica 2011, 7° Concorso
internazionale Euroregione, il flautista coreano Hyugjin Jang. Dopo
la presentazione di Luisa Sello, ecco il Quartetto d'archi in re
maggiore KV 575 di Wolfgang Amadeus Mozart, dedicato a Federico
II di Prussia. L'Allegretto d'apertura è una perla d'ariosità
e non si può non ammirare il lavoro di cesello proprio dei
Praak. Tutto con un respiro musicale talmente unitario da
far sembrare il suono del quartetto quello di un unico strumento.
Il più malinconico Andante acquista uno smalto quasi madreperlaceo,
mentre il successivo Allegretto-Minuetto è interpretato con
una galanteria di straordinaria leggerezza, come il delicato Allegretto
conclusivo. È poi la volta del giovanissimo coreano Hyugjin
Jangm, impegnato con il Quartetto per flauto e trio d'archi in re
maggiore KV285: un flautista che esibisce suono di grande bellezza
e una sicurezza interpretativa inusuale per la sua età. Secondo
tempo interamente dedicato a Bedric Smetana, col celebre Quartetto
d'archi n. 1 in mi minore tratto dal ciclo La mia vita. Nell'Allegro
vivo appassionato i Praak sanno illuminare con grande maestria
le continue mutazioni espressive, mentre del successivo Allegro
moderato alla Polka esaltano sapientemente degli umori popolari.
Il meditativo Largo sostenuto brilla di assoluta delicatezza, mentre
il Vivace è un saggio di virtuosismo quartettistico. Esecuzione
che suscita entusiastici applausi del pubblico, premiato da due
bis in cui i Praak eseguono il secondo tempo e il Minuetto
del Quartetto in re maggiore op. 71 di Franz Joseph Haydn.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 10. 11. 2011
Il flamenco infiamma il Palamostre
Il sole della Spagna ha simbolicamente illuminato
il Palamostre davanti a un pubblico numeroso e giovane al concerto
per i 90 anni degli Amici della Musica. Protagonista il gruppo Juan
Lorenzo Flamenco Libre, formato da Juan Lorenzo alla chitarra flamenca,
Dario Carbonell alla danza e alle percussioni, dal cantante Rosarillo
e dalle ballerine Pilar Carmona e Lara Franco. Dopo la presentazione
di Luisa Sello, il concerto si è aperto con un’ambientazione
quasi minimalista che ha visto il solo Juan Lorenzo illuminato da
un cono di luce che propone una Sevillana, introducendoci cosí
nello spirito della musica spagnola, cui ha fatto seguire Grenadina
di Ramon Montoja, brano di alto virtuosismo chitarristico e di forte
suggestione. Il gruppo si è poi ampliato per Alegriua con
l’arrivo delle percussioni, cajun e battito di mani, per un
paio di brani e poi con l’entrata delle ballerine, Lara Franco
e Pilar Carmona, ipnotiche in Seguirias sul canto struggente di
Rosarillo. Il pubblico è rimasto stregato dalla bellezza
del ballo, in particolare dall’avvenenza di Pilar Carmona,
interprete di raffinata sensualità e di alta tecnica. Poi
la chitarra di Juan Lorenzo e la voce di Rosarillo ci hanno riportato
a una dimensione piú intima, spirituale, quasi desolata con
Sighiria,. La bellezza del flamenco è stata rinnovata nella
successiva sevillana Fin de fiesta por buleria con l’esibizione
di Pilar Carmona e Laura Franco che hanno suggellato un finale di
raffinata classe. Applausi entusiastici, due bis, un grande successo.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 27. 10. 2011
Udine e l’omaggio a Listz
con il “tocco” di Cappello
L’apertura della novantesima stagione degli
Amici della Musica ha avuto un inizio veramente importante, davanti
a un pubblico strabocchevole di giovani e alla presenza delle autorità
cittadine a cominciare dal sindaco Honsell, con l’esibizione
del grande pianista Roberto Cappello che ha presentato un programma
incentrato sull’omaggio a Franz Liszt del quale ricorre il
150° della nascita. Ha eseguito la sua trascrizione del celebre
Schwanengesang di Franz Schubert, l’ultimo e piú celebre
ciclo dei suoi lieder. La trascrizione per pianoforte operata da
Liszt è di grande difficoltà pianistica, perché
in essa il compositore ungherese trasfonde tutto quel virtuosismo
che caratterizza la sua opera, pur salvaguardando quella che in
certo senso potremmo definire la riconoscibilità della musica
schubertiana. Fin dalle prime note dell’iniziale Die Stadt
(La città), Cappello dà prova di una assoluta sensibilità
di tocco, che si traduce in un’esecuzione dai toni crepuscolari
che se da un lato salvaguarda la cantabilità schubertiana,
dall’altro esalta il muscoloso pianismo lisztiano con un equilibrio
di raro ascolto e una trasfigurazione della cantabilità viennese
veramente suggestiva. Il pianismo di Cappello è di completa
maestria e sa calarsi con estrema pregnanza nella complessità
del pensiero melodico e armonico di questo Liszt-Schubert; e questo
anche al di là e al di sopra di qualche trascurabile imperfezione
esecutiva. Il fraseggio è fluido e sempre adeguato al pathos
dei diversi momenti della composizione. Il tocco attinge a una tavolozza
coloristica di grande estensione e la penetrazione psicologica dei
vari momenti esecutivi è totale e il pubblico viene trascinato
in una dimensione altra in cui solo il suono del pianoforte di Cappello
è protagonista. La sua è un’interpretazione
che si richiama a quella dei maestri ottocenteschi, filtrata però
dalla lezione dei moderni, con una grande sensibilità perciò
per la comprensione quasi filologica del pensiero musicale dell’autore.
Un’interpretazione che sa trovare picchi di assoluta suggestione,
vedi la celebre Serenade, la crepuscolare Ihr Bild, la virtuosistica
Atlas o l’evocativa Krieger Ahnung, che seducono il pubblico
degli Amici della Musica e lo trasportano in una dimensione da sogno,
dal quale si risveglia alla fine per tributare a Cappello un’autentica
ovazione ricompensata da un bis in cui esegue un Lied di Robert
Schumann e il celebre Sogno d’amore di Liszt.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 16. 10. 2011
Cappello trasfigura Schubert
Concerto inaugurale della stagione degli "Amici"
Per il concerto che il pianista Roberto Cappello
ha tenuto a inaugurazione della stagione de«Gli amici della
musica», che, così, traguarda i suoi «primi»
90 anni di vita, verrebbe voglia di usare solo parole immaginifiche,
prodotte dalle fortissime suggestioni emotive ed intellettuali sollecitate
da una interpretazione intensa e meditata, emulsione di una musicalità
profonda, ormai quasi introvabile. Il programma, di raro ascolto,
ha visto proporre un Liszt - nel bicentenario della nascita - ancora
più geniale del noto intento a trasfigurare la poetica della
più bella liederistica di Schubert in mondi espressivi ulteriori.
Infatti lo «Schwanengesang», il «Canto del cigno»,
celebre raccolta di Schubert, è diventata, nella reinvenzione
di Liszt e nella interpretazione di Cappello, una discesa agli inferi
e, nel contempo, una salita ai «Campi Elisi» del cuore
della musica. Quattordici brani in una sequenza di momenti rarefatti,
quasi protoespressionisti (l'iniziale Die Stadt, il finale Kriegers
Ahnung), vaganti ed eterei come corpi astrali (Am Meer, In der Ferne,
Ständchen, Liebesbotschaft,), talvolta affabulanti o gioiosamente
razionali (Aufenthalt, Das Fischermädchen, Die Taubenpost),
totalmente titanici e «sturmisch» (Frühlingssehnsucht,
Der Atlas) o profondi come uno sguardo sull'abisso dell'interiorità
dissociata (Ihr Bild, Der Doppelgänger) hanno fatto precipitare
il pubblico in una esperienza immagante e compiuta, dove l'alfa
e l'omega del magistero espressivo di Cappello si completavano nell'offerta
di un Liszt metavirtuosistico, veramente trascendentale. I lunghi
applausi hanno ottenuto due bis coerenti all'assunto celebrativo
della serata: un lirico «Liebeslied» dove Liszt ricrea
il celebre Lied «Widmung» di Schumann, primo del ciclo
«Myrten» e l'ancora più famoso, e sognante, «Liebesträume»(III).
Marco Maria Tosolini - Il Gazzettino 18. 10.
2011
Mozart, Rossini e Respighi riportati all’antico splendore
dal quintetto Roma Classica
Successo al Palamostre della proposta degli Amici
della musica
UDINE. Ancora un ottimo concerto alla 89ª
Stagione degli Amici della musica di Udine che ormai si distinguono
in città per essere stati capaci di catalizzare l’attenzione
di tanto pubblico giovane che segue i concerti del cartellone
con sempre maggiore presenza e interesse. Dopo l’apertura
della presidente Luisa Sello, che ha illustrato la piacevolezza
di un programma che abbracciava brani conosciutissimi, ma anche
di rara esecuzione, con il fine di impreziosire la progettualità
di diffusione e ricerca della più antica società
di concerti del Friuli Venezia Giulia, ha preso la parola il dottor
Lorenzo Pelizzo, Presidente della Banca Popolare di Cividale,
sponsor del prezioso concerto. Pelizzo ha sottolineato l’importanza
di sostenere la cultura e la musica. «In un paese come il
nostro – ha detto Pelizzo – l’arte potrebbe
diventare la leva dell’economia e la Banca di Cividale ne
è consapevole e partecipe, soprattutto per iniziative come
questa, che vedono la partecipazione di tanti giovani e appassionati».Il
primo brano in programma al Palamostre non ha tardato a catturare
gli applausi di un pubblico attento e coinvolto. La serenata di
Mozart Eine kleine nacht musik è stata infatti proposta
dal bravissimo quintetto Roma Classica con un tale gusto del porgere
e del dettaglio interpretativo, che i consensi si sono fatti sentire
da subito. Le Sonate a quattro di Rossini, che hanno concluso
la prima parte, hanno confermato la piacevolezza del programma
scelto e messo ancora in evidenza lo splendido affiatamento del
gruppo romano. Bellissimo il suono di insieme, capitanato da un
primo violino dal timbro carismatico, Santi Interdonato, assecondato
da Ilaria Cusano nel contrappunto virtuoso e interpretativo che
non ha concesso sbavature o dubbi alla loro bravura. Un violoncello
di grande espressività e bella cavata, ha trovato il giusto
interprete rossiniano in Jacopo Di Tonno, corteggiato dagli assoli
della contrabbassista Sivia Muci, che con la sua bravura ha messo
in evidenza le qualità timbriche e l’agilità
di uno strumento poco conosciuto nel ruolo solistico.Nella seconda
parte, la Suite di danze antiche di un Ottorino Respighi cameristico
ha permesso all’ensemble di sfoggiare tutte le sue possibilità
timbriche, al punto tale che la sala sembrava ospitare non un
quintetto d’archi, bensì un’orchestra da camera.
I momenti meditativi di una viola dal timbro caldo e avvolgente,
Umberto Vassallo, si sono intrecciati con momenti di spessore
sonoro del tutti e la cantabilità suadente del violoncello.
Le antiche danze sono state rese in tutta la loro bellezza e ritmicità,
tanto da far pregustare un riascolto della Terza suite per approfondirne
la bellezza. Ha chiuso il concerto una rielaborazione di celebri
brani, anche colonne sonore di film, che hanno permesso al pubblico
di riconoscere i temi più ascoltati, tra i quali emergeva
la voce limpida del violino in Schindler’s list e l’anima
blues del contrabbasso per La pantera rosa.Vivissimi i consensi
e un bis lungamente applaudito da un pubblico entusiasta che,
nonostante la nebbia persistente, non ha voluto perdere il primo
appuntamento del 2011 di una Stagione che ormai si è imposta
all’attenzione della città per qualità artistica,
scelta dei programmi e carisma degli interpreti.
ma.b. - Messaggero Veneto 20. 1. 2011
Tango rubio travolgente coinvolge il Palamostre con la sua carica
seduttiva
UDINE. Tango rubio , il quarto appuntamento
dell’ottantanovesima stagione degli Amici della Musica inserito
nel progetto Nuovi suoni e realizzato nell’ambito del convegno
internazionale dell’università di Udine I colori
dell'emigrazione nelle Americhe , ha visto al Palamostre un grande
afflusso di pubblico giovane per assistere all’esibizione
dell’ensemble formato da Carlos Andrian Fioramonti alla
chitarra, Massimiliano Pitocco al bandoneon, Guglielmo Caioli
al contrabbasso e la coppia di tangueros Roberta Pierazzini e
Paolo Angelini. Dopo la prolusione della presidentessa degli Amici
della Musica, Luisa Sello, che ha illustrato il significato del
concerto e le altre iniziative collaterali dell’associazione
da lei presieduta, il concerto inizia sulle note di Adrian Fioramonti
del quale vengono eseguiti quattro brani, alcuni puramente strumentali
(La Emboscada ed Esquirlas) e altri (Tango frio, Ella, Revirado)
che vedono l’esibizione di Roberta Pierazzini e Paolo Angelini.
Il gruppo rivela fin da subito quell’affiatamento tipico
dei professionisti del tango, con un’esecuzione sicura e
priva di sbavature. La musica di Fioramonti accoglie le istanze
più innovative del genere tango, con soluzioni melodiche
e armoniche di indubbia modernità, anche se con effetti
a volte lontani dalle vette espressive dei maestri del genere
come Piazzolla. L’esibizione dei due ballerini ci dà
la dimensione di un tango in evoluzione anche come danza. Qui
infatti appare stilizzato, quasi a quintessenziare la seduzione
in musica che questa danza, anche nelle sue istanze più
avanzate, rappresenta. La loro espressività coreutica è
di alto livello ed evidenzia la carica erotica, ovviamente sublimata,
di questa danza. Carica seduttiva ed erotica che trova conferma
nei successivi tre celebri hits di Astor Piazzolla che l’ensemble
affronta ( Revirado , Oblivion e Libertango ) raggiungendo il
massimo della suggestione in Libertango , vuoi per la bellezza
della musica, vuoi per le movenze seduttive di Roberta Pierazzini,
che qui raggiunge una stilizzazione della seduzione veramente
notevolissima, e di un Paolo Angelini che si presta al gioco della
seduzione con indubbia maestria e grande forza espressiva, nonostante
la stazza più che rispettabile. Il resto del concerto è
una cavalcata fra altri autori che al tango hanno dedicato la
loro opera. Autori che indubbiamente non hanno la risonanza internazionale
di un Piazzolla, ma che ci danno la dimensione della diffusione
di questo genere musicale fra i compositori argentini. Ecco quindi
le note dello strumentale Melanconico di Juliàn Plaza,
seguito dalle vere e proprie acrobazie dei due virtuosi tangueros
in Gallo ciego di Agustin Bardi, per arrivare, dopo una serrata
alternanza di brani solo strumentali e altri danzati, alla finale
Milonga de mis amores di Pedro Laurenz, interpretato magistralmente
dai due ballerini. Grande l’entusiasmo del pubblico che
saluta l’esibizione dell’ensemble con fragorosi applausi,
ricompensati a loro volta da un bis in cui viene eseguito la celebre
Cumparsita di Gerard o Matos Rodriguez.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 17. 11. 2010
Schubert, Mozart e Sciostakovic riportati all originale splendore
dai russi dell Anima quartet
UDINE. Notevole affluenza di pubblico
giovane l’altra sera al Palamostre per il secondo appuntamento
della stagione 2010/2011 degli Amici della Musica che vede protagonisti
gli archi del pietroburghese Anima quartet formato da Evgeniya
Norkina e Alexandra Semerova ai violini, Maria Dubovik alla viola
e Vladimir Reshetko al violoncello, che apre la serata con il
Quatertettsatz in do minore D 703 - Allegro assai di Franz Schubert,
una composizione che presenta tutti i tratti distintivi tipici
del viennese, con quella cantabilità rapsodica che i quattro
giovani russi sanno evidenziare così bene. L’esecuzione
dei giovani pietroburghesi è improntata a una singolare
capacità di penetrazione della partitura, grazie a una
intonazione perfetta e a un fraseggio fluido e cantabile, che
ci regala uno Schubert da manuale. Il concerto prosegue poi con
il Quartetto in Si bemolle maggiore KV 589 di Wolfgang Amadeus
Mozart. L’attacco dell’ Allegro che apre questa pagina
è imperiosamente arioso con il tema principale che riecheggia
fra le varie voci in un affascinante gioco di echi e rimandi.
Il suono del quartetto è di grande leggerezza e rende con
molta proprietà il fine perlage del linguaggio mozartiano.
Leggerezza che viene mantenuta nel successivo Larghetto con estremo
rigore e senza cedimenti di tempo, mentre di equilibrata fattura
appare il lungo Minuetto, con quelle sue delicate trame così
ben dipanate dagli Anima quartet. L’ Allegro assai è
contraddistinto dalla consueta equilibrata irruenza dei finali
mozartiani che gli Anima quartet sanno rendere leggera cantabilità,
concludendo così, fra gli applausi il primo tempo di questa
serata. Il concerto riprende con il Quartetto in fa maggiore op.73
n.3 di Dmitri Sciostakovic. L’ Allegretto che apre questa
composizione è entusiasmante, con quella sua aria scanzonata
così ben esposta dal primo violino, che poi si stempera
in una pensosità cui partecipano tutte le voci del quartetto.
Anche qui l’interpretazione dell’Anima quartet è
connotata da un’alta capacità di penetrazione dello
stile della scrittura shostakovitchiana, grazie anche a una perfetta
fusione di suono, a una conduzione ritmica di grande precisione
ed alla scrupolosa osservanza delle dinamiche. Il Moderato con
moto è caratterizzato da un ritmo serrato ed incalzante
che nel suo sviluppo si stempera in una dimensione di maggiore
raccoglimento, mentre l’ Allegro ma non troppo presenta
quella irruenza sonora e ritmica con il dialogo serratissimo fra
le parti che sfocia in una danza dal sapore quasi demoniaco, per
arrivare alla pensosità dell’ Adagio e alla tranquilla
cantabilità del Moderato che le dinamiche degli Anima quartet
chiaroscurano con grande efficacia fino alla magia dell’impalpabile
finale. I grandi applausi che salutano la fine dell’esecuzione,
convincono i quattro giovani a concedere un bis in cui eseguono
una delicatissima Romance dal Unfinished quartet di Sergei Rachmaninov.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 29. 10. 2010
Gli Amici aprono la stagione alla grande
Applaudita esibizione dell’orchestra di Graz
diretta da Dacic e del violoncellista Mohl
UDINE. Gran pienone di giovani e di pubblico
al Palamostre per l’apertura della ottantanovesima stagione
degli Amici della Musica che ha visto protagonista la Grazer Kammerorchester
diretta da Dejan Dacic e la partecipazione del violoncellista
Gergely Mohl. Dopo le parole di saluto della presidentessa Luisa
Sello, che ha presentato il concerto della serata e sottolineato
l’impegno degli Amici della Musica nel coinvolgimento dei
giovani nell’organizzazione e fruizione della musica classica,
e del presidente dei club service udinesi, dottor Riccardo Caronna,
il concerto inizia con la Sinfonia per orchestra d’archi
di Felix Mendelssohn Bartholdy. Il frizzante inizio dell’Allegro
cattura subito l’attenzione degli ascoltatori. L’orchestra
dimostra una buona capacità d’insieme, grazie anche
al preciso gesto di Dacic. Più espressivo è il successivo
Andante, mentre nel conclusivo Allegro vivace è possibile
ammirare la precisione esecutiva dell’ensemble nel complesso
gioco contrappuntistico delle parti.Si prosegue con l’Impromptu
op. 5 Andantino di Jean Sibelius, una pagina dagli algidi colori
nordici e dall’andamento rapsodico che affascina il pubblico
del Palamostre.Dopo le magiche coloriture nordiche si ritorna
alle veraci sonorità del Concerto alla rustica per archi
di Antonio Vivaldi. L’Allegro che apre questa pagina, anche
se leggermente sotto tempo, è di grande brillantezza e
viene interpretato dall’ensemble con precisione e bel suono,
mentre il Largo con i suoi accordi tenuti, ci offre un momento
di rilassatezza prima del cantabilissimo Allegro finale.Il secondo
tempo, dopo le parole di saluto dell’assessore alla Cultura
del Comune di Udine Luigi Reitani, si apre con il Concerto in
do maggiore per violoncello e archi di Franz Joseph Haydn che
vede solista il giovanissimo Gergely Mohl. L’attacco del
Moderato che apre questa bella pagina è imperioso e cantabile.
Il suono di Mohl è ricco di armonici e conferisce a Haydn
una luce di particolare fascino; la tecnica del giovane virtuoso
è assolutamente ineccepibile, specie nell’impegnativa
cadenza che conclude questo tempo, e il suo fraseggio è
lieve e trasparente. Mohl esegue il successivo Adagio con una
compostezza e una pulizia di suono encomiabili e rende al meglio
l’atmosfera di serenità che permea questa pagina.
L’Allegro molto che conclude questo concerto è di
grande levità, con un Mohl che ci dà un’ulteriore
prova di virtuosismo e leggerezza grazie ad una tecnica ineccepibile,
un suono ricco e armonico ed un fraseggio di grande espressività.
L’esibizione dei Grazer Kammerorchester si chiude con l’interessante
proposta di Tryptique per orchestra d’archi Allegro del
giapponese Akutagawa, una pagina di grande veemenza in cui confluiscono
le esperienze tonali del primo novecento da Prokof’ev a
Bartok, che l’ensemble dei Kammerorchester sa rendere al
meglio. I prolungati applausi del pubblico vengono ricompensati
da ben due bis in cui vengono eseguiti Lyrisches andante di Max
Reger Plink, Plank, Plunk di Leroy Anderson.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 17. 10. 2010
Amici della musica: eccellente recital del pianista
croato vincitore del premio Euroregione 2009 Jurinic regala uno Chopin brillante
e ricco di sentimento
La "Diabolezza" del presidente compositore
UDINE. Il protagonista del decimo appuntamento
dell’ottantottesima stagione degli Amici della musica è
stato il giovane pianista croato Aljosa Jurinic, vincitore del
premio Amici della musica 2009 – Quinto concorso internazionale
Euroregione. Il concerto al Palamostre si apre con la Sonata in
si minore opera 58 di Chopin. L’Allegro maestoso con cui
inizia questo capolavoro è di grande cantabilità,
esaltata dalla tecnica e dal suono del giovane croato, il quale
rivela una notevole maturità espressiva che gli permette
di cogliere questo particolare aspetto dell’arte chopiniana.
Il successivo Scherzo: Molto vivace è un turbinio iniziale
di note che si placa poi in un periodare cogitabondo realizzando
quella sorta di moto pendolare fra concitazione e meditazione
che caratterizza l’arte del Grande polacco. Qui vediamo
uno Jurinic attento a cogliere le sfumature dinamiche del linguaggio
di Chopin, assimilandone con estrema sensibilità le nuances
espressive, esaltate nello splendido Largo, così pieno
di malinconici umori, da lui colti con commovente sensibilità.
Emozioni immerse, grazie al sensibile tocco di Jurinic, dentro
le intime sonorità di questo Chopin, così autentico
nella sua umbratile cantabilità da avvincere e commuovere
il pubblico degli amici. Il Finale: Presto non tanto; Agitato
ci risveglia dal lungo sogno con una vertiginosa scarica di note
che permette a Jurinic di esibire una tecnica di altissimo livello
che entusiasma il pubblico.Il secondo tempo del concerto riprende
sulle note della celebre Ballata in fa minore opera 53, esaltata
nei suoi afflati più intimi dal sensibile tocco di Jurinic,
che scava dentro i più intimi recessi della poetica chopiniana
estraendone colori, umori e sensazioni che affascinano e commuovono.
Dandone una visione di controllata eleganza, romantico sì
ma non svenevole. Seguono poi tre studi, che Chopin scrisse con
intenti didattici, ma sempre permeati di un pensiero musicale
che trascende l’arido dato tecnico.Le pagine scelte dal
giovane croato sono lo Studio in mi bemolle maggiore opera 19
numero 11, lo Studio in sol diesis minore opera 35 numero 6 e
lo Studio in fa maggiore opera 10 numero 8. In tutte e tre queste
brevi composizioni l’artista croato sa trascendere con spontaneità
la difficoltà tecnica di queste impegnative pagine per
evidenziarne l’intima musicalità. Un omaggio alla
sua terra rappresenta il brano Diabolezza del Presidente della
Repubblica croata Ivo Josipovic, una breve pagina intrisa di sapidi
umori balcanici esaltati dal virtuosismo di Jurinic. Il concerto
si chiude con lo splendido Notturno in re bemolle maggiore opera
27 numero 3, una pagina soffusa di tenera, umbratile malinconia
esaltata dal sensibile tocco del croato, e con la celebre Polonaise
in fa maggiore opera 53 che esalta ancora le grandi doti tecniche
e interpretative di Jurinic molto apprezzate da un pubblico che
gli tributa un’autentica ovazione. Ripagata con l’inevitabile
bis in cui esegue una Mazurka.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 28. 3. 2010
Quartetto Praák, grande accademia
Una serata incantevole al palamostre con gli Amici
della musica
UDINE. Attesa esibizione l’altra sera
al Palamostre, per gli Amici della musica, stagione molto frequentata
dalla gioventù udinese, del Quartetto Praák,
formato Václav Remeš e Vlastinil Holek ai violini,
Josf Kluson alla viola e Michal Kanka al violoncello, una delle
più celebrate formazioni cameristiche contemporanee.Apertura
col Quartetto op.18 n.1 di Ludwig van Beethoven, un'opera giovanile.
L'attacco dell'Allegro con brio mostra subito una sonorità
di grande bellezza. La fusione tra i quattro strumenti è
talmente perfetta da farli sembrare un uno solo. Il fraseggio
ha la leggerezza del primo Beethoven, il suono è vibrante
e armonico. L'incantamento sonoro dei Praák affascina
il pubblico anche nel commovente Adagio affettuoso e appassionato,
la cui vena malinconica raggiunge, grazie alla loro esecuzione,
risultati di rara intensità. Lo Scherzo-Allegro molto,
con la sua giocosità, crea un contrasto dialettico di grande
suggestione con la pensosità del precedente Adagio. L'Allegro
finale è ricco di tutta una serie di contrasti dinamici
che i Praák esaltano, consegnandoci così un
Beethoven fortemente chiaroscurato e di bellezza adamantina.Il
concerto prosegue con il Quartetto n.1 (Kreutzer Sonata), un'opera
della maturità del boemo Leóš Janácek,
originalmente scritta per violino, violoncello e pianoforte e
trascritta poi per quartetto, ispirato dall'omonimo racconto di
Tolstoj. Fin dall'iniziale Allegro, la pagina offre un panorama
sonoro assai frastagliato, che richiede agli esecutori uno sforzo
interpretativo notevolissimo, al quale i Praák assolvono
con musicalità e, soprattutto, con grande naturalezza.
L'intesa musicale è tale che la complicata serie di rimandi
tematici, di accelerandi, di repentine variazioni di sonorità
che caratterizzano il successivo Con moto e anche i due movimenti
finali (Con moto-vivo-andante e Con moto(adagio)-più mosso),
sono resi con estrema plasticità.E per finire lo splendido
Quartetto op.67 di Johannes Brahms. Forza e leggerezza insieme
caratterizzano l'iniziale Vivace, e l'espressività dell'esecuzione
esalta entrambe, mentre il successivo Andante sottolinea la dolcezza
della scrittura brahmsiana. L’Agitato-Allegro ma non troppo
appare caratterizzato da forti dinamiche contrapposte, che proseguono
anche nel Poco allegretto con variazioni e consegnano al deliziato
pubblico degli Amici, un Brahms di squisita fattura.Gli applausi
sono ovviamente entusiastici e vengono generosamente ricompensati
con l'esecuzione del Finale del Quartetto n.12 op.96 B 179 “Americano”
di Antonin Dvorák e con un Minuetto di Franz Joseph Haydn.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 12. 3. 2010
Paternoster
e Camicia, raffinati talenti per Beethoven, Rossini e Brahms
Il violoncellista e il pianista applauditissimi al
palamostre ospiti degli Amici della musica
Parentesi moderna con "Suite illirica" e "Tema e variazioni"
UDINE. L’atteso appuntamento con
il cartellone dell’88ª stagione degli Amici della musica
ha visto protagonista al Palamostre il duo formato dal violoncellista
Vito Paternoster e dal pianista Pierluigi Camicia. Il programma
è originale e si muove dal periodo classico romantico al
contemporaneo. Il concerto si inizia con la Sonata in la maggiore
per violoncello e pianoforte opera 69 di Beethoven. L’iniziale
Allegro ma non tanto mostra un Paternoster di grande con sensibilità
e spessore musicale, grazie anche ad uno smalto strumentale di ottima
fattura.
Di pari livello il pianista Pierluigi Camicia, dal sensibile tocco
e dalla grande musicalità, come si può ammirare anche
nello splendido inizio sincopato dello Scherzo (Allegro molto),
che attacca con perfetta scelta di tempo. L’Adagio cantabile-Allegro
vivace, ultimo tempo di questa splendida pagina, è reso dal
duo con estremo rigore e l’esecuzione è salutata dal
gradimento del pubblico.È poi la volta della Serenata rossiniana
per violoncello e pianoforte di Gioachino Rossini, un lavoro giovanile
dove sono presenti in nuce tutte quelle intuizioni melodiche che
caratterizzeranno le composizioni future. Pagina di non grandissima
profondità musicale, dall’andamento rapsodico e caratterizzata
da una felicissima intuizione melodica che la rende, fin dall’iniziale
Une larme di estrema godibilità, con il violoncello in veste
di grande protagonista: ottimo il canto di Paternoster. Rossiniana
è un susseguirsi di splendide idee musicali, di estrema godibilità,
concatenate senza particolari sviluppi l’una all’altra,
che culminano nella finale La dance, costruita sul celeberrimo tema
della tarantella napoletana dal trascinante ritmo.Il concerto riprende
con la musica contemporanea. Si attacca infatti con Tema e variazioni
di Vito Paternoster, composizione godibile in cui confluiscono svariati
influssi musicali, anche jazzistici, che ne fanno un fascinoso patchwork
musicale. Segue la Suite illirica di Mariano Paternoster, figlio
del violoncellista, chiaramente ispirata al folclore balcanico,
che presenta tutte le caratteristiche di un lavoro giovanile con
fresche idee da sviluppare, ma già dotate di un loro fascino.Il
concerto si chiude con la Sonata in mi minore numero 1 opera 38
di Brahms. Qui il suono di Paternoster ritrova la sua dimensione
più autentica, quello spessore che gli permette di entrare
in Brahms con grandissima autorevolezza fin dalle prime battute
dell’Allegro non troppo, in cui intesse una fitta trama dialogica
con lo splendido pianista, ricostruendo così quella fitta
rete di temi, rimandi, echi e sonorità che costituiscono
il grande fascino della musica si Brahms. Trama che si estende anche
al successivo Allegretto quasi minuetto, dove l’antica forma
del minuetto viene trasfigurata dalla splendida scrittura di Brahms,
che i due artisti rendono con grande intensità espressiva.
Più severo lo stile della Fuga che conclude questa splendida
pagina e che i due interpretano con grande autorevolezza, meritandosi
il plauso degli Amici della musica, ai quali concedono un bis in
cui eseguono una trascrizione di un’aria del Tannhauser di
Wagner fatta da Pablo Casals.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 28. 2. 2010
Dell’Oste, Mansutti, Mussutto: magia di un trio tutto friulano
Applaudito concerto per la stagione degli Amici
della Musica. In repertorio Schubert e l'Opera
UDINE. Grande presenza di pubblico, in particolare
di giovani, all’appuntamento degli Amici della musica che
ha visto protagonista il trio formato da alcuni protagonisti della
scena musicale friulana: il soprano Annamaria Dell’Oste,
il clarinettista Claudio Mansutti e il pianista Ferdinando Mussutto.
La serata, introdotta dalla presentazione dello stesso Mansutti,
ha un inizio liederistico con Der Hirt auf dem Felsen opera 129
per soprano, clarinetto e pianoforte di Franz Schubert, caratterizzato
fin da subito dalla dolcezza del canto del clarinetto che si snoda
sul tappeto sonoro predisposto da Mussutto in accattivante duo
con Annamaria Dell’Oste.
I tre strumentisti conducono il pubblico nel giardino delle delizie
della musica schubertiana con estrema autorevolezza, evidenziando
con musicalità l’alternanza di momenti di malinconico
raccoglimento con quelli in cui prevale la vis popolaresca, regalandoci
un fascinoso Schubert. Dopo queste dolcezze è la volta
della Sonata per clarinetto e pianoforte di Gioachino Rossini.
Questo lavoro, sconosciuto, conserva fin dall’iniziale Andante
tutta l’ariosità e l’ironia del Rossini maggiore.
Caratteristiche, queste, che sia Mansutti sia Mussutto evidenziano
con grande musicalità, bel suono e pulizia tecnica.Il rientro
in scena della Dell’Oste, vede l’esecuzione di Rossiniana,
suite per soprano, clarinetto e pianoforte su arrangiamento di
musiche di Rossini di Giulia D’Andrea. Tale rielaborazione
riguarda in particolare le arie Ah! Voi condur volete, Ah! Donate
caro sposo e Una voce poco fa che esaltano le splendide doti vocali
di Annamaria Dell’Oste, la bravura di Claudio Mansutti e
la precisione di Ferdinando Mussutto. I tre con questo “pot
pourri” di musiche rossiniane deliziano un pubblico che
saluta la fine della prima parte del concerto con calorosissimi
applausi.Si riprende, poi, in una dimensione decisamente piú
romantica con Gestillte Sehnsucht per voce, viola e pianoforte,
qui la viola è sostituita dal clarinetto che ha la stessa
estensione, opera di Johannes Brahms. L’esecuzione di questo
capolavoro permette al pubblico di ammirare una Dell’Oste
ottimamente supportata dagli altri musicisti, perfettamente a
suo agio nella liederistica brahmsiana ove dispiega una voce di
meravigliosa calibratura, adatta per le umbratiili delicatezze
di questo genere di musica. Il finale del concerto è dedicato
all’opera italiana. I tre eseguono infatti una Suite, un
arrangiamento di arie d’opera per soprano, clarinetto e
pianoforte di Valter Sivilotti, che comprende famose arie di Verdi
(Saper vorreste dal Ballo in maschera ed È strano da Traviata),
di Puccini (il valzer di Musetta Quando man vò dalla Bohème)
e di Donizetti (So anch’io la virtú magica dal Don
Pasquale). Qui possiamo ammirare una Dell’Oste in grande
forma vocale e di assoluta presenza scenica che duetta, talora
anche maliziosamente, con il clarinetto di Mansutti, sotto il
vigile occhio di Mussutto.L’esibizione dei tre artisti si
conclude con il pubblico che tributa loro calorosi applausi compensati
con due bis in cui eseguono l’aria Deh vieni non tardar
dalle Nozze di Figaro di Mozart e Somewhere over the rainbow di
Harold Arlen.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 12. 2. 2010
Un palamostre con
tanti giovani applaude il talento di Vlahek
Il giovane pianista croato ha regalato al pubblico
degli Amici della musica un grande concerto
Da Scarlatti a Scriabin da Schubert a Poulenc: una stupenda versatilità
UDINE. Notevole presenza giovanile l’altra
sera al palamostre per l’ottavo appuntamento con l’ottantottesima
stagione degli “Amici della musica”, inserita nel maxicartellone
di ScenAperta. Un folto pubblico ha ascoltato e applaudito il pianista
croato Bruno Vlahek, che ha presentato un programma piuttosto vario
e articolato, che richiedeva, da parte dell’esecutore, una
grande versatilità esecutiva.
Dopo la bella presentazione da parte della presidentessa degli “Amici
della Musica”, Luisa Sello, il concerto inizia con tre pagine
di Domenico Scarlatti, la Sonata in la maggiore K 309, la Sonata-Aria
in re minore K 32 e la Sonata in sol maggiore K427, originariamente
scritte per clavicembalo, che Vlahek esegue con estrema leggerezza,
cosa difficilissima per un pianista, con un’abilità
che non fa certo rimpiangere la diversità di strumento. Il
giovanissimo croato, infatti, è artista dotato di estrema
sensibilità e il tocco estremamente duttile gli permette
simulare la leggerezza esecutiva il clavicembalo.Dopo le leggerezze
scarlattiane, si cambia decisamente registro passando a un’atmosfera
più romantica con la Sonata in si bemolle maggiore D 575
di Franz Schubert. L’Allegretto ma non troppo, di tono decisamente
liederistico è reso da Vlahek con una freschezza che rende
appieno la semplicità popolare dell’ispirazione schubertiana,
mentre il più meditativo Andante ci riporta ad una dimensione
maggiormente lirica del viennese. Lo Scherzo-Allegretto, terzo tempo
di questo capolavoro di Schubert, ricalca la semplicità popolaresca
del primo tempo, implementata da una freschezza elaborativa di grande
suggestione, che investe anche il conclusivo Allegro giusto.Il secondo
tempo del concerto si apre con lo Studio opera 25 numero 10 di Chopin,
che Vlahek esegue con musicalità di estrema raffinatezza,
rendendo questo breve capolavoro, grazie al tocco ad un tempo delicato
ed irruento, nella sua dimensione più intima e suggestiva.È
poi la volta delle Variazioni su un tema di Schumann opera 9 di
Brahms, che trasporta il pubblico in una dimensione ad un tempo
classica, per la perfezione dell’uso delle forme adottate,
in questo caso è la forma della variazione, e romantica,
nell’afflato melodico e nell’intenzione armonica. L’omaggio
a Schumann, di cui Brahms era intimo amico, è qui reso da
Vlahek con una profondità di pensiero musicale. ammalia e
strega il pubblico degli Amici.Il concerto si chiude con la Sonata
numero 4 in fa diesis maggiore opera 30 di Alexander Scriabin. L’Andante
iniziale di questa atipica sonata, che è strutturata solo
in due movimenti, presenta il tipico periodare melodico del compositore
russo, eternamente in bilico fra la lezione dei grandi maestri del
romanticismo tedesco e gli incipienti nuovi influssi di nuove musiche,
che sfocia senza soluzione di continuità in un Prestissimo
volando in cui il giovane croato che però pare perfettamente
a suo agio in questa impervia pagina.Il pubblico degli Amici saluta
il concertista con grandi applausi, che Vlahek ripaga eseguendo
una Sonata in re maggiore di Antonio Soler, l’Hommage à
Edith Piaf di Francis Poulenc e una Variazione su un tema di Paganini
di Rachmaninov.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 27. 1. 2010
Pianoforte
a sei mani, incanti d’opera
Amici della Musica: la ripresa con un bel trio femminile
UDINE. La ripresa della stagione firmata dagli
“Amici della Musica” propone al Palamostre, anche davanti
a un pubblico giovane, Parafrasi e fantasie sulle opere, ovvero
l'opera italiana filtrata attraverso un’inconsueta formazione,
il pianoforte a sei mani, che sono quelle del trio Pianiste all'Opera,
formato da Michela De Amicis, Rosella Masciarelli e Angela Petacca.
Prima parte della serata dedicata a Giuseppe Verdi e apertura con
Fantasia su Rigoletto, pagina di grande cantabilità che dà
agio al pubblico degli Amici di apprezzare l'affiatamento e la tecnica
delle tre interpreti, davvero notevoli, brave a ricreare con grande
piacevolezza la particolare atmosfera che caratterizzava i salotti
dell'Ottocento e del primo Novecento. Atmosfera che informa la successiva
Fantasia sulla Traviata, brano eseguito, come il precedente, nell’elaborazione
originale, per pianoforte a sei mani, di Giusto Dacci. L'interpretazione
delle tre artiste è di notevole raffinatezza e non scade
in facili effetti di simulazione del bel canto, ma lo emula attraverso
una ri-creazione pianistica delle immortali melodie dei due capolavori
verdiani.La seconda parte del concerto si apre con Fantasia su temi
d'opera di Giacomo Puccini. L'interpretazione di queste pagine di
grande intensità espressiva è condotta dalle tre interpreti
con una delicatezza che ricalca, grazie alla loro caratura tecnica,
la struggente bellezza del canto pucciniano e rende appieno la complessità
del tessuto armonico delle sue partiture. La cantabilità,
così difficile da raggiungere con uno strumento a percussione
come il pianoforte, caratterizza anche l'esecuzione della Fantasia
sull'opera “Faust” di Charles Gounod, resa in tutta
la sua suadente complessità e, a tratti, esaltata vitalità,
con un saggio di abilità e d'insieme ancora una volta da
manuale. E, per finire, una Fantasia su temi d'opera di Gioachino
Rossini: qui le tre colgono con grande capacità di penetrazione
lo spirito musicale del grande maestro pesarese. La Fantasia è
infatti un’esaltante cavalcata nelle scintillanti melodie
rossiniane, un saggio ricco delle arie più famose, che le
pianiste riescono con estrema naturalezza a esplorare e a rendere
in tutta la sua bellezza, trasportando con giocosa lievità
l'ascoltatore nel caleidoscopico mondo del Pesarese. Grandi applausi
salutano la performance delle tre, convincendole a concedere due
bis: una Fantasia su Casta diva di Bellini e la celebre Czarda di
Vincenzo Monti.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 15. 1. 2010
Ferschtman-Barnatan,
grande lezione di stile
UDINE. Anche il quarto appuntamento con
la stagione degli “Amici della musica” è stato
un grande successo, protagonista il duo formato dalla violinista
Liza Ferschtman e dal pianista Inon Barnatan.
La serata si apre con la celebre Sonata in sol minore di Claude
Debussy. Fin dalle prime battute dell’Allegro vivo s’intuisce
di che stoffa siano fatti i due giovanissimi concertisti. Il suono
della Ferschtman è grintoso, incisivo, ma sa attagliarsi
agli arabeschi sonori di Debussy con una dolcezza e una grazia senza
pari. Per contro, Barnatan si rivela pianista di razza: dialoga
alla pari con la Ferschtman, creando un insieme di estrema efficacia
e di grande freschezza. Caratteristiche che ritroviamo anche nel
delicato Intermède. Fantasque et léger, dove il suono
della Ferschtman, ora improvvisamente addolcitosi, si fonde mirabilmente
con le intenzioni espressive di Barnatan. Più impegnativo
negli impervi passaggi tecnici, il Finale. Très animé
è un’autentica lezione di virtuosismo interpretativo.
È poi la volta della celeberrima Sonata in la maggiore di
César Frank. La Ferschtman affronta il bellissimo Allegretto
ben moderato con estrema dolcezza, in ciò egregiamente supportata
da Barnatan, che ne riprende le intenzioni musicali, che sa mutarsi
nel successivo Allegro-Quasi lento-Tempo primo in aggressiva concitazione,
per poi placarsi di nuovo nella suggestione della pétite
phrase, con un susseguirsi di emozioni che portano l’ascoltatore
a perdersi nel labirinto sonoro intessuto dai due giovani virtuosi.
La dolcezza del successivo Recitativo. Fantasia viene esaltata dalla
bellezza di suono della Ferschtman, delicatamente fuso con il tocco
di Barnatan. Anche in questa occasione i due giovani artisti dimostrano
un’encomiabile unitarietà di pensiero musicale. Le
dinamiche sono eseguite con perfetta sincronia, il tempo non ha
mai cedimenti e la resa espressiva è di alto livello. Il
conclusivo Allegretto poco mosso è la summa di tutte le precedenti
caratteristiche esecutive e vale ai due giovani scroscianti applausi.
Nella seconda parte presentano la splendida Fantasia in Do maggiore
D 934 Sei mir gegrüsst di Franz Schubert, che entrambi eseguono
– cosa insolita nella musica cameristica – a memoria.
In questa splendida pagina la dolcezza dell’attacco iniziale
viene esaltata dal suono dello Stradivari della Ferschtman, quasi
un nostalgico canto sulle onde del pianoforte di Barnatan, che si
piega poi, come spesso accade in Schubert, alla gaiezza dei toni
del canto popolare, per virare ancora sui toni elegiaci di grande
intensità espressiva, in una partitura non priva di passaggi
di grande virtuosismo tecnico che entrambi risolvono con estrema
naturalezza.
Agli entusiastici applausi finali i due giovani artisti rispondono
con un bis schubertiano.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 29. 11.
2009
Trio Xyrion memorabile
nella rilettura di Mozart
UDINE. Il secondo appuntamento della stagione
degli Amici della Musica, in un Palamostre gremito di giovani, ha
proposto un programma dedicato al classicismo viennese di Mozart
e Beethoven e al Romanticismo nazionale di Dvorak. Protagonista
della serata il Trio Xyrion, formato da Ida Bieler al violino, Maria
Klieger al violoncello e Nina Tichman al pianoforte (foto).
Dopo la presentazione da parte della presidentessa Luisa Sello,
il concerto inizia con il Trio KV 548 in Do maggiore di Wolfgang
Amadeus Mozart. Fin dalle prime note dell’Allegro il suono
ha quella particolare ariosità che richiede la musica di
Mozart. Il fraseggio è leggero, con la giusta trasparenza.
Le dinamiche rivelano un insieme tipico delle grandi formazioni
cameristiche. L’Allegro cantabile, il secondo tempo è
di una dolcezza inaudita grazie al suono di estrema delicatezza
che tutte e tre le strumentiste hanno, sia individualmente sia come
insieme. L’Allegro finale è un perfetto esempio di
resa dialogica fra gli strumenti.
Il concerto prosegue con il celebre Trio opera 97 L'Arciduca in
si bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven in cui, nell’Allegro
moderato iniziale, le tre virtuose si esaltano nella cantabilità
del bellissimo tema che apre questo capolavoro. Il successivo Scherzo-Allegro
è improntato a una gentile leggerezza che le Xyrion sanno
sottolineare esaltando la bellezza della scrittura beethoveniana,
mentre nell’Andante cantabile (però con moto) rendono
con struggente intensità la malinconia che pervade l’intera
pagina. L’Allegro moderato è la giusta conclusione
di un’esecuzione superlativa.
Il secondo tempo del concerto presenta il famoso Trio opera 90 in
mi minore Dumky del boemo Antonin Dvorak. Il Lento maestoso che
apre questa composizione è nel tipico stile rapsodico che
caratterizza tutte le composizioni del maestro boemo e il trio Xyrion
sa rendere come pochi l’alternanza di momenti di abbandono
lirico e le reminiscenze di danze popolari. I passaggi di impervio
virtuosismo sono risolti con una facilità che lascia interdetti.
Il successivo Poco adagio, cosí pregno di reminiscenze popolari,
è di una commovente rapsodia di colori, mentre l’Andante
moderato (quasi tempo di marcia) nella semplicità del tema
che lo caratterizza è di commovente cantabilità. Il
successivo Allegro, caratterizzato dal contrasto fra momenti di
grande slancio ritmico con altri di maggiore tensione melodica,
e il finale Lento maestoso, concludono un’esecuzione memorabile
accompagnata da applausi entusiastici e la concessione di un bis
lo Scherzo in sol minore di Dvorak.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 23. 10. 2009
Gioielli di Vivaldi e Monteverdi: una grande ouverture per gli
Amici
UDINE. Un Palamostre pressoché gremito
è stato la festosa cornice per l’inaugurazione dell’ottantottesima
stagione concertistica degli Amici della Musica (inserita nel
grande cartellone di ScenAperta ), che ha visto protagonista della
serata l’orchestra da camera I Musici Estensi, il complesso
vocale udinese Dumblis e Puemas, il soprano viennese Jasmin Reda
e il trombettista Diego Cal. Dirigeva il maestro Alessandro Cadario.
Dopo i saluti e la presentazione del concerto da parte della presidentessa
degli Amici della Musica, Luisa Sello, dell’assessore comunale
alla cultura Luigi Reitani, del governatore del Rotary, Caronna,
del presidente dell’Erdisu, Adriano Joan, e di una rappresentante
degli studenti coinvolti nel progetto I giovani e la musica ,
si inizia con l’ouverture dall’oratorio Juda Maccabeus
di Georg Friederich Händel. I Musici Estensi, fin dalle prime
battute del Grave che apre questa splendida pagina, si rivelano
complesso che ha fatto rigore filologico la propria cifra esecutiva.
Il suono è bello e delicato, il fraseggio arioso e la precisione
esecutiva da manuale. Il brano successivo, la Suite HWV34 per
tromba, archi e continuo di sempre di Händel, vede come solista
il trombettista Diego Cal, strumentista che, nonostante qualche
incertezza nell’intonazione dell’iniziale Ouverture,
bene interpreta il carattere di questa elegante composizione,
pur con l’evidente sforzo di contenere il volume del proprio
strumento, altrimenti troppo potente. Il primo tempo della serata
si chiude nel segno del grande Johann Sebastian Bach, del quale
viene eseguita la Cantata BWV 51 Jauchzet Gott in allen Landen
per soprano, tromba, archi e basso continuo. Solisti il ventenne
soprano viennese Jasmin Reda e il trombettista Diego Cal. La Reda
offre al pubblico degli Amici della Musica un’esecuzione
con luci e ombre in cui la grande agilità della sua esile
voce e la discreta intonazione dell’ Allegro si contrappongono
alle imprecisioni nell’esecuzione del Corale che conclude
questo capolavoro. La seconda parte del concerto è tutta
dedicata alla musica italiana e inizia con il Concerto in do maggiore
F XI numero 44 per archi e basso continuo di Antonio Vivaldi,
con un’esecuzione esemplarmente modellata sugli stilemi
dei Prete Rosso, cui segue il Mottetto RV 630 Nulla in mundo pax
sincera per soprano, archi e basso continuo sempre di Vivaldi,
che esalta le doti di agilità della Reda. La parte finale
della serata vede aggiungersi all’orchestra il coro dei
Dumblis e Puemas che propongono due brani di Claudio Monteverdi,
Adoramus Te, Christe e Cantate Domino , connotandoli con la bellezza
di suono caratteristica di questo complesso vocale. Il loro Monteverdi,
infatti, grazie all’eccellenza delle voci che compongono
questo complesso, è di grande suggestione, caratteristica
che viene mantenuta anche nei due brani di Vivaldi conclusivi,
il Laudate dominum RV 606 e In exitu Israel RV 604 , entrambi
per coro e archi, che suggellano la serata fra gli entusiastici
applausi del pubblico. L’inevitabile bis vede la riproposizione
del Laudate dominum RV 606 di Vivaldi.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 13. 10. 2009
Sfida fra i talenti d’Europa: il premio
Amici della musica ad Alijoša Jurinic di Zagabria
In gara gli iscritti
a Conservatori, Accademie e Università
La finale del “premio Amici
della musica 2009”, quinto concorso musicale internazionale
Euroregione, ha permesso al pubblico udinese, nello splendido
salone d’onore del Circolo ufficiali dell’Esercito
in via Aquileia, di ammirare formazioni cameristiche e di solisti
provenienti un po’ da tutta Europa, ma iscritti a Conservatori/Accademie/
Università di musica di Zagabria, Graz, Udine e Lubiana.
Il concerto dei finalisti inizia dunque con la Polacca op.53 di
Frederic Chopin eseguita dal pianista Alijoša Jurinic dell’Accademia
di Zagabria. La sua Polacca è affrontata con un tempo molto
brillante che si stempera poi in momenti più meditativi
durante i quali Jurinic ammira e commuove con la sua grandissima
musicalità che, nei passaggi tecnicamente più impervi,
unisce alle sue grandissime doti tecniche a una meravigliosa plasticità
del suono.
Dopo l’applaudita esibizione di Jurinic, è la volta
del Nimaris trio proveniente dall’Università di Graz
e formato da Nitzan Bartana al violino, Maria Serafin al violoncello
e Aris Feslikidis al pianoforte. Il Nimaris presenta il primo
tempo, Molto allegro e agitato, dello splendido Piano trio n.1
in re minore op.49 di Felix Mendelssohn Bartholdy. L’interpretazione
dei Nimaris è connotata da una fusione di suono davvero
unica e da una precisione esecutiva rara. La musicalità
con cui eseguono questo trio è straordinaria.
È poi la volta della pianista moldava Aleksandra Klimova
proveniente anch’essa da Graz, che propone lo Studio op.
42 di Aleksander Skriabin e lo Studio n.6 tratto dai Sei studi
sui capricci di Paganini di Franz Liszt, nei quali mette in mostra
una maturità di suono e una capacità intepretativa
di grande livello, unite a grande musicalità.
Il pianista Simone Peraz, del Conservatorio Tomadini di Udine,
propone la difficile, musicalmente parlando, Fantasia in do maggiore
op.17 di Robert Schumann, che scandaglia nel profondo con risultati
musicali però non sempre convincenti, anche se dimostra
di essere un pianista di razza, dotato di ottimi mezzi tecnici
ed espressivi.
Il GUD trio di Lubiana - Gregor Dešman pianoforte, Dejan
Gregoric violino, Urša Pavlovic violoncello - propone quindi
l’intervento più lungo della serata, perché
consta di ben tre pezzi: lo Scherzo del Trio op.67 di Dimitri
Shostakovic, l’Adagio e Furioso tratti dal Trio op 10 di
Franz Joseph Haydn, che interpretano con grande perizia tecnica
e, anche se a volte talune cose lasciano perplessi come l’esecuzione
dell’Adagio, troppo romantico, si ha la netta sensazione
di essere di fronte a un gruppo molto agguerrito.
Chiude la finale il chitarrista sloveno Izidor Erazem Grafenauer
che presenta una entusiasmante interpretazione di Gran Jota di
Francisco Tarrega.
Dopo i discorsi delle autorità presenti (l’assessore
regionale alla cultura Roberto Molinaro, il vicepresidente alla
Provincia di Udine, Marco Quai, e l’assessore alla cultura
del Comune di Udine, Luigi Reitani) si è proceduto alla
premiazione dei vincitori. Il riconoscimento della stampa e la
menzione speciale “Nei suoni e nei luoghi” sono andati
al Trio GUD, la menzione speciale “Vicino-Lontano”
a I.E. Grafenauer, la menzione speciale Amici della musica a Simone
Peraz e il premio Amici della musica ad Alijoša Jurinic,
che dunque è il trionfatore di questo importante concorso.
Sergio Zolli - Messaggero
Veneto 12. 5. 2009
Il superbo Mozart del mago del clarinetto
Notevole afflusso di pubblico – specialmente
giovani – l’altra sera al palamostre per il settimo
appuntamento dell’86ª stagione degli Amici della Musica.
Protagonista dell’atteso concerto è stato Antony
Pay, uno dei più celebri clarinettisti del mondo, affiancato
dal quartetto d’archi Sine nomine. Il programma è
di notevole livello e si apre con una delle composizioni più
famose della maturità di Mozart: lo splendido Quintetto
per clarinetto e archi in la maggiore K 581. Si tratta di un lavoro
scritto nel 1789, nel quale Pay si esibisce con un clarinetto
di bassetto in bosso costruito nel 1850 e paragonabile a quello
che veniva usato ai tempi del Grande salisburghese. Fin dalle
prime battute dell’ Allegro , il pubblico è ammaliato
dal suono del gruppo, che mette in mostra un Mozart di squisita
fattura, eternamente in bilico fra l’intimismo del Larghetto
, che è di sconvolgente bellezza, l’elegante leggerezza
del Minuetto e Trio 1 e 2 e lo scanzonato divertissement dell’
Allegretto con variazioni . I tempi sono presi con calma, sì
da poter dispiegare le sonorità mozartiane in tutta la
loro leggerezza e soavità. Il fraseggio è arioso,
la sonorità perfettamente levigata nella sua chiarezza,
l’insieme è una costruzione dalle perfette proporzioni
e di encomiabile equilibrio. Il pubblico è come stregato
da questa superba interpretazione, che saluta con scroscianti
applausi. La serata prosegue con il quartetto d’archi Ainsi
la nuit di Henry Dutilleux, uno dei più insigni musicisti
francesi viventi, che fonde nella sua opera la lezione dei grandi
maestri dell’Impressionismo francese, Debussy e Ravel, con
gli influssi di Stravinskij e di Bartòk, senza peraltro
sottrarsi ad esperienze di tipo strutturalista. Un compositore
poliedrico dunque, ben difficilmente inquadrabile in determinate
correnti o movimenti. Ainsi la nuit è paradigmatico di
questa eclettica posizione e viene affrontato dai Sine nomine
con grande profondità interpretativa, ricreando con autorevolezza
le suggestive atmosfere di cui è impregnata questa complessa,
e tecnicamente impervia, partitura. La seconda parte del concerto
ci porta nel romanticismo ottocentesco e vede Antony Pay ed i
Sine nomine esibirsi nel bellissimo Quintetto per clarinetto e
archi in si minore opera 115 di Brahms. Lo stile del grande compositore
amburghese è stato spesso descritto come una mistura di
nordica sobrietà e melanconica tenerezza: queste caratteristiche
costituiscono la cifra dell’interpretazione di Pay e dei
Sine nomine, grazie ad un serrato dialogo fra le parti che penetra
fin nell’intimo le fibre della partitura brahmsiana, esaltandone
il pathos e regalando al pubblico degli Amici una lettura emozionante,
di altissimo e straordinario livello musicale. I lunghissimi applausi
finali convincono i virtuosi a concedere un bis nel quale eseguono
l’ Allegro del Quintetto per clarinetto opera 34 di Carl
Maria von Weber.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 18.2.2009
Sbeglia-Zamuner, pianismo scintillante
UDINE. Su un rinato strumento, la musica per
pianoforte a quattro mani è protagonista del primo appuntamento
2009 per l'86ª stagione proposta dagli Amici della Musica,
in sala Madrassi. In scena, la coppia di pianisti, uniti nell'arte
e nella vita, Maria Sbeglia e Umberto Zamuner. Il programma, tutto
novecentesco, s'inizia con la celebre Ma mère l'oye scritta
da Maurice Ravel nel 1910, cui seguì nel 1911 la versione
orchestrale per balletto. Una suite tratta, almeno per i primi
due pezzi che la compongono, dalla fiaba di Perrault. Lo schema
e le armonie ne fanno, sia nella versione pianistica sia in quella
orchestrale, uno dei lavori più famosi della produzione
raveliana. Fin dalle prime note del primo movimento, il misterioso
e sognante Pavane de la belle au bois dormant , Zamuner e Sbeglia
mostrano un affiatamento come poche volte è dato di ascoltare.
L'intesa è perfetta, le sonorità accuratamente bilanciate,
il pensiero musicale è comune e condiviso. E poi l'incanto
della musica di Ravel, brillante nel Petit Poucet , orientaleggiante,
grazie all'uso della scala pentatonica, in Laideronnette Impératrice
des Pagodes , sognante ne Les entretiens de la Belle et de la
Bête ed esplosivo ne Le jardin feérique . Magia che
continua col secondo pezzo del programma, la sempre raveliana
Rapsodia spagnola , un lavoro che rievoca il folclore musicale
iberico. Sono presenti infatti danze tipiche come la Malagueña
(il secondo tempo della suite ) e l' Habanera (il terzo), trattate
con una grande maestria tecnica venata d'ironia. Qui prevale un
Ravel non più favolistico, ma che osserva con l'occhio
del musicista colto la musica popolare, e ne filtra la lezione
raffinandola con i suoi mezzi espressivi fino a trasfigurarla
in un'originale fusione fra nuovo e tradizionale. L'esecuzione
di Sbeglia e Zamuner rende perfettamente la cifra di questa fusione,
rendendo al pubblico degli Amici un Ravel smagliante, pieno di
suono, di colore e di calore che conclude fra applausi scroscianti
la prima parte del concerto. La seconda parte del concerto si
apre con Souvenirs du ballet dell'americano Samuel Barber, una
rutilante composizione pianistica che partendo da un languido
Valse e una sognante Scottische , arriva, attraverso il Pas de
deux , il Two step e l' Hesitation tango , all'esplosivo Galop
finale, dove i due virtuosi dispiegano tutta la sonorità
di cui sono capaci. Con risultati brillantissimi, che ne confermano
ancora una volta la bravura. Il concerto si conclude con la celeberrima
Rhapsody in Blue , la composizione forse più popolare di
George Gershwin. Nella versione per pianoforte a quattro mani,
questa originale pagina, frutto di una felice contaminazione fra
musica classica e ritmi del jazz, mantiene, nella calibratissima
esecuzione del duo, tutta la freschezza dei ritmi e dell'inventiva
melodica di Gershwin, non facendo rimpiangere nemmeno per un attimo
i timbri e i colori della versione orchestrale. Il successo del
duo Sbeglia-Zamuner è indiscutibile: subissato da applausi
entusiasti, ai quali risponde con due bis nei quali rporpongono
l'ascolto delle Danze ungheresi n. 5 e n. 1 di Johannes Brahms.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 18.1.2009
Il classicismo viennese in un brillante concerto con il pianista
Bacchetti
UDINE. Il classicismo viennese di Wolfgang
Amadeus Mozart e di “papà”, così di
lui dicono familiarmente gli austriaci, Franz Joseph Haydn, è
il focus del quarto appuntamento per la stagione proposta dagli
Amici della Musica, tenutosi l’altra sera al Palamostre.
Sul palco l’Orchestra del Veneto Orientale diretta da Dino
Doni e il pianista Andrea Bacchetti. Davanti al folto pubblico
degli Amici, il concerto s’inizia con la Sinfonia in mi
bemolle maggiore KV 16 che Wolfgang Amadeus scrisse a Londra 1764
e il 1765, a soli otto anni: la prima di quel ciclo sinfonico
che attraverserà tutta la sua vita, per concludersi tre
anni prima della morte, nel 1788, con la Jupiter . È articolata
in tre soli tempi, invece dei tradizionali quattro, e non presenta
ancora – va da sé – la bellezza tragicamente
apollinea dei lavori della maturità. Possiede tuttavia
molti caratteri peculiari dello stile proprio del Mozart più
maturo e, sapientemente concertata da un Doni, bene assecondato
dall’Orchestra del Veneto Orientale, risulta elegante e
piacevole all’ascolto, anche se con tutte le limitatezze
di un lavoro d’occasione e di apprendistato. È poi
la volta del protagonista, Andrea Bacchetti, che si esibisce con
un vanto internazionale del made in Friuli : un imponente, e bellissimo,
Fazioli a gran coda. Agli Amici, Bacchetti propone il Concerto
in la maggiore KV 414 per pianoforte e orchestra , sempre di Mozart,
scritto nel 1782. Opera che punta sull’elemento brillante
specialmente nel primo e terzo tempo (rispettivamente Allegro
e Allegretto ), risultando così estremamente aggraziata,
mentre il secondo tempo ( Andante ) presenta il tema principale
desunto da una sinfonia di Johann Christian Bach, per celebrarne
la morte avvenuta in quell’anno. Un lavoro di sicuro interesse
e di grande coinvolgimento, quindi, del quale Bacchetti dà
un’interpretazione qua e là un po’ troppo beethoveniana,
ma connotata dall’alto spessore tecnico ed espressivo di
un pianista che sa penetrare il linguaggio mozartiano con autorevolezza
e sensibilità. Gli applausi lo convincono a concedere ben
due bis, in cui suona la Giga tratta dalle Suites francesi di
J.S. Bach e - qui è veramente grande - la versione pianistica
di Moon river. Il secondo tempo è una celebrazione del
padre della sinfonia, Franz Joseph Haydn, del quale l’anno
prossimo ricorre il duecentesimo della morte. Di lui l’Orchestra
del Veneto Orientale propone all’ascolto la giovanile S
infonia n.49 in fa minore “La Passione” , un lavoro
che riflette con suggestivo vigore il clima della morte di Cristo.
L’orchestra ne dà una lettura vibrante grazie al
bel suono dell’insieme e all’ottima scelta di tempi
operata da Doni. Scroscianti applausi finali.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 5.12.2008
Natale, anche negli appuntamenti degli Amici della Musica
Natale, anche negli appuntamenti degli Amici
della Musica: l'ultimo concerto prima delle festività conclusosi
oltretutto con il classico brindisi aveva sonorità di serena
meraviglia e forme di esteriore brillantezza: l'Orchestra del
Veneto Orientale, diretta da Dino Doni, e il pianista Andrea Bacchetti
, che la mattina dello stesso giorno aveva partecipato, sempre
con il presidente Luisa Sello, a Mozart quel birichino!, per il
progetto scuole. E Mozart era protagonista anche del concerto
serale, prima con la giovanile Sinfonia in Mi bemolle maggiore
KV 16, e poi con il Concerto in La minore KV 414 per pianoforte
e orchestra. Levigati gli archi, curata la dinamica (apprezzabili
crescendi nei finali dei movimenti), bella vivacità nei
tempi veloci; nel Concerto, il timbro pianistico era semplice
e affascinante, l'ornamentazione pulitissima, il contrappunto
con l'orchestra calibrato al millimetro: una grande cantabilità
e una chiarezza cristallina nell'Andante e uno sfoggio di virtuosismo
nell'Allegretto finale. Applausi entusiasti, con l'immediata risposta
del primo bis: la Giga dalla Suite Francese in Sol maggiore di
Bach, presentata dopo l'esecuzione da un compito Bacchetti , che
per buona misura ci ha aggiunto una versione di Moon river. Nella
seconda parte del concerto, la Sinfonia in Fa minore n. 49 (La
passione) di Haydn: un vertice interpretativo per l'orchestra,
in sintonia perfetta con i tenebrosi turbamenti dell'opera: un
Adagio iniziale di grande sottigliezza timbrica (anche se di ritmica
un po' strascicata, come tutti i tempi lenti della serata), un
barocchismo discreto nell'Allegro di molto, un Minuetto magistralmente
spettrale e un Presto ardente e inquieto, bissato immediatamente
dopo la prima chiamata, tra gli applausi sinceri del pubblico.
Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 5.12.2008
Zhao Lei, dalla Cina con candore e calore
Freddo polare fuori, calore (e candore) dentro
Sala Madrassi, per il consueto appuntamento dei concerti degli
Amici della Musica di Udine. Come ogni anno, il vincitore del
Premio Amici della Musica dell'edizione precedente si esibisce
nella stagione in corso. E primo classificato del 2008, con giudizio
unanime della giuria, del pubblico e della direzione artistica
di un concorso cui partecipano, oltre a Udine, Zagabria, Graz
e Lubiana, è stato il pianista Zhao Lei , presentato dall'Universität
fr Musik di Graz. Esile, esitante, delicato, si è ora presentato
senza filtri e senza parole, iniziando direttamente con una linearissima
Fuga in Sol maggiore di Domenico Scarlatti. Stessa leggerezza
e brillantezza nella Sonata in Si bemolle maggiore KV 281 di Mozart,
curata nell'espressività e nei finali: emergeva una cura
particolare del registro medio, con una sonorità morbida
ma chiara, che si è protratta, come marchio interpretativo,
lungo tutto il programma.
Il tocco, invece, mutava completamente nella
Ballade n. 2 op. 38 di Chopin, facendosi virtuosistico e impetuosamente
persuasivo. Arcano, invece, nello Sposalizio dalle Années
de Pèlerinage di Liszt, diviso tra dissoluzione armonica
e melodia spiegata; impeccabile e di estrema suggestione (uno
degli apici della serata) Les jeux d'eaux à la Villa d'Este.
E la fine del concerto era dedicata al Carnaval op. 9 di Schumann:
popolare, ma equilibratissimo nell'andamento trionfale del Préambule,
nell'accoramento di Eusebius, nell'umorismo di Pantalon et Colombine,
nella foga cristallina della Marcia finale. Applausi di un pubblico
curioso ed entusiasta (proseguono fedeli gli abbonamenti per gli
studenti delle superiori), giro d'autografi (con caratteri cinesi),
ma prima un bis, sempre chopiniano: lo Studio n. 7 op. 10.
Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 28.11.2008
L’amore di Schumann esalta Chegcheng
Zhao
UDINE. La giovanissima pianista cinese
Chegcheng Zhao ha avuto l’onore, e l’onere, di concludere
in Sala Madrassi il cartellone della 85.ma stagione degli Amici
della Musica. Il programma prevedeva una prima parte dedicata
a Fryderyc Chopin con lo Scherzo n.1 op.20 e la Sonata n.2 op.35
in si bemolle minore, mentre nella seconda la locandina proponeva
Carnaval op.9 di Robert Schumann. Fin dalle prime battute, lo
Scherzo inizia un serie di passaggi di vertiginosa difficoltà
tecnica intervallati da momenti di ansiosa distensione. E Chengcheng
Zhao rivela di essere una pianista tecnicamente agguerrita e dotata
di potenza di suono. Il suo Chopin è da virtuosi, anche
se i momenti più distesi - soprattutto nella parte centrale
dello Scherzo - dovrebbero essere più lirici, mentre risultano
un poco troppo composti. Le stesse osservazioni riguardo alla
cifra esecutiva di Chengcheng possiamo trasferirle alla celebre
Sonata n.2 op.35 in si bemolle maggiore di Chopin che la pianista
propone come secondo brano della serata. Anche qui l’esecuzione
è tecnicamente di livello elevato, anche se bisogna dire
che qualche passaggio del primo tempo, il Grave, Doppio movimento,
non è cristallino. Minuzie comunque perché il livello
è quello di un pianista virtuoso, anche se la Marche Funèbre,
il terzo tempo, pur essendo giustamente solenne e delicato, in
qualche passaggio risulta un po’ troppo “contegnoso”.
In ogni caso, il successo di questo primo tempo è ottimo.
Il secondo è dedicato a un brano che Schumann compose nel
1836 in onore di Ernestine von Fricken, della quale si era invaghito,
Carnaval op.9, scènes mignonnes sur quatre notes. Infatti,
il tema A.S.C.H. (nella notazione alfabetica tedesca: la, mi bemolle,
do, si) che fa da base alla composizione, corrisponde al nome
della città (Asch) dove viveva Ernestine von Fricken. Il
Carnaval usa questo tema in una rapida successione di variazioni-ritratto,
riferite a persone, personaggi, maschere, dimensioni interiori.
C'è Ernestine (Estrella), c'è Clara (la non ancora
"unica amata") come "Chiarina", c'è
Chopin, c'è Paganini (che fa da "trio" a un Valse
allemand), c'è lo stesso Schumann sdoppiato in Florestan
ed Eusebio, c'è il bando romantico nella Marcia dei Compagni
di David (e romantici, appunto) contro i Filistei (i gretti e
i miopi). Per la prima volta, nel Carnaval, Schumann mira a una
scrittura depurata dell'esibizione virtuosistica e sposta la difficoltà
sulla resa musicale dell'idea complessiva dell'opera. Qui la pianista
cinese si dimostra molto a suo agio. Riesce a penetrare con la
sua arte interpretativa le più intime fibre del panismo
schumanniano, fornendo al pubblico degli Amici della Musica un’esecuzione
di livello assoluto. Grande è il successo finale e la giovanissima
Chengcheng ringrazia suonando Des Abends di Robert Schumann come
bis.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 25.04.2008
Udine
Continuano gli appuntamenti ...
Continuano gli appuntamenti per la stagione
degli Amici della musica, in sala Madrassi a Udine; stavolta,
con la chitarrista Adalisa Castellaneta , presentata dal direttore
artistico Annalisa Sello, che ha anche annunciato alcune variazioni
per i prossimi appuntamenti del sabato pomeriggio. Lo spostamento,
rispettivamente, del concerto di Roberto Brisotto dal 16 febbraio
al 15 marzo, e del concerto di Zhelyu Stoyanov dal 15 marzo al
26 aprile; infine, l'anticipazione del Premio Amici della musica
dai giorni 23-25 ai giorni 9-11 maggio. Il concerto della Castellaneta
, un percorso ad ampio raggio attraverso i secoli e gli stili,
cominciava dalle sonorità liutistiche del rinascimentale
Francesco Canova da Milano, di cui sono stati eseguiti "Le
plus gorgias du monde" e una Fantasia di tessuto contrappuntistico
e di forte portata emotiva. Veniva poi il perfetto equilibrio
tra modalità e tonalità delle composizioni di Dowland
("Two Fancies"), rese con tocco delicato e terso e con
puntigliosa attenzione alle sfumature espressive delle modulazioni.
Stesso timbro per il Nocturnal op. 70 ("after J. Dowland",
appunto) di Britten, basato però su una struttura instabilissima,
che unisce ricordi del colorismo di un de Falla allo sperimentalismo
ritmico di ossessive cadenze a ballo e frammenti di progressioni
familiari. In confronto, la scrittura idiomatica di Giulio Regondi
per la "Rêverie" (Notturno op. 19), vagamente
barocca e molto virtuosistica, suonava rassicurante e consolatoria.
Infine, le "Five bagatelles" di William Walton, scritte
nel 1972 per il chitarrista Julian Beam e dedicate a Malcolm Arnold,
dove lo sperimentalismo si fa timbrico, su ritmi regolari e accattivanti,
non immemori dell'esempio di Piazzolla; e su movenze decisamente
coreutiche si delineano i climax conclusivi dei pezzi. Applausi
calorosi del pubblico, premiati da un bis familiare ed eseguito
con grande trasporto: "Recuerdos de la Alhambra" di
Francisco Tárrega.
Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 17.02.2008
Amici
della Musica: sorprendente il violoncellista Ernst Reijseger
Il violoncello è lo
strumento che, forse più di ogni altro, rappresenta in musica
l’immagine dell’apollinea bellezza classica. Fra tutti
gli strumenti, è quello che più si avvicina alla voce
umana e a esso si riserva quindi un posto speciale nell’orchestra,
perché possiede una sensualità di suono che gli altri
strumenti non possono vantare. Il violoncello è un’immagine
romantica nell’iconografia ottocentesca e riassume in sé
una quintessenziata sensualità/sessualità, percepita
e desiderata, e al stesso tempo irrangiungibile e oscura. Ma soprattutto
il violoncello è compostezza, profondità di suono
che scava nei più intimi recessi psicologici del compositore.
Il violoncellista, inoltre, è il severo custode della tradizione
musicale più colta, generalmente poco disponibile verso sollecitazioni
estranee a quella parabola evolutiva della musica colta occidentale
che si snoda dai grandi autori classico-barocchi ai compositori
contemporanei. Ebbene, tutte queste immagini e suggestioni, al quarto
appuntamento della stagione firmata dagli Amici della Musica, tenutosi
al Palamostre, vanno in soffitta per mano del violoncellista olandese
Ernst Reijseger, che nello spettacolo Per voce sola, tra classico
e jazz, dà al pubblico udinese un’interpretazione completamente
nuova di come si può suonare il violoncello. E dimenticate
pure la figura del classico violoncellista paludato, perché
Reijseger, per solarità e presenza scenica, è tutto
il contrario. Fin dall’inizio. Il palcoscenico del Palamostre
si presenta allo spettatore completamente spoglio: c’è
solo una sedia. E nient’altro, né un leggio né
una partitura. Niente. Entra in scena quindi Reijseger con il suo
violoncello e due archetti. Si siede, appoggia un archetto in terra
e poi comincia con il primo brano che potremmo quasi definire minimalista.
Inizialmente si vede l’olandese che prende a suonare arpeggi
dall’avvio impercettibile, per poi aumentare di volume e proseguire
con minime variazioni fino al diminuendo finale che arriva, di nuovo,
all’impercettibile. Il tutto senza nessuno sviluppo tradizionalmente
inteso. Il resto del concerto è un susseguirsi di brani,
a fine serata saranno otto più due bis, in cui il violoncello
è trattato in maniera anticonvenzionale, come una chitarra
basso e/o come uno strumento a percussione, con l’uso di tutte
le tecniche esecutive della musica contemporanea: accompagnato dal
battito dei piedi, da fischi e scuotimenti. Nello spettacolo Per
voce sola la dimensione musicale risente di influssi jazzistici,
perché, oltre alla formazione classica, Reijseger ha anche
una solida cultura jazz, e, in generale, di quella che si definisce
generalmente world music. Sono presenti, infatti, anche echi di
musica tibetana, ebraica, giavanese, araba e popolare europea, riuniti
in un fantasmagorico melting pot che stupisce e affascina gli spettatori.
Accanto all’aspetto strumentale e musicale, Per voce sola
è anche uno performance che coinvolge lo strumentista da
un punto di vista scenico. Reijseger infatti, si alza, si muove
sul palco, cammina fra il pubblico con varie andature cercando quasi
un contatto fisico con l’audicence e dando luogo a situazioni
a volte esilaranti, come quella in cui l’olandese, mentre
suona passeggiando fra le poltrone, vede una signora che sta andandosene
e lui, impertinente, la insegue suonando fra l’ilarità
del pubblico. Uno spettacolo coinvolgente, quindi, che realizza
quanto Reijseger ha avuto modo di dichiarare alla rivista All about
Jazz: «A me piace lavorare sugli estremi, su suoni che possono
risultare sbagliati, noiosi, sporchi o altissimi: non voglio trascurare
nessuna di queste possibilità. Ognuna di esse è una
forma di espressione, una qualità sulla quale è doveroso
inoltrarsi». Intento pienamente realizzato, che a Udine il
pubblico premia con scroscianti applausi finali.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto
27.12.2007
Il pianista Florian Uhlig...
...uno dei più promettenti tra quelli
della nuova generazione, ha già connotato la sua carriera
artistica con l'originale esplorazione di ogni genere di esperienza
musicale, partendo dal periodo barocco per approdare allo sperimentalismo
contemporaneo, nella cui scrittura ha cominciato a cimentarsi
in prima persona, dato che affianca all'attività concertistica
quella di compositore, oltre che di musicologo.Ecco perché
gli Amici della Musica di Udine lo hanno invitato per l'epilogo
della loro 85. Stagione, attenti come sono a selezionare le proposte
più interessanti sia per i contenuti, sia per l'approccio
interpretativo. E infatti Uhlig si è presentato nella Sala
Madrassi con un'impaginazione non usuale, monograficamente incentrata
sulla produzione schubertiana o a essa ispirata, come l'Hommage
à Schubert di Poulenc o leCinque Variazioni su un tema
di Schubert di Lackhelmann. Di particolare rilievo proprio l'inserimento
di quest'ultimo autore, con cui il pianista pare accomunato da
una sorta di vita parallela, in quanto ne rispecchia l'onnivora
propensione all'indagine sui linguaggi d'avanguardia, comprese
le contaminazioni antiaccademiche attraversate dal pensiero seriale
e da sofisticate soluzioni timbriche di matrice postweberiana,
con palesi suggestioni delle impalcature stockauseniane.
Dopo la parte dedicata alle trascrizioni, dovute a Listz (Der
Wandere;Liebesbotschaft;Die Forelle) e a Godowsky (Gute Nacht;Das
Wandern), conclusione con l'ampia Sonata D 959, ove il pianista
ha confermato il possesso di una compiuta tavolozza tecnico-espressiva
oltre che di una percettibile tensione etica, un po' eclissatasi
solo nell'ultimo movimento. Vivo successo scandito dagli applausi
più calorosi ripagati da un fuoriprogramma anch'esso schubertiano.
Silvio Montaguti - Il Gazzettino 20.05.2007
Vanbrugh e ConTempo: un ottetto stupendo
Insolita formazione e insolito programma
per il quinto appuntamento dell’ottantacinquesima stagione
degli Amici della Musica che si è tenuto in sala Madrassi.
Si sono esibiti infatti due quartetti d’archi dal curriculum
quanto mai illustre, entrambi vincitori di numerosi e prestigiosi
concorsi e protagonisti di un gran numero di concerti e registrazioni.
Si tratta di un quartetto inglese, il RTE’ Vanbrugh String
Quartet, formato da Gregory Elis e Keith Pascoe ai violini, Simon
Aspell alla viola e Christopher Marwood al violoncello, e di uno
rumeno, il Con Tempo String Quartet, con Bogdan Sofei e Ingrid
Nicola ai violini, Andreea Banciu alla viola e Adrian Mantu al
violoncello. Il programma è di grande valore e raro ascolto.
Il doppio quartetto ha infatti eseguito davanti al pubblico udinese
l’ Ottetto opera 7 in do maggiore (articolato in quattro
movimenti, Très modéré - plus aimé,
Très fouguex - extrêmement vite , Lentement , Mouvement
de valse bien rythmée ) del violinista (fu anche maestro
del nostro Uto Ughi), pianista e compositore rumeno George Enescu,
l ’Ottetto opera 11 , articolato in un Preludio (Adagio
molto) ed in uno Scherzo (Allegro Molto) di Sciostakovic ed il
celeberrimo Ottetto per archi opera 20 in mi bemolle maggiore
di Mendelssohn. Il concerto inizia con l’ Ottetto di Enescu,
opera di difficile esecuzione dal punto di vista armonico (è
molto dissonante), per l’agogica, con un continuo alternarsi
di parti lente e veloci, e per la dinamica, per le escursioni
frequentissime di sonorità. Un lavoro piuttosto ostico
quindi, ma che i virtuosi del duplice quartetto dipanano senza
sforzo, dimostrando in ogni momento una grande intesa nelle dinamiche
perché i piani e i forti e le escursioni fra di loro sono
sempre perfettamente calibrate. L’ottetto riesce a rispondere
musicalmente a tutte le richieste della difficile partitura, riuscendo
ad essere brillante dove ciò è richiesto, come nel
Plus animé del primo tempo o nel Très fougueux -
extrémement vite , o languido come nel Lentement . Il tutto
con un suono stupendo e meravigliosamente intonato. L’esecuzione
del capolavoro di Enescu dura tutto il primo tempo del concerto.
La seconda parte si apre con lo splendido Ottetto opera 11 di
Sciostakovic, in cui il Preludio è caratterizzato da sonorità
misteriose alternate a passaggi virtuosistici splendidamente e
seguiti dalla formazione. Lo Scherzo è frenetico e tecnicamente
virtuosistico, ma la bravura degli esecutori è tale che
l’oggettiva difficoltà tecnica viene risolta con
estrema eleganza. Il concerto si chiude con il celeberrimo Ottetto
opera 20 di Mendelssohn. Nel primo tempo, Allegro moderato ma
con fuoco , l’ottetto sfodera un bellissimo suono. Il tempo
è ben calibrato fin dall’inizio; il cambio fra le
parti veloci e quelle lente è perfetto, come al solito;
anche la delicatezza dell’ Andante , che si dipana in un
fragile gioco di incisi tematici che rimbalzano da uno strumento
all’altro, è resa con eleganza. L’esecuzione
dello Scherzo:allegro leggerissimo è caratterizzato da
una magistrale leggerezza, ottenuta con un meraviglioso gioco
di incastri fra le parti. Velocissimo e di assoluta leggerezza
è infine il Presto , caratterizzato da un fugato di rara
precisione. In conclusione dello splendido concerto, applausi
vivissimi del pubblico, ma i virtuosi, insolitamente, non concedono
alcun bis.
Sergio Zolli - Messaggero Veneto 21.01.2007
Amici della Musica: una magica serata con
il chitarrista uruguaiano Alvaro Pierri nel segno del grande Segovia
Un grande interprete, un virtuoso della
chitarra, ancora una perla a impreziosire l'affascinante cartellone
firmato dagli udinesi Amici della Musica. Alvaro Pierri, uruguaiano,
figlio di quella lunga tradizione ispanico-latina che alla chitarra
affida la propria voce e il proprio sentire, regala in sala Madrassi
un'accademia la cui cifra espressiva non può, considerato
il calibro dell'artista, che essere straordinaria. Un programma
come se ne facevano una volta, grandioso e vorace, lontano da
simmetrie un po' anemiche o da accoppiamenti giudiziosi e didascalici.
Dopo un avvio pacato, sulle note di una Suite secentesca di Jacques
le Polonais, con lettura di Pierri non ascrivibile a caratterizzazione
filologica, perché le intabulature de lauto richiedono
una proprietà timbrica peculiare di quello strumento, tocca
alla Gran sonata in la maggiore di Niccolò Paganini. Originariamente
pensata per chitarra con accompagnamento di violino, la si propone
in una trascrizione per chitarra sola. A onor del vero, ci pare
manchi qualcosa, ma la poesia che trapela dalle dita dell'interprete
e il canto sommesso della Romanza , il secondo movimento, riescono
comunque a librare un volo di sentimento commosso. Curiosità
e rarità svaniscono al cospetto della grande comunicativa
che distingue il resto del programma. Albéniz, Sainz de
la Maza, Piazzola, Ginastera, un climax espressivo, un mondo d'intensità,
un palpitare continuo. Habanera , Zorzico , Sevillanas , un piccolo
compendio di danze spagnole, basche, andaluse, in un vorticoso
virtuosismo, tra luci e colori, tra fievoli armonici e impetuose
tamborre, fino a quel canto che pare una parola appena pronunciata.
La chitarra e il suo Orfeo s'identificano in un'impressionante
definizione, combaciano fino a un'unica fonte di suono. L'amicizia
con il grande Piazzolla la rivela una prolusione dell'artista
stesso, ma ancor di più l'interpretazione di Verano Porteño
, Tristón e Compadre (ispirato quest'ultimo dal quartiere
Boca di Buenos Aires, famoso per i suoi bordelli), tre autentici
gioielli, di matrice diversa ma di ineguagliabile raffinatezza.
A concludere, l'unica opera scritta per chitarra sola, la Sonata
op. 47 , da Alberto Ginastera, compositore che, pur ammiccando
al nuovo linguaggio avanguardistico conosciuto in Europa (la sonata
è del 1976), non riesce a svincolarsi dai lacci delle proprie
origini latine e criolle. L'ultimo tempo di questa Sonata , le
cui indicazioni agogiche riportano diciture quali «sforzatissimo,
frenetico e delirante», mette in luce ancora una volta la
grande tecnica di Pierri, spintosi con frequenti rasgueados e
divertenti effetti percussivi su tutta la tastiera e la cassa
armonica della chitarra, fino alla veemenza inaudita, al limite
di una sarmatica violenza. Grande personalità, sicuramente
un interprete che, giustamente, si reputa a livello mondiale quale
degno erede di Segovia. Serata magica, suggellata con il bis dello
Studio numero 12 di Villa-Lobos.
Cristiano Dell’Oste - Messaggero Veneto
2.04.2006
Dedicato a Beethoven. L’impeccabile
recital di Johannes Kropfitsch: eseguite le “Sonate”
per pianoforte
UDINE. È un interprete sensibile e raffinato,
Johannes Kropfitsch, capace di rendere intelleggibili e nitide anche
le immagini musicali più articolate. Una qualità –
tutt'altro che comune – che si è potuta apprezzare
anche nel corso del concerto organizzato in sala Madrassi dagli
Amici della Musica e dedicato alle Sonate per pianoforte di Beethoven.
Il rigore formale e la lucida capacità intellettuale di filtrare
la complessità delle partiture tanto da semplificarle e tanto
da farne intuire, anche all'ascoltatore meno esperto, la struttura
e il processo compositivo alla base, hanno accompagnato tutta l'esecuzione.
Un'esecuzione impeccabile, non solo per la maestria tecnica di Kropfitsch,
ma anche per quella sua sensibilità nello scrutare il senso
più profondo del lessico musicale beethoveniano e di tradurlo
in accenti espressivi. Composta e limpida, attenta alle sfumature
coloristiche, l'interpretazione delle quattro Sonate proposte, tre
classificate all'interno dell'opera 10, e l'ultima appartenente
al periodo della cosiddetta maturità.Ad aprire la serata,
la Sonata numero 1, di cui il pianista viennese ha dato una lettura
improntata al fraseggio elegante, ponendo l'accento sulle similitudini
musicali e formali con la scrittura di alcuni illustri predecessori
di Beethoven, tra cui Mozart e Haydn. Cristallini, brillanti e controllati
i movimenti più veloci, teso a un lirismo poetico e delicato,
il toccante Adagio del secondo movimento. La leggerezza giocosa
è, invece, stata il Leitmotiv scelto da Kropfitisch per la
lettura della Sonata numero 2 (sempre opera 10), interpretata con
brio e freschezza, facendo prevalere con buona dose di divertimento
il carattere pungente nel realizzare le soluzioni contrappuntistiche
e gli effetti umoristici, sfociati nella fuga a tre voci e, conseguentemente,
nella “chiassosa” Coda. Considerata il «miglior
esito» dell'opera 10, la terza Sonata in re maggiore, di cui
il pianista ha esaltato con eloquenza, e ricorrendo a un uso calibratissimo
sia del pedale sia delle sonorità, calmierate sui piano e
pianissimo, la ricchezza delle modulazioni, la tensione interiore
che scaturisce dalla partitura, il carattere improvvisativo del
brillante Rondò. Dopo il rigore formale e il classicismo
delle Sonate appartenenti a quello che gli storiografici sono soliti
definire il primo periodo della produzione musicale di Beethoven,
Kropfitsch ha chiuso il concerto con la Sonata opera 110 in la bemolle
maggiore. Una Sonata nella quale i modelli classici cui fino a quel
momento Beethoven si era ispirato cambiano, lasciando il passo a
un linguaggio musicale più tormentato e senza dubbio drammatico.
Sensibile interprete degli stati d'animo di un Beethoven ormai ammalato
e in difficoltà economica sottesi nella partitura, Kropfitsch,
nel corso dell'esecuzione della Sonata, ha esaltato, con grande
espressività e con senso della misura, il carattere meditativo
della composizione, alternando, allo strazio del primo movimento,
gli accenti melodici, per approdare – così come richiesto
da una partitura estremamente articolata e complessa, a tratti dolente
– a una rassicurante fuga finale.
UDINE. Coraggiosa, l'associazione Amici della
Musica: ha presentato il programma della Stagione 2005-2006, nella
consueta cornice di Sala Madrassi, aprendolo con la musica da camera
di Schubert. L'associazione accoglie nella sua fervida attività
i nuovi iscritti desiderosi di farne davvero parte, di entrare familiarmente
nelle sue nuove e vecchie iniziative; ma i neofiti devono davvero
amare la musica, e affrontare come prima cosa l'esaltante impatto
con la fluviale ispirazione schubertiana. Il quartetto d'archi Hugo
Wolf (Sebastian Grtler e Regis Bringolf i violini, Wladimir Koss
Janenko la viola, Florian Berner il violoncello) fin dalle sue prime
vibrazioni - esaltate dalla sala nota per nota - ha dimostrato di
non aver nulla da imparare in quanto ad affiatamento e personalità
espressiva, ricreando l'evento irripetibile del quartetto come conversazione
fatta di accenni, sguardi, subitanei collegamenti tra gesti in una
rigorosa compostezza e in un'atmosfera venuta da un'altra epoca.
Il timbro caratteristico della formazione, lividamente severo e
curatissimo, permeava anche l'amabilità di momenti come l'Andante
dal Quartetto in la minore "Rosamunde" D 804 op. 29, notevole
per il calore poderoso del violoncello, o i ritmi di danza del Minuetto
dalla stessa opera (ribollente di gelida energia) e dello Scherzo
dal Quintetto in Do maggiore D 956 op. post. 163. Vera oasi di cristallino
paradiso, compiutamente tersa e suadente, era l'Adagio del Quintetto
(Orfeo Mandozzi secondo violoncello): il segreto anche qui non sta
mai in slanci espressivi più o meno sentimentali, ma nell'infallibile
controllo dell'agogica, nell'enfasi derivante dalla sottrazione,
dalla riduzione all'essenziale, dalla collaborazione in vista di
un obiettivo che non consiste nel riflettore puntato su di sé.
E il pubblico degli Amici della Musica l'ha capito e apprezzato.
Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 11.11.2005
Amici della musica: arte
senza confini al servizio dei giovani
UDINE. Sarà una stagione di alto profilo,
tanto per la qualità dei concertisti e dei programmi mirati
quanto per le molte novità. Parliamo degli Amici della musica,
la cui 84ª stagione è stata presentata ieri dalla direttrice
artistica Luisa Sello nella nuova sede di vai Nievo, la stessa dell’Università
delle LiberEtà, nuovo e prezioso partner che ha messo a disposizione
del benemerito sodalizio uno spazio adeguato. Un patto di ferro
in nome della cultura che vede la dottoressa Pina Raso, presidente
della LiberEtà, guidare anche gli Amici, che si avvalgono
come di consueto della regìa artistica di Luisa Sello.
Dicevamo delle novità. Intanto si persegue con crescente
successo l’obiettivo giovani con progetti ad hoc che riguardano
l’università (le tirocinanti di Scienze della formazione
seguiranno il progetto, coordinato dalla stessa Sello, al servizio
della formazione musicale che significa anche educazione all’ascolto
della musica dal vivo: un vero progetto pilota) e le elementari
(alunni del primo e secondo circolo didattico prepareranno e presenteranno
ai propri compagni il concerto del cartellone dedicato proprio ai
giovanissimi: 12 dicembre).
Un altro fresco Leit-motiv è il premio Amici della musica,
realizzato anche quest’anno in collaborazione con il Conservatorio
Tomadini e la presenza determinante dei soci, che sceglieranno e
premieranno il miglior interprete: l’anno scorso vinse il
pianista Matteo Ziraldo, che avrà un proprio concerto nel
cartellone il 22 febbraio. Una lodevole iniziativa che si propone
di accompagnare e sostenere i primi passi dei neo-diplomati nel
loro percorso artistico.
Terza novità l’apertura alle altre espressioni musicali,
testimoniata dal concerto di Kay Mc Carthy, una stella del folk
mondiale, organizzato assieme al Comune di Tavagnacco.
Infine, il decentramento a Malborghetto e a Lignano, dove saranno
replicati alcuni dei concerti udinesi.
Insomma, idee e qualità si accompagnano alla proposta culturale,
resa possibile dal sostegno della Fondazione Crup, della Regione,
della Provincia e del Comune di Udine e dalla sponsorizzazione di
Carnica Assicurazioni, Veneto Banca, Pecar Piano Center e Saf. Un
cartellone (quasi tutto in sala Madrassi) che sarà inaugurato
il 9 novembre dal prestigioso quartetto d’archi Hugo Wolf
(pagine di Schubert); il 23 prosegue il ciclo dell’integrale
delle sonate per pianoforte di Beethoven con Johannes Kropfitsch;
12 dicembre progetto giovanissimi a concerto con l’Ensemble
Hommage a Saint Saens; 11 gennaio Kay Mc Carthy (a Feletto); 22
febbraio Matteo Ziraldo (Liszt e Lygeti); 28 marzo Alvaro Pierri
(i grandi della chitarra); 12 aprile Duo Tometten-Cognolato (Enescu,
Casella, Hindemith e Sciostakovic); 28 aprile Vsevolod Dvorkin (Mendelssohn);
13 maggio Janas ensemble (Vivaldi, de Boismortier, Corelli, Lebegue,
Cortette e il contemporaneo Lacagnina con un’opera nuova commissionatagli
dagli Amici); 31 maggio finale con Nordio-Tomassi (Mendelssohn e
Brahms).
Aperta la campagna abbonamenti nella sede di via Nievo 14a: ogni
martedì dalle 18.30 alle 19.30; telefono 0432-204343.
Nicola Cossar - Messaggero Veneto 27.10.2005
Gli Amici della musica scommettono
sui bambini
Ottantadue anni di giovinezza, di concerti memorabili
per un pubblico fedele nel tempo. Ma il tempo che passa, se non
ha minimamente scalfito impegno e risultati degli Amici della musica
di Udine, sicuramente ha messo in evidenza problemi non rinviabili
e legati all’... invecchiamento naturale. Cosa significa?
Significa che è giunto il momento di affiancare ai fedelissimi
un pubblico giovane, di cercarlo, affascinarlo, educarlo e portarlo
in sala da concerto, generando così gli Amici della musica
di domani. Al di là delle stelle della cameristica che anche
quest’anno (da novembre ad aprile) arriveranno in Friuli ospiti
del cartellone (tre i concerti realizzati in collaborazione con
il Teatro Nuovo), il senso più bello e profondo della stagione
2003 - 2004 del sodalizio presieduto da Sergio Parmeggiani è
proprio questo: l’obiettivo giovani. Se n’è parlato
ieri in conferenza stampa con lo stesso dottor Parmeggiani e con
la dinamicissima direttrice artistica Luisa Sello. Le scelte del
programma, ma anche il metodo progettuale, sono legate al preciso
impegno di andare sempre più incontro alle esigenze del pubblico
e a formarne una nuovo da affiancare a quello storico . «Così
quest’anno – ha spiegato la professoressa Sello –
ci saranno sì i sei temi da svolgere (i progetti Musica italiana,
Progettantico, Beethoven, ’900-2000, Florestano e Liszt ),
ma ci sarà soprattutto un’importante collaborazione
con le istituzioni cittadine, un momento di apertura fondamentale
anche per il proseguimento dell’attività degli Amici.
La risposta è stata davvero entusiastica». I punti
di questo nuovo e per certi versi coraggioso percorso sono fondamentalmente
quattro. Il primo è forse il più importante: la collaborazione
con il primo circolo didattico udinese (via Dante), dove in due
classi delle elementari si è cominciata la sperimentazione
didattica musicale. «Partendo da quei bambini, dai loro insegnanti
e dai loro genitori – ha detto la direttrice artistica –,
vogliamo coinvolgere, con convenzioni mirate, anche tutti gli altri
alunni delle elementari, della città e della provincia. Sono
loro il nostro pubblico di domani. Come faremo? In questa prima
fase andrò personalmente a trovare i bambini delle classi
per presentare i concerti che abbiamo loro dedicato il sabato sera
(non riservato, perché interessano tutti): quello del 15
novembre con Baumann e il Trio Matisse e quello del 13 dicembre
con il grande pianista Roberto Cappello. E il giorno dopo avremo
un incontro ravvicinato con gli artisti, che si racconteranno in
maniera informale, vera, profonda e sicuramente affascinante per
i bambini. È una scommessa importante ed il fatto che la
scuola Dante abbia acquistato i biglietti per i bambini e i loro
genitori (che avranno quindi anche i concerti gratis) ci dà
grande forza: si sta capendo l’importanza culturale e formativa
che la musica può (e deve) avere anche nella scuola dell’obbigo».
Non basta. Anche la Biblioteca civica Joppi è della squadra
degli Amici. Infatti, la sezione ragazzi ospiterà due incontri-spettacolo
sul tema Casa Schumann (amore, amicizia, focolare) e su Franz Liszt,
primo esempio della superstar musicale. C’è poi l’Università
della LiberEtà, dove si terranno le conversazioni con gli
interpreti: il 16 novembre con il Trio Matisse ( Sodalizio per una
vita ), il 14 dicembre con Roberto Cappello ( Voglio una vita spericolata
) e il 13 gennaio con Sharon Isbin (intervista aperta). Non mancherà
la collaborazione con l’Università di Udine, più
precisamente con il dipartimento di Scienze filosofiche e sociali
per tre conferenze a palazzo Florio: il 3 marzo il professor Federico
Vercellone parlerà dell’estetica musicale del Romanticismo
tedesco, il 24 marzo il dottor Gabriele De Anna (peraltro anche
ottimo e apprezzato violinista) si soffermerà sul linguaggio
musicale dei 24 Capricci di Paganini e il 14 aprile il dottor Brunello
Lotti affronterà il tema L’Armonia delle sfere. Dunque
quattro percorsi diversi di sussidio e di approfondimento che non
potranno che giovare alle proposte del cartellone principale. Venendo
ai concerti, quest’anno gli appuntamenti saranno dieci, sette
in sala Madrassi e tre allo Zanon. Ancora tutti di alto livello,
con l’ ouverture affidata al prestigioso ensemble Europa Galante
di Fabio Biondi, impegnato con un programma corelliano di raro fascino.
Il Trio Matisse, ormai un gruppo che conta molti amici ed estimatori
in Friuli, nel primo dei due concerti sarà affiancato da
un maestro del corno come Hermann Baumann per presentare musiche
di Clara Schumann e Brahms. Di Roberto Cappello, vincitore del premio
Busoni e concertista di altissimo livello internazionale, e del
suo Liszt si è già detto. Poi gli appassionati della
chitarra classica non potranno certo mancare al concerto di Sharon
Isbin, una numero 1 dello strumento. In occasione della Giornata
della memoria arriveranno a Udine l’Ensemble Punto it e l’attrice
Milena Vukotic per un concerto di musica e parola dedicato alle
vittime della Shoà. Interessante anche la proposta che ci
farà il duo di violoncello e pianoforte Giganti-Scuccuglia,
con una prima assoluta di un’opera commissionata – come
consuetudine – dagli Amici della musica e firmata stavolta
dal compositore avellinese Gianvincenzo Cresta e di pagine di Cilea
e Martucci, la cui riscoperta è partita proprio da Udine
e dagli Amici della musica, presieduti allora da Paolo Malignani.
Massimo Quarta ha appena pubblicato per Amadeus i 24 Capricci di
Paganini: imperdibile quindi il suo concerto. E così dicasi
per la cembalista Paola Erdas, fascino e bravura per un viaggio
nella musica per tastiera nel Regno di Spagna. Gran finale, attesissimo,
con il progetto pluriennale dedicato alle sonate per pianoforte
di Beethoven: l’interprete, Johannes Jess Kropfitsch, è
una garanzia assoluta. Poi, al di là di progetti e nomi,
sarò solo musica: quella dei grandi autori italiani, di compositori
antichi, del Titano Beethoven, dei compositori del Novecento, degli
Schumann e – novità del 2003 – di Liszt, carismatico
e trascendentale pianista. Una programmazione, volutamente pluriennale,
che intende affrontare un percorso che non si esaurisce con l’impegno
di una serata. Il sapore dell’attesa e della ricerca, della
riflessione e della tensione culturale, la consuetudine al confronto
ed alla dialettica artistica vogliono essere caratteristiche del
cartellone, quasi come una grande legatura di valore . Una strada
nuova, una sfida nuova, nel nome della musica.
Nicola Cossar - Messaggero Veneto 10/08/2003
«Prepariamo il pubblico
di domani»
Operazione domani atto I. Gli Amici della musica
di Udine, ricchi di passione e cultura, buon senso e coraggio, vogliono
far crescere la propria famiglia di appassionati di cameristica
affiancando allo zoccolo duro dei fedelissimi di centinaia di concerti
(più di mille quelli proposti in 81 stagioni) un pubblico
nuovo, giovane, gli Amici di domani. «Il pubblico più
grande sta scomparendo – commenta Luisa Sello, direttrice
artistica del decano dei sodalizi musicali udinesi – e l’età
media si alza, mentre manca la base musicale che la nostra generazione
ha avuto. È un fatto generazionale, ovviamente, come la società
deculturata che ci sta aggredendo a colpi di telenovelas, videogiochi,
calcio et circenses vari. Allora ci siamo chiesti: quale sarà
il nostro pubblico fra 10 anni? Se non facciamo qualcosa ora, fra
10 anni non ci sarà nessun pubblico, non ci saremo neanche
noi. Fare battaglie sul pubblico di 30-40 anni è battaglia
persa: andiamo direttamente dai bambini». Il primo passo è
stato quello delle scuole elementari. «Ho contattato il primo
circolo – spiega Luisa Sello –, dove stanno già
facendo una benemerita didattica sperimentale con la musica. Da
lì cominceremo, incuriosendo, affascinando i bambini ed educandoli,
assieme a insegnanti e genitori, al senso della musica e, soprattutto,
del concerto. Vogliamo che siano concerti solo per loro, ma concerti
normali, in cui loro, a parte l’esuberanza tipica dell’età,
siano trattati come un pubblico adulto. L’unica concessione
: abbiamo predisposto per loro (e i genitori) due concerti il sabato
sera, evitando così il problema della levataccia per andare
a scuola. Concerti cui seguirà l’incontro con l’artista,
non più mostro sacro inarrivabile e inavvicinabile, ma amico,
complice nella caccia al tesoro... musicale». Una bella scommessa!
«Certo, ma, come tutte le scommesse, è esaltante. Tanto
più che abbiamo trovato un grande risposta nella scuola Dante,
che ha inserito nel proprio pof l’acquisto dei biglietti per
gli spettacoli, così le famiglie non dovranno tirare fuori
nemmeno un soldo. Sono soltanto due classi, certo, ma cresceranno:
io credo nel contagio culturale».
Concerti, una stagione
per giovani Il cartellone didattico
degli Amici della musica, con star del calibro della Isbin
La stagione concertistica 2003/2004 degli Amici
della Musica apre ai giovanissimi. Il pubblico del domani verrà
preparato e accompagnato nel ciclo di concerti dello storico sodalizio
udinese. È una delle novità della stagione, nata dalla
fantasia di Luisa Sello, concertista e didatta, personaggio quantomai
attento all'evoluzione del mondo musica le e direttore artistico
della manifestazione. L'82a rassegna contempla una rosa di dieci
validi appuntamenti, realizzati in sinergia con diverse istituzioni
cittadine. Dall'Università della Liberetà alla Biblioteca
sezione Ragazzi, dall'Università alla scuola elementare a
indirizzo musica le di Via Dante. E se la direzione didattica mette
a disposizione gratuitamente i biglietti per i bambini, sono gli
Amici della Musica che, per le classi coinvolte nella sperimentazione,
offre l'ingresso ai genitori. Per coinvolgere in modo intergale
il pubblico, si terranno anche incontri sui rapporti filosofia e
musica e matinée con gli interpreti all'indomani dal concerto.E
veniamo al cartellone, che si snoda nei consueti temi basati su
una programmazione pluriennale: Musica Italiana e Antica, Beethoven,
'900-2000, Florestano e Liszt. Si inizia con due appuntamenti in
novembre: lunedì 3 all'Auditorium Zanon l'ensemble Europa
Galante diretto da Fabio Biondi esegue Corelli con strumenti originali,
mentre sabato 15 in Sala Madrassi ascolteremo pagine di Clara Schumann
e Brahms con il Trio Matisse (segnaliamo Hermann Baumann al corno),
gruppo che tornerà poi mercoledì 3 marzo. Unico appuntamento
in dicembre, sempre alla Madrassi, sabato 13 con il pianista Roberto
Cappello (Liszt), per aprire l'anno nuovo, mercoledì 14 gennaio,
allo Zanon, con una delle chicche della stagione, la chitarrista
Sharon Isbin (Tarrega, Brouwer, Granados, Albeniz). Alla Madrassi,
martedì 27 gennaio, l'Ensemble "punto it" propone
un concerto dedicato alla Shoà con la voce recitante di Milena
Vukotic (Mendelssohn, Schulhoff, Ullmann). Tutti gli altri appuntamenti
si terranno di mercoledì, a cominciare dall'11 febbraio alla
Madrassi, con il duo violoncello e pianoforte Giganti - Scuccuglia
(Martucci, Cresta, Cilea). Attesa poi l'esecuzione dei 24 capricci
di Paganini, con Massimo Quarta, allo Zanon il 24 marzo. Ultime
due serate il 14 e il 28 aprile, entrambe alla Madrassi, rispettivamente
con Paola Erdas al clavicembalo e Johannes Jess Kropfitsch al pianoforte.
Tutti i concerti avranno inizio alle 20.45.
Daniela Bonitatibus - Il Gazzettino 06/08/2003
Udine È stato un recital
pianistico ...
È stato un recital pianistico intenso
per programma e per resa interpretativa a fare da importante coda
all'81. Stagione degli Amici della Musica di Udine. Il cartellone
cameristico di quest'anno, inaugurato in ottobre nientemeno che
da Trevor Pinnock, si è distinto per una programmazione a
scadenza pluriennale dove precisi fili conduttori hanno trasmesso
agli ascoltatori il sapore dell'attesa e il gusto per una precisa
riflessione culturale. A coronamento di così apprezzate scelte
artistiche - la cui regia è stata affidata a Luisa Sello
- si è posto il concerto-evento conclusivo, ospitato dal
Teatro Nuovo: alla statura dell'interprete ha fatto da contrappunto
la corposa proposta di repertorio, riconducibile alla componente
romantica che ha caratterizzato in modo importante il cartellone
di quest'anno.E impetuosamente romantica si è rivelata l'anima
di Bruno Leonardo Gelber, pianista prodigioso nato in Argentina,
impostosi fin da giovanissimo nel panorama internazionale, che ha
presentato come biglietto da visita al pubblico udinese i 16 Walzer
op. 39 di Brahms. Sonorità piene e intense hanno dominato
sui variegati atteggiamenti che si susseguono nella raccolta, regalando
particolare suggestione ai momenti d'ombra e d'insanabile malinconia.
Travolgente e appassionata all'estremo la lettura della Sonata in
sol minore op. 22 di Schumann, dove l'Andantino, unico autentico
momento di distensione, ha commosso per la concentrata ricerca coloristica
ed espressiva. Se meno ispirato è sembrato lo schubertiano
Improvviso in la bemolle op. 90 n. 4, per la spinta scorrevolezza
del primo episodio e il pesante procedere dell'intermezzo, assolutamente
smaglianti sono state le proposte lisztiane, Canzone e Tarantella
e Au bord d'une source, per la varietà di tocco, ma soprattutto
per la globale visione formale in cui il materiale tematico conduceva
con intelligenza il gioco virtuosistico. Addirittura mozzafiato
il Mephisto conclusivo, sfogatosi con generosità in un'interpretazione
assolutamente personale quanto avvincente.
Elena Turrin - Il Gazzettino 17/05/2003
Un brillante Trio Matisse Il concerto udinese
per gli Amici della Musica
Di scena per il Progetto Florestano, inserito
nel cartellone degli Amici della Musica curato dalla direttrice
artistica Luisa Sello, ritornato in sala Madrassi il Trio Matisse,
composto da Paolo Ghidoni, violino, Francesco Parazzoli, violoncello,
ed Emanuela Piemonti, pianoforte, giovani di talento formatisi alla
scuola del Trio di Trieste, sicuro punto di riferimento per la musica
da camera italiana. L’insieme, cui si è affiancato
il valente clarinettista Sergio Delmastro, si è esibito,
in un programma dedicato al romanticismo tedesco, all’altezza
della sua fama. La serata si è aperta con un trascinante
lavoro di Johannes Brahms, il Trio in la minore op.114 per clarinetto,
violoncello e pianoforte, del 1891, che è stato brillantemente
eseguito da Delmastro, dimostratosi musicista di doti interpretative
e di risorse tecniche alte, e da Francesco Parazzoli ed Emanuela
Piemonti: i quali, oltre a farsi ammirare nei momenti in cui la
partitura esaltava i loro ruoli, hanno sempre intessuto con lo strumento
a fiato un dialogo serrato, puntuale e ricco di pathos nei vari
movimenti Allegro, Adagio, Andantino grazioso e Allegro resi con
sensibilità, cura dei colori e centrata scelta dei tempi.
Nella seconda parte del concerto, lo splendido Trio in sol minore
n.3 op.110 per violino, violoncello e pianoforte che Robert Schumann
dedicò al maestro danese Niels Gade nel 1851. Ottime sono
qui risultate l’intonazione e le scelte dinamiche e quanto
mai efficace l’impegno agogico nei quattro movimenti, di cui
i concertisti hanno ben colto il carattere dialettico e lo spirito
cangiante nei momenti contrapposti di sognante lirismo e di passione
ardente così come in quelli, di sintesi, segnati da una pacata
quiete. Al termine, a viva richiesta, ben due i bis con il sublime
Adagio cantabile dal Trio in mi bemolle maggiore per violino, violoncello
e pianoforte op.1 n.1 di Beethoven e con l’apocalittica Danse
de la fureur, pour les sept trompettes dal Quatuor pour la fin du
temps per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte di Olivier
Messiaen.
Renato della Torre - 03/04/2003
Otto marzo con tre valenti
pianiste Il concerto al Teatrone promosso da Amici della Musica
e Comune
Grande successo di pubblico al Giovanni da Udine
per il concerto dedicato alle donne interpreti e organizzato, nella
ricorrenza dell’8 marzo, dagli Amici della Musica, per la
direzione artistica di Luisa Sello, in collaborazione con gli assessorati
civici alla cultura e alle pari opportunità, presenti il
sindaco Sergio Cecotti e gli assessori Liliana Cargnelutti e Rita
Nassimbeni. Nell’occasione è stato conferito un riconoscimento
– un gioiello raffigurante il sole nel quadrante dell’orologio
della Loggia di San Giovanni – a Vera Verzegnassi, presidente
della Commissione comunale pari opportunità. Sono state protagoniste
della serata tre giovani e bravissime pianiste, Mariangela Vacatello,
figlia d’arte, nata a Napoli a formatasi a Imola e Milano,
Yoko Kikuchi e Maia Glouchkova, l’una giapponese, l’altra
bulgara, entrambe residenti in Italia. In apertura le tre pianiste
si sono cimentate con le splendide e sognanti Romanze op.21 di Clara
Wieck Schumann. Quindi la Vacatello si è dimostrata accurata
esecutrice di pagine brahmsiane segnate da una scrittura nobile,
a volte intima, a volte appassionata, quali le Variazioni sul sestetto
op.18 dedicate a Clara Wieck Schumann, la Ballata op.118 n.3 e le
Variazioni su un tema di Paganini op.35 (Quaderno secondo). Yoko
Kikuchi si è poi messa in luce quale interprete agguerrita
sul piano tecnico degli Studi op.25 dedicati da Fryderyk Chopin
alla contessa Maria d’Agoult, pagine dove lo stile idiomatico
e le necessità dell’alta scuola pianistica si piegano
alle istanze dell’espressione e di una finissima poesia sonora,
che la giovane pianista nipponica ha dimostrato di saper cogliere
con perfetto controllo della tastiera e del tocco e con suono sempre
terso e fraseggio di classe. Maia Glouchkova, quindi, ha porto gli
incantati fiori Voiles, Le vent dans la plaine, La sérénade
interrompue e Des pas sur la neige dal Libro primo dei Preludi di
Claude Debussy, sfoggiando una ricca messe di colori e di intensità
soffuse di “piano” particolarmente adatte a ricreare
le atmosfere sognanti che caratterizzano questi brani. Ha suggellato
l’affascinante programma con la trascinante Sonata in do maggiore
op.22 n.1 di Alberto Ginastera. Vivissimi i consensi al termine
e tre bis con la Vacatello, la Kikuchu e la Glouchkova che hanno
rispettivamente interpretato pagine di Albéniz, Rossini e
Prokof’ev.
Renato della Torre - 10/03/2003
Flauto e arpa di gran talento
per gli Amici della Musica
Bel concerto in sala Madrassi per gli Amici
della Musica. Protagonisti, il flautista Dante Milozzi, concertista
di eccezionale talento e musicalità, dal 1986 primo flauto
dell’Orchestra nazionale della Rai, e l’arpista Laura
Papeschi, musicista di scuola fiorentina vincitrice di numerosi
concorsi, interprete sensibile e raffinata. In apertura il duo ha
proposto con puntuale intesa e ricercati colori la Sonata per flauto
e arpa di Gaetano Donizetti, brano salottiero, avvincente ed eufonico,
di distesa cantabilità. Quindi Milozzi ha dato un saggio
della sua classe cimentandosi con successo nei trascinanti Tre pezzi
per flauto – Andamento, Bizzarria, Canto o della solitudine
– di Giorgio Federico Ghedini. Di grande effetto è
anche risultata la successiva interpretazione del Fauno che fischia
a un merlo... per flauto e arpa di Salvatore Sciarrino, pagina dal
suono caldo e dai suggestivi effetti idiomatici. A suggellare la
prima parte è stato il piacevolissimo Andante con variazioni
per flauto e arpa di Gioachino Rossini, pezzo di tutta presa, dove
cuore e dottrina concorrono a creare un’atmosfera rasserenante.
A aprire la seconda parte è stata La passione op.8 di Giuseppe
Gariboldi, un pezzo di bravura tardo-romantico e di grande fantasia,
composto da un virtuoso di flauto del secondo Ottocento e docente
al conservatorio di Parigi: brano che richiede a entrambi gli interpreti
costante presenza e pieno dominio della tecnica: in particolare
l’arpa qui lavora a pieno ritmo essendone stata la dedicataria
la contessa Cini Perozzi, una nobile dilettante. Di tutto interesse
è risultata la successiva proposta di Quarto liens per flauto
e arpa, un trascinante brano del 2002 di Stefano Procaccioli, un
udinese che è docente al conservatorio di Trieste, interpretato
in prima esecuzione assoluta su commissione degli Amici della Musica.
L’arpista ha quindi dato un ulteriore saggio del suo suono
terso e preciso nell’elegante Sonata in do minore per arpa
di Giovanni Battista Pescetti, dipanandone con grazia l’ordito
melico e scegliendo tempi appropriati. In chiusura la coinvolgente
Sonata per flauto e arpa di Nino Rota: pagina distinta da immediatezza
linguistico-descrittiva nell’Allegro molto moderato, così
come nell’Andante sostenuto e nel suggestivo Allegro festoso
finale. Calorosissimi gli applausi al termine e ben due i bis con
altrettante splendide pagine di Ravel e Ibert.
Renato della Torre - Messaggero Veneto 15/02/2003
Tre concerti nel bel progetto
elaborato da Teatrone e Amici della musica
La letteratura cameristica entra al Giovanni
da Udine Il Giovanni da Udine non è una fortezza inespugnabile
né un contenitore, bensì una vetta da scalare con
proposte e progetti di qualità filtrati attraverso capacità
e impegno, insomma una tappa importante di un percorso. L’apertura
alla cameristica, con la nuova e già feconda collaborazione
con gli Amici della musica, va in questa precisa direzione. Il maestro
Carlo de Incontrera, direttore artistico del Teatrone per la parte
musicale, è un grande innamorato della letteratura cameristica
e si dice entusiasta di questa stagione che coinvolge il benemerito
sodalizio udinese: «Devo dire il vero: nel panorama generale,
mi dispiaceva che un settore come la musica da camera, a me così
cara, fosse relegato al ruolo di cenerentola, che non avesse la
visibilità che si merita. Così, mi sono visto con
Luisa Sello, direttrice artistica degli Amici, e abbiamo lavorato
ad un progetto che coinvolge il Giovanni da Udine per tre date,
la prossima delle quali è il recital gershwiniano che vedrà
protagonista lunedì il pianista François-Joel Thiollier.
Da più di ottant’anni questa storica associazione propone
cartelloni di assoluto livello, ma non ha i mezzi per offrire agli
appassionati dei concerti-evento. Il Teatrone, invece, ha questa
possibilità; allora mi sono detto: proviamoci!». –
È un segnale di apertura – e di confronto con il territorio
– importante... «Credo che spesso si sia equivocato.
Il Giovanni da Udine, come ogni teatro che si rispetti, deve essere
il centro, il cuore e la coscienza culturale del territorio in cui
opera. Ma l’apertura non può essere totale e incondizionata,
serve un filtro, un percorso e un risultato da mostrare. È
strano poi che molti pensino: o arriviamo sul palco del Giovanni
da Udine o il nostro lavoro non vale. Sbagliato: ritmi, percorsi
e destini sono necessariamente diversi. Il teatro, anche questo,
non è un contenitore (fatto salvo il diritto di noleggiare
la sala, naturalmente), ma un punto di arrivo o, se preferisce,
una vetta da scalare, con impegno e risultati di qualità.
Il teatro ha già una sua consistente densità di programmazione
e basta un incidente per scompaginare le carte, per cui la disponibilità
all’extra va ben ponderata». – Collaborazione
significa il timbro su un progetto o un «si accomodi in teatro»?
«No, la collaborazione ha connotazioni ben precise. Il teatro
ha un ruolo assolutamente attivo e sostiene attività extra-cartellone
solamente se queste partono da un proprio progetto, un progetto
del teatro. Qui sta iln filtro: le realtà esterne, tutte
valide per l’amor di Dio, vanno conosciute, incontrate e con
esse si dialoga. Poi si vede se è possibile realizzare progetti
insieme. Progetti che non necessariamente – anche con gli
Amici – devono concretarsi o concludersi esclusivamente sul
palco del Giovanni da Udine. Ma mi permetta di aggiungere una cosa
che riguarda la programmazione musicale: noi non abbiamo mai cercato
di presentare programmi che in qualche modo andassero a contrapporsi
(né tantomeno a sostituirsi) all’attività di
altre realtà che operano nel territorio. La cameristica,
per esempio, resta il mio più grande amore, ma sapevo che
altri la proponevano con cartelloni di qualità e con una
continuità ammirevole, nonostante disponessero di mezzi molto
inferiori ai nostri. Anche per questo le nostre scelte sono diverse».
– Adesso arriva Thiollier... «Thiollier e gli Amici
della musica avranno il Teatrone per questo prestigioso concerto
dedicato a Gershwin, un vero evento. Come quello del 15 maggio,
quando gli stessi Amici proporranno un recital di un altro grande
pianista come Bruno Leonardo Gelber. Ma Thiollier si fermerà,
perché il 17 e il 18 si esibirà assieme alla Sinfonica
regionale in un bel programma che comprende pagine di Ravel e Berlioz.
Sul podio ci sarà un grande maestro come Misha Hamel. La
Sinfonica sta lavorando già alacremente a questo doppio appuntamento
e noi lavoriamo bene con il suo direttore artistico Walter Themel,
un musicista serio e preparato». – Maestro, concludendo,
la musica da camera ha trovato un alleato prezioso nel Giovanni
da Udine? «La letteratura cameristica a Udine deve avere ancora
più spazio. Noi saremo al fianco di chi, come gli Amici della
musica, sa proporre idee e progetti di spessore e di qualità.
Al servizio di un preciso disegno di crescita culturale della città
e del territorio».
Nicola Cossar - Messaggero Veneto 10/01/2003
Udine Il primo appuntamento
...
Il primo appuntamento decembrino degli Amici
della Musica, ospitato nella Sala Madrassi, ha avuto per protagonista
l'"Ensemble Nachtmusique ". Questo nome un po' curioso
trae ispirazione da una frase di Mozart riferita a un genere musicale,
quello delle composizioni di puro intrattenimento per fiati, che
il Salisburghese ha frequentato a più riprese. L'Ensemble
è stato fondato da alcuni componenti dell'Orchestra del '700
di Frans Bruggen, con lo scopo precipuo di dedicarsi proprio alla
rivisitazione di questo repertorio. Ospite regolare delle principali
istituzioni concertistiche europee e italiane, la formazione è
composta da Marcel Ponseele e Taka Kitazato all'oboe, Eric Hoeprich
e Toni Salar-Verdu al clarinetto, Carlos Riera e Albert Gumì
al corno di bassetto, Jane Gower e Javier Zafra al fagotto, Teunis
van der Zwart, Erwin Wieringa, Helen MacDougal e Laren Libischewski
al corno, David Sinclair al contrabbasso.Proprio a Mozart era dedicato
il programma della serata. Nella prima parte sono state proposte
alcune brevi composizioni per diverse combinazioni di corni, corni
di bassetto, clarinetti e fagotto. Si tratta di pezzi piacevoli,
ma che Mozart ha scritto per così dire con la mano sinistra,
ossia con il minimo impegno compositivo, privi come sono di qualsiasi
intento elaborativo. A seguire è stata offerta l'Ouverture
dal "Flauto Magico" in versione arrangiata per fiati.
Dopo la pausa è stata invece la volta di quella che rimane
una delle più belle composizioni per ensemble di fiati: la
"Gran Partita" K 361, ricca di spunti tematici e di effetti
timbrici affascinanti. Se nella prima parte l'"Ensemble Nachtmusique
" non ha del tutto convinto, per via di qualche incertezza
tecnica e negli incastri che ci ha per il vero un po' sorpresi,
nella "Gran Partita" ha dato invece buona prova di sé
per affiatamento e amalgama sonoro, offrendone una versione piuttosto
brillante nel ritmo e nel fraseggio. Applausi del pubblico.
Luigi Pellizzoni - Il Gazzettino 05/12/2002
Amici della Musica, un grande
Jess Trio Wien - La virtuosa esibizione dei fratelli Johannes, Elisabeth
e Stefan Kropfitsch
I fratelli viennesi Kropfitsch, Johannes, pianoforte
Elisabeth violino, e Stefan violoncello, riuniti nello Jess (acronimo
dei loro nomi di battesimo) Trio Wien, sono stati protagonisti di
un bel concerto che si è tenuto nella sala Madrassi di via
Gemona nell’ambito della stagione 2002-2003 promossa dagli
Amici della Musica. In apertura Johannes Kropfitsch si è
ammirato nell’affascinante Sonata per pianoforte op.1, composta
da Alban Berg, in un unico movimento Mäßig bewegt (moderatamente
mosso) dal 1907 e il 1908, in un linguaggio armonicamente complesso
che si spinge fino alla rottura della tonalità con accordi
per quarte, giuste ed eccedenti con valenze anche melodiche. Il
pianista ha ben colto la tensione e la drammaticità di quest’ampia
pagina segnata da una forma sonata tritematica e tripartita, ricca
di momenti intensamente espressivi e fortemente caratterizzati sul
piano dinamico. I Kropfitsch hanno quindi dato un saggio di affiatamento,
di controllo del suono sempre ben periodato, e di quella dimestichezza
interpretativa resa possibile da una pratica cameristica quotidiana
e comune, proponendo il trascinante Trio in re minore op.3 scritto
a Vienna nel 1896 di Alexander von Zemlinsky. Con questo lavoro
che valse all’autore l’apprezzamento di Brahms, i tre
musicisti hanno convinto per la loro splendida e puntuale intesa,
per un accattivante fraseggio e per un’eccellente cura dinamica
nei quattro movimenti: Allegro ma non troppo, Andante, Poco mosso
con fantasia e Allegro sempre ben dipanato sui piani tematico e
agogico. La successiva proposta è stata quella dei Quattro
pezzi op.7 per violino e pianoforte di Anton Webern dedicati alla
memoria dell’insigne didatta, compositore e concertista Vittorio
Fael (già membro del quartetto del Vittoriale e per decenni
docente di violino al Tomadini di Udine, città in cui fu
anche segretario dell’Accademia di scienze, lettere e arti)
nel ventesimo anniversario della scomparsa. Brillantemente assecondata
al pianoforte dal fratello Johannes, Elisabeth si è ammirata
per presenza, qualità tecniche e interpretative nello svolgimento
di una trama complessa, sempre molto attenta a evidenziarne la dimensione
agogica nei quattro movimenti fortemente contrastanti sul piano
ritmico, Sehr langsam, Rasch, Sehr langsam, Bewegt (molto lento,
rapido, molto lento, mosso). In programma anche un altro pezzo weberniano:
i Drei kleine Stücke op.11 (Tre piccoli pezzi) di Anton Webern,
di cui con una ricca e intensa cavata Stefan ha reso tutto il pathos
trovando un’ottima risposta – nei diversi tempi Mässige
Achterl, Sehr bewegt, Äusserst ruhig – nel fratello pianista,
ottimamente sostenuto da un tocco perfetto con il suo suono terso
e polito. In chiusura calorosissimi gli applausi a sottolineare
il gradimento del numerosissimo pubblico presente per Verklärte
Nacht (Notte trasfigurata) di Arnold Schönberg, versione per
trio di Eduard Steuermann, dall’originale per sestetto d’archi,
op.4 del 1899, in uno stile che ormai ha i confini estremi del tonalismo
romantico e che i tre fratelli hanno pienamente controllato con
eccellente aderenza esecutiva. Al tremine, fuori programma, un bis
con lo spumeggiante valzer op. 200 Die Schönbrunner di Joseph
Lanner.
Renato della Torre - Messaggero Veneto 25/11/2002
Udine Sorprende constatare
...
Sorprende constatare quali e quante siano le
innovazioni nei vari campi del sapere e delle arti che hanno visto
la luce tra la fine dell''800 i primi del '900. Quella che noi oggi
chiamiamo "musica contemporanea" nasce proprio in tale
periodo. Ed è curioso osservare quanto le prove precoci e
paradigmatiche di questa musica siano ancora oggi, dopo cent'anni,
incredibilmente attuali. Sarà forse che, dopo, grandi passi
avanti non se ne sono fatti (semmai qualche passo indietro con i
vari neo-tonalismi, minimalismi eccetera). Sarà che ad ascoltare
le versioni prototipiche, "autentiche", di stilemi tematici,
soluzioni armoniche e strutturali oggetto di infinite variazioni
nel corso del XX secolo, ci si accorge di quanto queste ultime ne
siano spesso imitazioni sbiadite, che non ne colgono che la superficie
trasformandola in formula vuota. Di questo genere erano i pensieri
che ci si agitavano in mente ascoltando il concerto del Jess Trio
Wien per la Stagione degli Amici della Musica. Un concerto ammirevole
innanzitutto per le doti tecniche e la profonda intesa esecutiva
dei tre fratelli Kropfitsch Johannes al piano, Elisabeth al violino
e Stefan al violoncello - che hanno trovato conferma di fronte a
un programma inconsueto, riscuotendo consensi calorosi. Ma l'interesse
maggiore era suscitato dal programma stesso, una rivisitazione dei
tre grandi esploratori del Novecento musicale: Berg, Schoenberg
e Webern. Di Berg è stata offerta laSonata op. 1 per piano,
intensa, lucente e coraggiosa nell'innovare senza recidere del tutto
il lessico tardo romantico, qui espresso dal brahmsismo del belTrio
op. 3di Zemlinsky, pure eseguito nella prima parte della serata,
e ancora presente nella tormentataVerklärte Nacht di Schoenberg
(nella versione per trio di Eduard Steuermann). Di Webern sono stati
proposti i pezzi per violino e piano op. 7 e quelli per violoncello
e piano op. 11, ascetici, quasi afasici, ma di struggente introspezione
e fulminea, lancinante intensità, che il Jess Trio Wien ha
espresso in modo egregio.