Rassegna Stampa

Trevor Pinnock superlativo al clavicembalo

Pienone di pubblico giovane, con gli Amici della Musica, per il concerto del celebre clavicembalista britannico Trevor Pinnock, dedicato a Sergio Gaggia. Sono le note delle Diferencias sobre el canto del caballero, di Antonio de Cabezón, a siglare l'apertura, con estremo rigore filologico e con eccezionale musicalità. È poi la volta di tre autori elisabettiani (per intenderci, il periodo che trova il suo riferimento teatrale in William Shakespeare), William Byrd (The Bells), Thomas Tallis (O ye tender babes), e John Bull (The King's hunt), attraverso i quali Pinnock ricrea le atmosfere del Barocco inglese. Al quale segue il Barocco italiano, con i Balletti 1 e 2, dalle Toccate e partite d'intavolatura di cembalo et organo di Gerolamo Frescobaldi, di cui l'interprete esalta lo spirito di danza. E di Johann Sebastian Bach c'è la Suite francese n. 5 in sol maggiore: esecuzione superlativa. Il secondo tempo è un'esaltazione di giochi imitativi, di trilli e abbellimenti che creano un'atmosfera fantasmagorica di colori, affetti e sentimenti con la Suite in do minore di Georg Frederich Haendel, per tornare poi in Spagna con la Sonata in fa diesis maggiore di Antonio Soler, lavoro ispirato ad atmosfere popolari iberiche, e finire con le Tre sonate di Gerolamo Frescobaldi, delle quali Pinnick esalta l'estro grazie a un'esecuzione, ancora una volta, di impeccabile bellezza. Standing ovation e inevitabile bis, la Sonata in mi maggiore K 381 di Frescobaldi.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 26. 11. 2011

Pražak, quattro archi in trionfo al Palamostre

Un Palamostre affollato di pubblico giovane saluta il terzo appuntamento della 90ª stagione firmata dagli Amici della Musica. Sul palco, il quartetto d'archi Pražak, formato da Pavel Hula e Vlastimil Holek ai violini, Josef Kluison alla viola e Michal Kanka al violoncello. Partecipa il vincitore del premio Amici della Musica 2011, 7° Concorso internazionale Euroregione, il flautista coreano Hyugjin Jang. Dopo la presentazione di Luisa Sello, ecco il Quartetto d'archi in re maggiore KV 575 di Wolfgang Amadeus Mozart, dedicato a Federico II di Prussia. L'Allegretto d'apertura è una perla d'ariosità e non si può non ammirare il lavoro di cesello proprio dei Pražak. Tutto con un respiro musicale talmente unitario da far sembrare il suono del quartetto quello di un unico strumento. Il più malinconico Andante acquista uno smalto quasi madreperlaceo, mentre il successivo Allegretto-Minuetto è interpretato con una galanteria di straordinaria leggerezza, come il delicato Allegretto conclusivo. È poi la volta del giovanissimo coreano Hyugjin Jangm, impegnato con il Quartetto per flauto e trio d'archi in re maggiore KV285: un flautista che esibisce suono di grande bellezza e una sicurezza interpretativa inusuale per la sua età. Secondo tempo interamente dedicato a Bedric Smetana, col celebre Quartetto d'archi n. 1 in mi minore tratto dal ciclo La mia vita. Nell'Allegro vivo appassionato i Pražak sanno illuminare con grande maestria le continue mutazioni espressive, mentre del successivo Allegro moderato alla Polka esaltano sapientemente degli umori popolari. Il meditativo Largo sostenuto brilla di assoluta delicatezza, mentre il Vivace è un saggio di virtuosismo quartettistico. Esecuzione che suscita entusiastici applausi del pubblico, premiato da due bis in cui i Pražak eseguono il secondo tempo e il Minuetto del Quartetto in re maggiore op. 71 di Franz Joseph Haydn.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 10. 11. 2011

Il flamenco infiamma il Palamostre

Il sole della Spagna ha simbolicamente illuminato il Palamostre davanti a un pubblico numeroso e giovane al concerto per i 90 anni degli Amici della Musica. Protagonista il gruppo Juan Lorenzo Flamenco Libre, formato da Juan Lorenzo alla chitarra flamenca, Dario Carbonell alla danza e alle percussioni, dal cantante Rosarillo e dalle ballerine Pilar Carmona e Lara Franco. Dopo la presentazione di Luisa Sello, il concerto si è aperto con un’ambientazione quasi minimalista che ha visto il solo Juan Lorenzo illuminato da un cono di luce che propone una Sevillana, introducendoci cosí nello spirito della musica spagnola, cui ha fatto seguire Grenadina di Ramon Montoja, brano di alto virtuosismo chitarristico e di forte suggestione. Il gruppo si è poi ampliato per Alegriua con l’arrivo delle percussioni, cajun e battito di mani, per un paio di brani e poi con l’entrata delle ballerine, Lara Franco e Pilar Carmona, ipnotiche in Seguirias sul canto struggente di Rosarillo. Il pubblico è rimasto stregato dalla bellezza del ballo, in particolare dall’avvenenza di Pilar Carmona, interprete di raffinata sensualità e di alta tecnica. Poi la chitarra di Juan Lorenzo e la voce di Rosarillo ci hanno riportato a una dimensione piú intima, spirituale, quasi desolata con Sighiria,. La bellezza del flamenco è stata rinnovata nella successiva sevillana Fin de fiesta por buleria con l’esibizione di Pilar Carmona e Laura Franco che hanno suggellato un finale di raffinata classe. Applausi entusiastici, due bis, un grande successo.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 27. 10. 2011

Udine e l’omaggio a Listz con il “tocco” di Cappello

L’apertura della novantesima stagione degli Amici della Musica ha avuto un inizio veramente importante, davanti a un pubblico strabocchevole di giovani e alla presenza delle autorità cittadine a cominciare dal sindaco Honsell, con l’esibizione del grande pianista Roberto Cappello che ha presentato un programma incentrato sull’omaggio a Franz Liszt del quale ricorre il 150° della nascita. Ha eseguito la sua trascrizione del celebre Schwanengesang di Franz Schubert, l’ultimo e piú celebre ciclo dei suoi lieder. La trascrizione per pianoforte operata da Liszt è di grande difficoltà pianistica, perché in essa il compositore ungherese trasfonde tutto quel virtuosismo che caratterizza la sua opera, pur salvaguardando quella che in certo senso potremmo definire la riconoscibilità della musica schubertiana. Fin dalle prime note dell’iniziale Die Stadt (La città), Cappello dà prova di una assoluta sensibilità di tocco, che si traduce in un’esecuzione dai toni crepuscolari che se da un lato salvaguarda la cantabilità schubertiana, dall’altro esalta il muscoloso pianismo lisztiano con un equilibrio di raro ascolto e una trasfigurazione della cantabilità viennese veramente suggestiva. Il pianismo di Cappello è di completa maestria e sa calarsi con estrema pregnanza nella complessità del pensiero melodico e armonico di questo Liszt-Schubert; e questo anche al di là e al di sopra di qualche trascurabile imperfezione esecutiva. Il fraseggio è fluido e sempre adeguato al pathos dei diversi momenti della composizione. Il tocco attinge a una tavolozza coloristica di grande estensione e la penetrazione psicologica dei vari momenti esecutivi è totale e il pubblico viene trascinato in una dimensione altra in cui solo il suono del pianoforte di Cappello è protagonista. La sua è un’interpretazione che si richiama a quella dei maestri ottocenteschi, filtrata però dalla lezione dei moderni, con una grande sensibilità perciò per la comprensione quasi filologica del pensiero musicale dell’autore. Un’interpretazione che sa trovare picchi di assoluta suggestione, vedi la celebre Serenade, la crepuscolare Ihr Bild, la virtuosistica Atlas o l’evocativa Krieger Ahnung, che seducono il pubblico degli Amici della Musica e lo trasportano in una dimensione da sogno, dal quale si risveglia alla fine per tributare a Cappello un’autentica ovazione ricompensata da un bis in cui esegue un Lied di Robert Schumann e il celebre Sogno d’amore di Liszt.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 16. 10. 2011

Cappello trasfigura Schubert
Concerto inaugurale della stagione degli "Amici"

Per il concerto che il pianista Roberto Cappello ha tenuto a inaugurazione della stagione de«Gli amici della musica», che, così, traguarda i suoi «primi» 90 anni di vita, verrebbe voglia di usare solo parole immaginifiche, prodotte dalle fortissime suggestioni emotive ed intellettuali sollecitate da una interpretazione intensa e meditata, emulsione di una musicalità profonda, ormai quasi introvabile. Il programma, di raro ascolto, ha visto proporre un Liszt - nel bicentenario della nascita - ancora più geniale del noto intento a trasfigurare la poetica della più bella liederistica di Schubert in mondi espressivi ulteriori. Infatti lo «Schwanengesang», il «Canto del cigno», celebre raccolta di Schubert, è diventata, nella reinvenzione di Liszt e nella interpretazione di Cappello, una discesa agli inferi e, nel contempo, una salita ai «Campi Elisi» del cuore della musica. Quattordici brani in una sequenza di momenti rarefatti, quasi protoespressionisti (l'iniziale Die Stadt, il finale Kriegers Ahnung), vaganti ed eterei come corpi astrali (Am Meer, In der Ferne, Ständchen, Liebesbotschaft,), talvolta affabulanti o gioiosamente razionali (Aufenthalt, Das Fischermädchen, Die Taubenpost), totalmente titanici e «sturmisch» (Frühlingssehnsucht, Der Atlas) o profondi come uno sguardo sull'abisso dell'interiorità dissociata (Ihr Bild, Der Doppelgänger) hanno fatto precipitare il pubblico in una esperienza immagante e compiuta, dove l'alfa e l'omega del magistero espressivo di Cappello si completavano nell'offerta di un Liszt metavirtuosistico, veramente trascendentale. I lunghi applausi hanno ottenuto due bis coerenti all'assunto celebrativo della serata: un lirico «Liebeslied» dove Liszt ricrea il celebre Lied «Widmung» di Schumann, primo del ciclo «Myrten» e l'ancora più famoso, e sognante, «Liebesträume»(III).

Marco Maria Tosolini - Il Gazzettino 18. 10. 2011

Mozart, Rossini e Respighi riportati all’antico splendore dal quintetto Roma Classica
Successo al Palamostre della proposta degli Amici della musica

UDINE. Ancora un ottimo concerto alla 89ª Stagione degli Amici della musica di Udine che ormai si distinguono in città per essere stati capaci di catalizzare l’attenzione di tanto pubblico giovane che segue i concerti del cartellone con sempre maggiore presenza e interesse. Dopo l’apertura della presidente Luisa Sello, che ha illustrato la piacevolezza di un programma che abbracciava brani conosciutissimi, ma anche di rara esecuzione, con il fine di impreziosire la progettualità di diffusione e ricerca della più antica società di concerti del Friuli Venezia Giulia, ha preso la parola il dottor Lorenzo Pelizzo, Presidente della Banca Popolare di Cividale, sponsor del prezioso concerto. Pelizzo ha sottolineato l’importanza di sostenere la cultura e la musica. «In un paese come il nostro – ha detto Pelizzo – l’arte potrebbe diventare la leva dell’economia e la Banca di Cividale ne è consapevole e partecipe, soprattutto per iniziative come questa, che vedono la partecipazione di tanti giovani e appassionati».Il primo brano in programma al Palamostre non ha tardato a catturare gli applausi di un pubblico attento e coinvolto. La serenata di Mozart Eine kleine nacht musik è stata infatti proposta dal bravissimo quintetto Roma Classica con un tale gusto del porgere e del dettaglio interpretativo, che i consensi si sono fatti sentire da subito. Le Sonate a quattro di Rossini, che hanno concluso la prima parte, hanno confermato la piacevolezza del programma scelto e messo ancora in evidenza lo splendido affiatamento del gruppo romano. Bellissimo il suono di insieme, capitanato da un primo violino dal timbro carismatico, Santi Interdonato, assecondato da Ilaria Cusano nel contrappunto virtuoso e interpretativo che non ha concesso sbavature o dubbi alla loro bravura. Un violoncello di grande espressività e bella cavata, ha trovato il giusto interprete rossiniano in Jacopo Di Tonno, corteggiato dagli assoli della contrabbassista Sivia Muci, che con la sua bravura ha messo in evidenza le qualità timbriche e l’agilità di uno strumento poco conosciuto nel ruolo solistico.Nella seconda parte, la Suite di danze antiche di un Ottorino Respighi cameristico ha permesso all’ensemble di sfoggiare tutte le sue possibilità timbriche, al punto tale che la sala sembrava ospitare non un quintetto d’archi, bensì un’orchestra da camera. I momenti meditativi di una viola dal timbro caldo e avvolgente, Umberto Vassallo, si sono intrecciati con momenti di spessore sonoro del tutti e la cantabilità suadente del violoncello. Le antiche danze sono state rese in tutta la loro bellezza e ritmicità, tanto da far pregustare un riascolto della Terza suite per approfondirne la bellezza. Ha chiuso il concerto una rielaborazione di celebri brani, anche colonne sonore di film, che hanno permesso al pubblico di riconoscere i temi più ascoltati, tra i quali emergeva la voce limpida del violino in Schindler’s list e l’anima blues del contrabbasso per La pantera rosa.Vivissimi i consensi e un bis lungamente applaudito da un pubblico entusiasta che, nonostante la nebbia persistente, non ha voluto perdere il primo appuntamento del 2011 di una Stagione che ormai si è imposta all’attenzione della città per qualità artistica, scelta dei programmi e carisma degli interpreti.

ma.b. - Messaggero Veneto 20. 1. 2011

Tango rubio travolgente coinvolge il Palamostre con la sua carica seduttiva

UDINE. Tango rubio , il quarto appuntamento dell’ottantanovesima stagione degli Amici della Musica inserito nel progetto Nuovi suoni e realizzato nell’ambito del convegno internazionale dell’università di Udine I colori dell'emigrazione nelle Americhe , ha visto al Palamostre un grande afflusso di pubblico giovane per assistere all’esibizione dell’ensemble formato da Carlos Andrian Fioramonti alla chitarra, Massimiliano Pitocco al bandoneon, Guglielmo Caioli al contrabbasso e la coppia di tangueros Roberta Pierazzini e Paolo Angelini. Dopo la prolusione della presidentessa degli Amici della Musica, Luisa Sello, che ha illustrato il significato del concerto e le altre iniziative collaterali dell’associazione da lei presieduta, il concerto inizia sulle note di Adrian Fioramonti del quale vengono eseguiti quattro brani, alcuni puramente strumentali (La Emboscada ed Esquirlas) e altri (Tango frio, Ella, Revirado) che vedono l’esibizione di Roberta Pierazzini e Paolo Angelini. Il gruppo rivela fin da subito quell’affiatamento tipico dei professionisti del tango, con un’esecuzione sicura e priva di sbavature. La musica di Fioramonti accoglie le istanze più innovative del genere tango, con soluzioni melodiche e armoniche di indubbia modernità, anche se con effetti a volte lontani dalle vette espressive dei maestri del genere come Piazzolla. L’esibizione dei due ballerini ci dà la dimensione di un tango in evoluzione anche come danza. Qui infatti appare stilizzato, quasi a quintessenziare la seduzione in musica che questa danza, anche nelle sue istanze più avanzate, rappresenta. La loro espressività coreutica è di alto livello ed evidenzia la carica erotica, ovviamente sublimata, di questa danza. Carica seduttiva ed erotica che trova conferma nei successivi tre celebri hits di Astor Piazzolla che l’ensemble affronta ( Revirado , Oblivion e Libertango ) raggiungendo il massimo della suggestione in Libertango , vuoi per la bellezza della musica, vuoi per le movenze seduttive di Roberta Pierazzini, che qui raggiunge una stilizzazione della seduzione veramente notevolissima, e di un Paolo Angelini che si presta al gioco della seduzione con indubbia maestria e grande forza espressiva, nonostante la stazza più che rispettabile. Il resto del concerto è una cavalcata fra altri autori che al tango hanno dedicato la loro opera. Autori che indubbiamente non hanno la risonanza internazionale di un Piazzolla, ma che ci danno la dimensione della diffusione di questo genere musicale fra i compositori argentini. Ecco quindi le note dello strumentale Melanconico di Juliàn Plaza, seguito dalle vere e proprie acrobazie dei due virtuosi tangueros in Gallo ciego di Agustin Bardi, per arrivare, dopo una serrata alternanza di brani solo strumentali e altri danzati, alla finale Milonga de mis amores di Pedro Laurenz, interpretato magistralmente dai due ballerini. Grande l’entusiasmo del pubblico che saluta l’esibizione dell’ensemble con fragorosi applausi, ricompensati a loro volta da un bis in cui viene eseguito la celebre Cumparsita di Gerard o Matos Rodriguez.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 17. 11. 2010

Schubert, Mozart e Sciostakovic riportati all originale splendore dai russi dell Anima quartet

UDINE. Notevole affluenza di pubblico giovane l’altra sera al Palamostre per il secondo appuntamento della stagione 2010/2011 degli Amici della Musica che vede protagonisti gli archi del pietroburghese Anima quartet formato da Evgeniya Norkina e Alexandra Semerova ai violini, Maria Dubovik alla viola e Vladimir Reshetko al violoncello, che apre la serata con il Quatertettsatz in do minore D 703 - Allegro assai di Franz Schubert, una composizione che presenta tutti i tratti distintivi tipici del viennese, con quella cantabilità rapsodica che i quattro giovani russi sanno evidenziare così bene. L’esecuzione dei giovani pietroburghesi è improntata a una singolare capacità di penetrazione della partitura, grazie a una intonazione perfetta e a un fraseggio fluido e cantabile, che ci regala uno Schubert da manuale. Il concerto prosegue poi con il Quartetto in Si bemolle maggiore KV 589 di Wolfgang Amadeus Mozart. L’attacco dell’ Allegro che apre questa pagina è imperiosamente arioso con il tema principale che riecheggia fra le varie voci in un affascinante gioco di echi e rimandi. Il suono del quartetto è di grande leggerezza e rende con molta proprietà il fine perlage del linguaggio mozartiano. Leggerezza che viene mantenuta nel successivo Larghetto con estremo rigore e senza cedimenti di tempo, mentre di equilibrata fattura appare il lungo Minuetto, con quelle sue delicate trame così ben dipanate dagli Anima quartet. L’ Allegro assai è contraddistinto dalla consueta equilibrata irruenza dei finali mozartiani che gli Anima quartet sanno rendere leggera cantabilità, concludendo così, fra gli applausi il primo tempo di questa serata. Il concerto riprende con il Quartetto in fa maggiore op.73 n.3 di Dmitri Sciostakovic. L’ Allegretto che apre questa composizione è entusiasmante, con quella sua aria scanzonata così ben esposta dal primo violino, che poi si stempera in una pensosità cui partecipano tutte le voci del quartetto. Anche qui l’interpretazione dell’Anima quartet è connotata da un’alta capacità di penetrazione dello stile della scrittura shostakovitchiana, grazie anche a una perfetta fusione di suono, a una conduzione ritmica di grande precisione ed alla scrupolosa osservanza delle dinamiche. Il Moderato con moto è caratterizzato da un ritmo serrato ed incalzante che nel suo sviluppo si stempera in una dimensione di maggiore raccoglimento, mentre l’ Allegro ma non troppo presenta quella irruenza sonora e ritmica con il dialogo serratissimo fra le parti che sfocia in una danza dal sapore quasi demoniaco, per arrivare alla pensosità dell’ Adagio e alla tranquilla cantabilità del Moderato che le dinamiche degli Anima quartet chiaroscurano con grande efficacia fino alla magia dell’impalpabile finale. I grandi applausi che salutano la fine dell’esecuzione, convincono i quattro giovani a concedere un bis in cui eseguono una delicatissima Romance dal Unfinished quartet di Sergei Rachmaninov.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 29. 10. 2010

Gli Amici aprono la stagione alla grande
Applaudita esibizione dell’orchestra di Graz diretta da Dacic e del violoncellista Mohl

UDINE. Gran pienone di giovani e di pubblico al Palamostre per l’apertura della ottantanovesima stagione degli Amici della Musica che ha visto protagonista la Grazer Kammerorchester diretta da Dejan Dacic e la partecipazione del violoncellista Gergely Mohl. Dopo le parole di saluto della presidentessa Luisa Sello, che ha presentato il concerto della serata e sottolineato l’impegno degli Amici della Musica nel coinvolgimento dei giovani nell’organizzazione e fruizione della musica classica, e del presidente dei club service udinesi, dottor Riccardo Caronna, il concerto inizia con la Sinfonia per orchestra d’archi di Felix Mendelssohn Bartholdy. Il frizzante inizio dell’Allegro cattura subito l’attenzione degli ascoltatori. L’orchestra dimostra una buona capacità d’insieme, grazie anche al preciso gesto di Dacic. Più espressivo è il successivo Andante, mentre nel conclusivo Allegro vivace è possibile ammirare la precisione esecutiva dell’ensemble nel complesso gioco contrappuntistico delle parti.Si prosegue con l’Impromptu op. 5 Andantino di Jean Sibelius, una pagina dagli algidi colori nordici e dall’andamento rapsodico che affascina il pubblico del Palamostre.Dopo le magiche coloriture nordiche si ritorna alle veraci sonorità del Concerto alla rustica per archi di Antonio Vivaldi. L’Allegro che apre questa pagina, anche se leggermente sotto tempo, è di grande brillantezza e viene interpretato dall’ensemble con precisione e bel suono, mentre il Largo con i suoi accordi tenuti, ci offre un momento di rilassatezza prima del cantabilissimo Allegro finale.Il secondo tempo, dopo le parole di saluto dell’assessore alla Cultura del Comune di Udine Luigi Reitani, si apre con il Concerto in do maggiore per violoncello e archi di Franz Joseph Haydn che vede solista il giovanissimo Gergely Mohl. L’attacco del Moderato che apre questa bella pagina è imperioso e cantabile. Il suono di Mohl è ricco di armonici e conferisce a Haydn una luce di particolare fascino; la tecnica del giovane virtuoso è assolutamente ineccepibile, specie nell’impegnativa cadenza che conclude questo tempo, e il suo fraseggio è lieve e trasparente. Mohl esegue il successivo Adagio con una compostezza e una pulizia di suono encomiabili e rende al meglio l’atmosfera di serenità che permea questa pagina. L’Allegro molto che conclude questo concerto è di grande levità, con un Mohl che ci dà un’ulteriore prova di virtuosismo e leggerezza grazie ad una tecnica ineccepibile, un suono ricco e armonico ed un fraseggio di grande espressività. L’esibizione dei Grazer Kammerorchester si chiude con l’interessante proposta di Tryptique per orchestra d’archi Allegro del giapponese Akutagawa, una pagina di grande veemenza in cui confluiscono le esperienze tonali del primo novecento da Prokof’ev a Bartok, che l’ensemble dei Kammerorchester sa rendere al meglio. I prolungati applausi del pubblico vengono ricompensati da ben due bis in cui vengono eseguiti Lyrisches andante di Max Reger Plink, Plank, Plunk di Leroy Anderson.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 17. 10. 2010

Amici della musica: eccellente recital del pianista croato vincitore del premio Euroregione 2009
Jurinic regala uno Chopin brillante e ricco di sentimento
La "Diabolezza" del presidente compositore

UDINE. Il protagonista del decimo appuntamento dell’ottantottesima stagione degli Amici della musica è stato il giovane pianista croato Aljosa Jurinic, vincitore del premio Amici della musica 2009 – Quinto concorso internazionale Euroregione. Il concerto al Palamostre si apre con la Sonata in si minore opera 58 di Chopin. L’Allegro maestoso con cui inizia questo capolavoro è di grande cantabilità, esaltata dalla tecnica e dal suono del giovane croato, il quale rivela una notevole maturità espressiva che gli permette di cogliere questo particolare aspetto dell’arte chopiniana.
Il successivo Scherzo: Molto vivace è un turbinio iniziale di note che si placa poi in un periodare cogitabondo realizzando quella sorta di moto pendolare fra concitazione e meditazione che caratterizza l’arte del Grande polacco. Qui vediamo uno Jurinic attento a cogliere le sfumature dinamiche del linguaggio di Chopin, assimilandone con estrema sensibilità le nuances espressive, esaltate nello splendido Largo, così pieno di malinconici umori, da lui colti con commovente sensibilità. Emozioni immerse, grazie al sensibile tocco di Jurinic, dentro le intime sonorità di questo Chopin, così autentico nella sua umbratile cantabilità da avvincere e commuovere il pubblico degli amici. Il Finale: Presto non tanto; Agitato ci risveglia dal lungo sogno con una vertiginosa scarica di note che permette a Jurinic di esibire una tecnica di altissimo livello che entusiasma il pubblico.Il secondo tempo del concerto riprende sulle note della celebre Ballata in fa minore opera 53, esaltata nei suoi afflati più intimi dal sensibile tocco di Jurinic, che scava dentro i più intimi recessi della poetica chopiniana estraendone colori, umori e sensazioni che affascinano e commuovono. Dandone una visione di controllata eleganza, romantico sì ma non svenevole. Seguono poi tre studi, che Chopin scrisse con intenti didattici, ma sempre permeati di un pensiero musicale che trascende l’arido dato tecnico.Le pagine scelte dal giovane croato sono lo Studio in mi bemolle maggiore opera 19 numero 11, lo Studio in sol diesis minore opera 35 numero 6 e lo Studio in fa maggiore opera 10 numero 8. In tutte e tre queste brevi composizioni l’artista croato sa trascendere con spontaneità la difficoltà tecnica di queste impegnative pagine per evidenziarne l’intima musicalità. Un omaggio alla sua terra rappresenta il brano Diabolezza del Presidente della Repubblica croata Ivo Josipovic, una breve pagina intrisa di sapidi umori balcanici esaltati dal virtuosismo di Jurinic. Il concerto si chiude con lo splendido Notturno in re bemolle maggiore opera 27 numero 3, una pagina soffusa di tenera, umbratile malinconia esaltata dal sensibile tocco del croato, e con la celebre Polonaise in fa maggiore opera 53 che esalta ancora le grandi doti tecniche e interpretative di Jurinic molto apprezzate da un pubblico che gli tributa un’autentica ovazione. Ripagata con l’inevitabile bis in cui esegue una Mazurka.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 28. 3. 2010

Quartetto Pražák, grande accademia
Una serata incantevole al palamostre con gli Amici della musica

UDINE. Attesa esibizione l’altra sera al Palamostre, per gli Amici della musica, stagione molto frequentata dalla gioventù udinese, del Quartetto Pražák, formato Václav Remeš e Vlastinil Holek ai violini, Josf Kluson alla viola e Michal Kanka al violoncello, una delle più celebrate formazioni cameristiche contemporanee.Apertura col Quartetto op.18 n.1 di Ludwig van Beethoven, un'opera giovanile. L'attacco dell'Allegro con brio mostra subito una sonorità di grande bellezza. La fusione tra i quattro strumenti è talmente perfetta da farli sembrare un uno solo. Il fraseggio ha la leggerezza del primo Beethoven, il suono è vibrante e armonico. L'incantamento sonoro dei Pražák affascina il pubblico anche nel commovente Adagio affettuoso e appassionato, la cui vena malinconica raggiunge, grazie alla loro esecuzione, risultati di rara intensità. Lo Scherzo-Allegro molto, con la sua giocosità, crea un contrasto dialettico di grande suggestione con la pensosità del precedente Adagio. L'Allegro finale è ricco di tutta una serie di contrasti dinamici che i Pražák esaltano, consegnandoci così un Beethoven fortemente chiaroscurato e di bellezza adamantina.Il concerto prosegue con il Quartetto n.1 (Kreutzer Sonata), un'opera della maturità del boemo Leóš Janácek, originalmente scritta per violino, violoncello e pianoforte e trascritta poi per quartetto, ispirato dall'omonimo racconto di Tolstoj. Fin dall'iniziale Allegro, la pagina offre un panorama sonoro assai frastagliato, che richiede agli esecutori uno sforzo interpretativo notevolissimo, al quale i Pražák assolvono con musicalità e, soprattutto, con grande naturalezza. L'intesa musicale è tale che la complicata serie di rimandi tematici, di accelerandi, di repentine variazioni di sonorità che caratterizzano il successivo Con moto e anche i due movimenti finali (Con moto-vivo-andante e Con moto(adagio)-più mosso), sono resi con estrema plasticità.E per finire lo splendido Quartetto op.67 di Johannes Brahms. Forza e leggerezza insieme caratterizzano l'iniziale Vivace, e l'espressività dell'esecuzione esalta entrambe, mentre il successivo Andante sottolinea la dolcezza della scrittura brahmsiana. L’Agitato-Allegro ma non troppo appare caratterizzato da forti dinamiche contrapposte, che proseguono anche nel Poco allegretto con variazioni e consegnano al deliziato pubblico degli Amici, un Brahms di squisita fattura.Gli applausi sono ovviamente entusiastici e vengono generosamente ricompensati con l'esecuzione del Finale del Quartetto n.12 op.96 B 179 “Americano” di Antonin Dvorák e con un Minuetto di Franz Joseph Haydn.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 12. 3. 2010

Paternoster e Camicia, raffinati talenti per Beethoven, Rossini e Brahms
Il violoncellista e il pianista applauditissimi al palamostre ospiti degli Amici della musica
Parentesi moderna con "Suite illirica" e "Tema e variazioni"

UDINE. L’atteso appuntamento con il cartellone dell’88ª stagione degli Amici della musica ha visto protagonista al Palamostre il duo formato dal violoncellista Vito Paternoster e dal pianista Pierluigi Camicia. Il programma è originale e si muove dal periodo classico romantico al contemporaneo. Il concerto si inizia con la Sonata in la maggiore per violoncello e pianoforte opera 69 di Beethoven. L’iniziale Allegro ma non tanto mostra un Paternoster di grande con sensibilità e spessore musicale, grazie anche ad uno smalto strumentale di ottima fattura.
Di pari livello il pianista Pierluigi Camicia, dal sensibile tocco e dalla grande musicalità, come si può ammirare anche nello splendido inizio sincopato dello Scherzo (Allegro molto), che attacca con perfetta scelta di tempo. L’Adagio cantabile-Allegro vivace, ultimo tempo di questa splendida pagina, è reso dal duo con estremo rigore e l’esecuzione è salutata dal gradimento del pubblico.È poi la volta della Serenata rossiniana per violoncello e pianoforte di Gioachino Rossini, un lavoro giovanile dove sono presenti in nuce tutte quelle intuizioni melodiche che caratterizzeranno le composizioni future. Pagina di non grandissima profondità musicale, dall’andamento rapsodico e caratterizzata da una felicissima intuizione melodica che la rende, fin dall’iniziale Une larme di estrema godibilità, con il violoncello in veste di grande protagonista: ottimo il canto di Paternoster. Rossiniana è un susseguirsi di splendide idee musicali, di estrema godibilità, concatenate senza particolari sviluppi l’una all’altra, che culminano nella finale La dance, costruita sul celeberrimo tema della tarantella napoletana dal trascinante ritmo.Il concerto riprende con la musica contemporanea. Si attacca infatti con Tema e variazioni di Vito Paternoster, composizione godibile in cui confluiscono svariati influssi musicali, anche jazzistici, che ne fanno un fascinoso patchwork musicale. Segue la Suite illirica di Mariano Paternoster, figlio del violoncellista, chiaramente ispirata al folclore balcanico, che presenta tutte le caratteristiche di un lavoro giovanile con fresche idee da sviluppare, ma già dotate di un loro fascino.Il concerto si chiude con la Sonata in mi minore numero 1 opera 38 di Brahms. Qui il suono di Paternoster ritrova la sua dimensione più autentica, quello spessore che gli permette di entrare in Brahms con grandissima autorevolezza fin dalle prime battute dell’Allegro non troppo, in cui intesse una fitta trama dialogica con lo splendido pianista, ricostruendo così quella fitta rete di temi, rimandi, echi e sonorità che costituiscono il grande fascino della musica si Brahms. Trama che si estende anche al successivo Allegretto quasi minuetto, dove l’antica forma del minuetto viene trasfigurata dalla splendida scrittura di Brahms, che i due artisti rendono con grande intensità espressiva. Più severo lo stile della Fuga che conclude questa splendida pagina e che i due interpretano con grande autorevolezza, meritandosi il plauso degli Amici della musica, ai quali concedono un bis in cui eseguono una trascrizione di un’aria del Tannhauser di Wagner fatta da Pablo Casals.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 28. 2. 2010

Dell’Oste, Mansutti, Mussutto: magia di un trio tutto friulano
Applaudito concerto per la stagione degli Amici della Musica. In repertorio Schubert e l'Opera

UDINE. Grande presenza di pubblico, in particolare di giovani, all’appuntamento degli Amici della musica che ha visto protagonista il trio formato da alcuni protagonisti della scena musicale friulana: il soprano Annamaria Dell’Oste, il clarinettista Claudio Mansutti e il pianista Ferdinando Mussutto. La serata, introdotta dalla presentazione dello stesso Mansutti, ha un inizio liederistico con Der Hirt auf dem Felsen opera 129 per soprano, clarinetto e pianoforte di Franz Schubert, caratterizzato fin da subito dalla dolcezza del canto del clarinetto che si snoda sul tappeto sonoro predisposto da Mussutto in accattivante duo con Annamaria Dell’Oste.
I tre strumentisti conducono il pubblico nel giardino delle delizie della musica schubertiana con estrema autorevolezza, evidenziando con musicalità l’alternanza di momenti di malinconico raccoglimento con quelli in cui prevale la vis popolaresca, regalandoci un fascinoso Schubert. Dopo queste dolcezze è la volta della Sonata per clarinetto e pianoforte di Gioachino Rossini. Questo lavoro, sconosciuto, conserva fin dall’iniziale Andante tutta l’ariosità e l’ironia del Rossini maggiore. Caratteristiche, queste, che sia Mansutti sia Mussutto evidenziano con grande musicalità, bel suono e pulizia tecnica.Il rientro in scena della Dell’Oste, vede l’esecuzione di Rossiniana, suite per soprano, clarinetto e pianoforte su arrangiamento di musiche di Rossini di Giulia D’Andrea. Tale rielaborazione riguarda in particolare le arie Ah! Voi condur volete, Ah! Donate caro sposo e Una voce poco fa che esaltano le splendide doti vocali di Annamaria Dell’Oste, la bravura di Claudio Mansutti e la precisione di Ferdinando Mussutto. I tre con questo “pot pourri” di musiche rossiniane deliziano un pubblico che saluta la fine della prima parte del concerto con calorosissimi applausi.Si riprende, poi, in una dimensione decisamente piú romantica con Gestillte Sehnsucht per voce, viola e pianoforte, qui la viola è sostituita dal clarinetto che ha la stessa estensione, opera di Johannes Brahms. L’esecuzione di questo capolavoro permette al pubblico di ammirare una Dell’Oste ottimamente supportata dagli altri musicisti, perfettamente a suo agio nella liederistica brahmsiana ove dispiega una voce di meravigliosa calibratura, adatta per le umbratiili delicatezze di questo genere di musica. Il finale del concerto è dedicato all’opera italiana. I tre eseguono infatti una Suite, un arrangiamento di arie d’opera per soprano, clarinetto e pianoforte di Valter Sivilotti, che comprende famose arie di Verdi (Saper vorreste dal Ballo in maschera ed È strano da Traviata), di Puccini (il valzer di Musetta Quando man vò dalla Bohème) e di Donizetti (So anch’io la virtú magica dal Don Pasquale). Qui possiamo ammirare una Dell’Oste in grande forma vocale e di assoluta presenza scenica che duetta, talora anche maliziosamente, con il clarinetto di Mansutti, sotto il vigile occhio di Mussutto.L’esibizione dei tre artisti si conclude con il pubblico che tributa loro calorosi applausi compensati con due bis in cui eseguono l’aria Deh vieni non tardar dalle Nozze di Figaro di Mozart e Somewhere over the rainbow di Harold Arlen.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 12. 2. 2010

Un palamostre con tanti giovani applaude il talento di Vlahek
Il giovane pianista croato ha regalato al pubblico degli Amici della musica un grande concerto
Da Scarlatti a Scriabin da Schubert a Poulenc: una stupenda versatilità

UDINE. Notevole presenza giovanile l’altra sera al palamostre per l’ottavo appuntamento con l’ottantottesima stagione degli “Amici della musica”, inserita nel maxicartellone di ScenAperta. Un folto pubblico ha ascoltato e applaudito il pianista croato Bruno Vlahek, che ha presentato un programma piuttosto vario e articolato, che richiedeva, da parte dell’esecutore, una grande versatilità esecutiva.
Dopo la bella presentazione da parte della presidentessa degli “Amici della Musica”, Luisa Sello, il concerto inizia con tre pagine di Domenico Scarlatti, la Sonata in la maggiore K 309, la Sonata-Aria in re minore K 32 e la Sonata in sol maggiore K427, originariamente scritte per clavicembalo, che Vlahek esegue con estrema leggerezza, cosa difficilissima per un pianista, con un’abilità che non fa certo rimpiangere la diversità di strumento. Il giovanissimo croato, infatti, è artista dotato di estrema sensibilità e il tocco estremamente duttile gli permette simulare la leggerezza esecutiva il clavicembalo.Dopo le leggerezze scarlattiane, si cambia decisamente registro passando a un’atmosfera più romantica con la Sonata in si bemolle maggiore D 575 di Franz Schubert. L’Allegretto ma non troppo, di tono decisamente liederistico è reso da Vlahek con una freschezza che rende appieno la semplicità popolare dell’ispirazione schubertiana, mentre il più meditativo Andante ci riporta ad una dimensione maggiormente lirica del viennese. Lo Scherzo-Allegretto, terzo tempo di questo capolavoro di Schubert, ricalca la semplicità popolaresca del primo tempo, implementata da una freschezza elaborativa di grande suggestione, che investe anche il conclusivo Allegro giusto.Il secondo tempo del concerto si apre con lo Studio opera 25 numero 10 di Chopin, che Vlahek esegue con musicalità di estrema raffinatezza, rendendo questo breve capolavoro, grazie al tocco ad un tempo delicato ed irruento, nella sua dimensione più intima e suggestiva.È poi la volta delle Variazioni su un tema di Schumann opera 9 di Brahms, che trasporta il pubblico in una dimensione ad un tempo classica, per la perfezione dell’uso delle forme adottate, in questo caso è la forma della variazione, e romantica, nell’afflato melodico e nell’intenzione armonica. L’omaggio a Schumann, di cui Brahms era intimo amico, è qui reso da Vlahek con una profondità di pensiero musicale. ammalia e strega il pubblico degli Amici.Il concerto si chiude con la Sonata numero 4 in fa diesis maggiore opera 30 di Alexander Scriabin. L’Andante iniziale di questa atipica sonata, che è strutturata solo in due movimenti, presenta il tipico periodare melodico del compositore russo, eternamente in bilico fra la lezione dei grandi maestri del romanticismo tedesco e gli incipienti nuovi influssi di nuove musiche, che sfocia senza soluzione di continuità in un Prestissimo volando in cui il giovane croato che però pare perfettamente a suo agio in questa impervia pagina.Il pubblico degli Amici saluta il concertista con grandi applausi, che Vlahek ripaga eseguendo una Sonata in re maggiore di Antonio Soler, l’Hommage à Edith Piaf di Francis Poulenc e una Variazione su un tema di Paganini di Rachmaninov.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 27. 1. 2010

Pianoforte a sei mani, incanti d’opera
Amici della Musica: la ripresa con un bel trio femminile

UDINE. La ripresa della stagione firmata dagli “Amici della Musica” propone al Palamostre, anche davanti a un pubblico giovane, Parafrasi e fantasie sulle opere, ovvero l'opera italiana filtrata attraverso un’inconsueta formazione, il pianoforte a sei mani, che sono quelle del trio Pianiste all'Opera, formato da Michela De Amicis, Rosella Masciarelli e Angela Petacca. Prima parte della serata dedicata a Giuseppe Verdi e apertura con Fantasia su Rigoletto, pagina di grande cantabilità che dà agio al pubblico degli Amici di apprezzare l'affiatamento e la tecnica delle tre interpreti, davvero notevoli, brave a ricreare con grande piacevolezza la particolare atmosfera che caratterizzava i salotti dell'Ottocento e del primo Novecento. Atmosfera che informa la successiva Fantasia sulla Traviata, brano eseguito, come il precedente, nell’elaborazione originale, per pianoforte a sei mani, di Giusto Dacci. L'interpretazione delle tre artiste è di notevole raffinatezza e non scade in facili effetti di simulazione del bel canto, ma lo emula attraverso una ri-creazione pianistica delle immortali melodie dei due capolavori verdiani.La seconda parte del concerto si apre con Fantasia su temi d'opera di Giacomo Puccini. L'interpretazione di queste pagine di grande intensità espressiva è condotta dalle tre interpreti con una delicatezza che ricalca, grazie alla loro caratura tecnica, la struggente bellezza del canto pucciniano e rende appieno la complessità del tessuto armonico delle sue partiture. La cantabilità, così difficile da raggiungere con uno strumento a percussione come il pianoforte, caratterizza anche l'esecuzione della Fantasia sull'opera “Faust” di Charles Gounod, resa in tutta la sua suadente complessità e, a tratti, esaltata vitalità, con un saggio di abilità e d'insieme ancora una volta da manuale. E, per finire, una Fantasia su temi d'opera di Gioachino Rossini: qui le tre colgono con grande capacità di penetrazione lo spirito musicale del grande maestro pesarese. La Fantasia è infatti un’esaltante cavalcata nelle scintillanti melodie rossiniane, un saggio ricco delle arie più famose, che le pianiste riescono con estrema naturalezza a esplorare e a rendere in tutta la sua bellezza, trasportando con giocosa lievità l'ascoltatore nel caleidoscopico mondo del Pesarese. Grandi applausi salutano la performance delle tre, convincendole a concedere due bis: una Fantasia su Casta diva di Bellini e la celebre Czarda di Vincenzo Monti.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 15. 1. 2010

Ferschtman-Barnatan, grande lezione di stile

UDINE. Anche il quarto appuntamento con la stagione degli “Amici della musica” è stato un grande successo, protagonista il duo formato dalla violinista Liza Ferschtman e dal pianista Inon Barnatan.
La serata si apre con la celebre Sonata in sol minore di Claude Debussy. Fin dalle prime battute dell’Allegro vivo s’intuisce di che stoffa siano fatti i due giovanissimi concertisti. Il suono della Ferschtman è grintoso, incisivo, ma sa attagliarsi agli arabeschi sonori di Debussy con una dolcezza e una grazia senza pari. Per contro, Barnatan si rivela pianista di razza: dialoga alla pari con la Ferschtman, creando un insieme di estrema efficacia e di grande freschezza. Caratteristiche che ritroviamo anche nel delicato Intermède. Fantasque et léger, dove il suono della Ferschtman, ora improvvisamente addolcitosi, si fonde mirabilmente con le intenzioni espressive di Barnatan. Più impegnativo negli impervi passaggi tecnici, il Finale. Très animé è un’autentica lezione di virtuosismo interpretativo.
È poi la volta della celeberrima Sonata in la maggiore di César Frank. La Ferschtman affronta il bellissimo Allegretto ben moderato con estrema dolcezza, in ciò egregiamente supportata da Barnatan, che ne riprende le intenzioni musicali, che sa mutarsi nel successivo Allegro-Quasi lento-Tempo primo in aggressiva concitazione, per poi placarsi di nuovo nella suggestione della pétite phrase, con un susseguirsi di emozioni che portano l’ascoltatore a perdersi nel labirinto sonoro intessuto dai due giovani virtuosi. La dolcezza del successivo Recitativo. Fantasia viene esaltata dalla bellezza di suono della Ferschtman, delicatamente fuso con il tocco di Barnatan. Anche in questa occasione i due giovani artisti dimostrano un’encomiabile unitarietà di pensiero musicale. Le dinamiche sono eseguite con perfetta sincronia, il tempo non ha mai cedimenti e la resa espressiva è di alto livello. Il conclusivo Allegretto poco mosso è la summa di tutte le precedenti caratteristiche esecutive e vale ai due giovani scroscianti applausi.
Nella seconda parte presentano la splendida Fantasia in Do maggiore D 934 Sei mir gegrüsst di Franz Schubert, che entrambi eseguono – cosa insolita nella musica cameristica – a memoria. In questa splendida pagina la dolcezza dell’attacco iniziale viene esaltata dal suono dello Stradivari della Ferschtman, quasi un nostalgico canto sulle onde del pianoforte di Barnatan, che si piega poi, come spesso accade in Schubert, alla gaiezza dei toni del canto popolare, per virare ancora sui toni elegiaci di grande intensità espressiva, in una partitura non priva di passaggi di grande virtuosismo tecnico che entrambi risolvono con estrema naturalezza.
Agli entusiastici applausi finali i due giovani artisti rispondono con un bis schubertiano.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 29. 11. 2009

Trio Xyrion memorabile nella rilettura di Mozart

UDINE. Il secondo appuntamento della stagione degli Amici della Musica, in un Palamostre gremito di giovani, ha proposto un programma dedicato al classicismo viennese di Mozart e Beethoven e al Romanticismo nazionale di Dvorak. Protagonista della serata il Trio Xyrion, formato da Ida Bieler al violino, Maria Klieger al violoncello e Nina Tichman al pianoforte (foto).
Dopo la presentazione da parte della presidentessa Luisa Sello, il concerto inizia con il Trio KV 548 in Do maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart. Fin dalle prime note dell’Allegro il suono ha quella particolare ariosità che richiede la musica di Mozart. Il fraseggio è leggero, con la giusta trasparenza. Le dinamiche rivelano un insieme tipico delle grandi formazioni cameristiche. L’Allegro cantabile, il secondo tempo è di una dolcezza inaudita grazie al suono di estrema delicatezza che tutte e tre le strumentiste hanno, sia individualmente sia come insieme. L’Allegro finale è un perfetto esempio di resa dialogica fra gli strumenti.
Il concerto prosegue con il celebre Trio opera 97 L'Arciduca in si bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven in cui, nell’Allegro moderato iniziale, le tre virtuose si esaltano nella cantabilità del bellissimo tema che apre questo capolavoro. Il successivo Scherzo-Allegro è improntato a una gentile leggerezza che le Xyrion sanno sottolineare esaltando la bellezza della scrittura beethoveniana, mentre nell’Andante cantabile (però con moto) rendono con struggente intensità la malinconia che pervade l’intera pagina. L’Allegro moderato è la giusta conclusione di un’esecuzione superlativa.
Il secondo tempo del concerto presenta il famoso Trio opera 90 in mi minore Dumky del boemo Antonin Dvorak. Il Lento maestoso che apre questa composizione è nel tipico stile rapsodico che caratterizza tutte le composizioni del maestro boemo e il trio Xyrion sa rendere come pochi l’alternanza di momenti di abbandono lirico e le reminiscenze di danze popolari. I passaggi di impervio virtuosismo sono risolti con una facilità che lascia interdetti. Il successivo Poco adagio, cosí pregno di reminiscenze popolari, è di una commovente rapsodia di colori, mentre l’Andante moderato (quasi tempo di marcia) nella semplicità del tema che lo caratterizza è di commovente cantabilità. Il successivo Allegro, caratterizzato dal contrasto fra momenti di grande slancio ritmico con altri di maggiore tensione melodica, e il finale Lento maestoso, concludono un’esecuzione memorabile accompagnata da applausi entusiastici e la concessione di un bis lo Scherzo in sol minore di Dvorak.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 23. 10. 2009

Gioielli di Vivaldi e Monteverdi: una grande ouverture per gli Amici

UDINE. Un Palamostre pressoché gremito è stato la festosa cornice per l’inaugurazione dell’ottantottesima stagione concertistica degli Amici della Musica (inserita nel grande cartellone di ScenAperta ), che ha visto protagonista della serata l’orchestra da camera I Musici Estensi, il complesso vocale udinese Dumblis e Puemas, il soprano viennese Jasmin Reda e il trombettista Diego Cal. Dirigeva il maestro Alessandro Cadario. Dopo i saluti e la presentazione del concerto da parte della presidentessa degli Amici della Musica, Luisa Sello, dell’assessore comunale alla cultura Luigi Reitani, del governatore del Rotary, Caronna, del presidente dell’Erdisu, Adriano Joan, e di una rappresentante degli studenti coinvolti nel progetto I giovani e la musica , si inizia con l’ouverture dall’oratorio Juda Maccabeus di Georg Friederich Händel. I Musici Estensi, fin dalle prime battute del Grave che apre questa splendida pagina, si rivelano complesso che ha fatto rigore filologico la propria cifra esecutiva. Il suono è bello e delicato, il fraseggio arioso e la precisione esecutiva da manuale. Il brano successivo, la Suite HWV34 per tromba, archi e continuo di sempre di Händel, vede come solista il trombettista Diego Cal, strumentista che, nonostante qualche incertezza nell’intonazione dell’iniziale Ouverture, bene interpreta il carattere di questa elegante composizione, pur con l’evidente sforzo di contenere il volume del proprio strumento, altrimenti troppo potente. Il primo tempo della serata si chiude nel segno del grande Johann Sebastian Bach, del quale viene eseguita la Cantata BWV 51 Jauchzet Gott in allen Landen per soprano, tromba, archi e basso continuo. Solisti il ventenne soprano viennese Jasmin Reda e il trombettista Diego Cal. La Reda offre al pubblico degli Amici della Musica un’esecuzione con luci e ombre in cui la grande agilità della sua esile voce e la discreta intonazione dell’ Allegro si contrappongono alle imprecisioni nell’esecuzione del Corale che conclude questo capolavoro. La seconda parte del concerto è tutta dedicata alla musica italiana e inizia con il Concerto in do maggiore F XI numero 44 per archi e basso continuo di Antonio Vivaldi, con un’esecuzione esemplarmente modellata sugli stilemi dei Prete Rosso, cui segue il Mottetto RV 630 Nulla in mundo pax sincera per soprano, archi e basso continuo sempre di Vivaldi, che esalta le doti di agilità della Reda. La parte finale della serata vede aggiungersi all’orchestra il coro dei Dumblis e Puemas che propongono due brani di Claudio Monteverdi, Adoramus Te, Christe e Cantate Domino , connotandoli con la bellezza di suono caratteristica di questo complesso vocale. Il loro Monteverdi, infatti, grazie all’eccellenza delle voci che compongono questo complesso, è di grande suggestione, caratteristica che viene mantenuta anche nei due brani di Vivaldi conclusivi, il Laudate dominum RV 606 e In exitu Israel RV 604 , entrambi per coro e archi, che suggellano la serata fra gli entusiastici applausi del pubblico. L’inevitabile bis vede la riproposizione del Laudate dominum RV 606 di Vivaldi.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 13. 10. 2009

Sfida fra i talenti d’Europa: il premio Amici della musica ad Alijoša Jurinic di Zagabria

In gara gli iscritti a Conservatori, Accademie e Università
La finale del “premio Amici della musica 2009”, quinto concorso musicale internazionale Euroregione, ha permesso al pubblico udinese, nello splendido salone d’onore del Circolo ufficiali dell’Esercito in via Aquileia, di ammirare formazioni cameristiche e di solisti provenienti un po’ da tutta Europa, ma iscritti a Conservatori/Accademie/ Università di musica di Zagabria, Graz, Udine e Lubiana.
Il concerto dei finalisti inizia dunque con la Polacca op.53 di Frederic Chopin eseguita dal pianista Alijoša Jurinic dell’Accademia di Zagabria. La sua Polacca è affrontata con un tempo molto brillante che si stempera poi in momenti più meditativi durante i quali Jurinic ammira e commuove con la sua grandissima musicalità che, nei passaggi tecnicamente più impervi, unisce alle sue grandissime doti tecniche a una meravigliosa plasticità del suono.
Dopo l’applaudita esibizione di Jurinic, è la volta del Nimaris trio proveniente dall’Università di Graz e formato da Nitzan Bartana al violino, Maria Serafin al violoncello e Aris Feslikidis al pianoforte. Il Nimaris presenta il primo tempo, Molto allegro e agitato, dello splendido Piano trio n.1 in re minore op.49 di Felix Mendelssohn Bartholdy. L’interpretazione dei Nimaris è connotata da una fusione di suono davvero unica e da una precisione esecutiva rara. La musicalità con cui eseguono questo trio è straordinaria.
È poi la volta della pianista moldava Aleksandra Klimova proveniente anch’essa da Graz, che propone lo Studio op. 42 di Aleksander Skriabin e lo Studio n.6 tratto dai Sei studi sui capricci di Paganini di Franz Liszt, nei quali mette in mostra una maturità di suono e una capacità intepretativa di grande livello, unite a grande musicalità.
Il pianista Simone Peraz, del Conservatorio Tomadini di Udine, propone la difficile, musicalmente parlando, Fantasia in do maggiore op.17 di Robert Schumann, che scandaglia nel profondo con risultati musicali però non sempre convincenti, anche se dimostra di essere un pianista di razza, dotato di ottimi mezzi tecnici ed espressivi.
Il GUD trio di Lubiana - Gregor Dešman pianoforte, Dejan Gregoric violino, Urša Pavlovic violoncello - propone quindi l’intervento più lungo della serata, perché consta di ben tre pezzi: lo Scherzo del Trio op.67 di Dimitri Shostakovic, l’Adagio e Furioso tratti dal Trio op 10 di Franz Joseph Haydn, che interpretano con grande perizia tecnica e, anche se a volte talune cose lasciano perplessi come l’esecuzione dell’Adagio, troppo romantico, si ha la netta sensazione di essere di fronte a un gruppo molto agguerrito.
Chiude la finale il chitarrista sloveno Izidor Erazem Grafenauer che presenta una entusiasmante interpretazione di Gran Jota di Francisco Tarrega.
Dopo i discorsi delle autorità presenti (l’assessore regionale alla cultura Roberto Molinaro, il vicepresidente alla Provincia di Udine, Marco Quai, e l’assessore alla cultura del Comune di Udine, Luigi Reitani) si è proceduto alla premiazione dei vincitori. Il riconoscimento della stampa e la menzione speciale “Nei suoni e nei luoghi” sono andati al Trio GUD, la menzione speciale “Vicino-Lontano” a I.E. Grafenauer, la menzione speciale Amici della musica a Simone Peraz e il premio Amici della musica ad Alijoša Jurinic, che dunque è il trionfatore di questo importante concorso.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 12. 5. 2009

Il superbo Mozart del mago del clarinetto

Notevole afflusso di pubblico – specialmente giovani – l’altra sera al palamostre per il settimo appuntamento dell’86ª stagione degli Amici della Musica. Protagonista dell’atteso concerto è stato Antony Pay, uno dei più celebri clarinettisti del mondo, affiancato dal quartetto d’archi Sine nomine. Il programma è di notevole livello e si apre con una delle composizioni più famose della maturità di Mozart: lo splendido Quintetto per clarinetto e archi in la maggiore K 581. Si tratta di un lavoro scritto nel 1789, nel quale Pay si esibisce con un clarinetto di bassetto in bosso costruito nel 1850 e paragonabile a quello che veniva usato ai tempi del Grande salisburghese. Fin dalle prime battute dell’ Allegro , il pubblico è ammaliato dal suono del gruppo, che mette in mostra un Mozart di squisita fattura, eternamente in bilico fra l’intimismo del Larghetto , che è di sconvolgente bellezza, l’elegante leggerezza del Minuetto e Trio 1 e 2 e lo scanzonato divertissement dell’ Allegretto con variazioni . I tempi sono presi con calma, sì da poter dispiegare le sonorità mozartiane in tutta la loro leggerezza e soavità. Il fraseggio è arioso, la sonorità perfettamente levigata nella sua chiarezza, l’insieme è una costruzione dalle perfette proporzioni e di encomiabile equilibrio. Il pubblico è come stregato da questa superba interpretazione, che saluta con scroscianti applausi. La serata prosegue con il quartetto d’archi Ainsi la nuit di Henry Dutilleux, uno dei più insigni musicisti francesi viventi, che fonde nella sua opera la lezione dei grandi maestri dell’Impressionismo francese, Debussy e Ravel, con gli influssi di Stravinskij e di Bartòk, senza peraltro sottrarsi ad esperienze di tipo strutturalista. Un compositore poliedrico dunque, ben difficilmente inquadrabile in determinate correnti o movimenti. Ainsi la nuit è paradigmatico di questa eclettica posizione e viene affrontato dai Sine nomine con grande profondità interpretativa, ricreando con autorevolezza le suggestive atmosfere di cui è impregnata questa complessa, e tecnicamente impervia, partitura. La seconda parte del concerto ci porta nel romanticismo ottocentesco e vede Antony Pay ed i Sine nomine esibirsi nel bellissimo Quintetto per clarinetto e archi in si minore opera 115 di Brahms. Lo stile del grande compositore amburghese è stato spesso descritto come una mistura di nordica sobrietà e melanconica tenerezza: queste caratteristiche costituiscono la cifra dell’interpretazione di Pay e dei Sine nomine, grazie ad un serrato dialogo fra le parti che penetra fin nell’intimo le fibre della partitura brahmsiana, esaltandone il pathos e regalando al pubblico degli Amici una lettura emozionante, di altissimo e straordinario livello musicale. I lunghissimi applausi finali convincono i virtuosi a concedere un bis nel quale eseguono l’ Allegro del Quintetto per clarinetto opera 34 di Carl Maria von Weber.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 18.2.2009

Sbeglia-Zamuner, pianismo scintillante

UDINE. Su un rinato strumento, la musica per pianoforte a quattro mani è protagonista del primo appuntamento 2009 per l'86ª stagione proposta dagli Amici della Musica, in sala Madrassi. In scena, la coppia di pianisti, uniti nell'arte e nella vita, Maria Sbeglia e Umberto Zamuner. Il programma, tutto novecentesco, s'inizia con la celebre Ma mère l'oye scritta da Maurice Ravel nel 1910, cui seguì nel 1911 la versione orchestrale per balletto. Una suite tratta, almeno per i primi due pezzi che la compongono, dalla fiaba di Perrault. Lo schema e le armonie ne fanno, sia nella versione pianistica sia in quella orchestrale, uno dei lavori più famosi della produzione raveliana. Fin dalle prime note del primo movimento, il misterioso e sognante Pavane de la belle au bois dormant , Zamuner e Sbeglia mostrano un affiatamento come poche volte è dato di ascoltare. L'intesa è perfetta, le sonorità accuratamente bilanciate, il pensiero musicale è comune e condiviso. E poi l'incanto della musica di Ravel, brillante nel Petit Poucet , orientaleggiante, grazie all'uso della scala pentatonica, in Laideronnette Impératrice des Pagodes , sognante ne Les entretiens de la Belle et de la Bête ed esplosivo ne Le jardin feérique . Magia che continua col secondo pezzo del programma, la sempre raveliana Rapsodia spagnola , un lavoro che rievoca il folclore musicale iberico. Sono presenti infatti danze tipiche come la Malagueña (il secondo tempo della suite ) e l' Habanera (il terzo), trattate con una grande maestria tecnica venata d'ironia. Qui prevale un Ravel non più favolistico, ma che osserva con l'occhio del musicista colto la musica popolare, e ne filtra la lezione raffinandola con i suoi mezzi espressivi fino a trasfigurarla in un'originale fusione fra nuovo e tradizionale. L'esecuzione di Sbeglia e Zamuner rende perfettamente la cifra di questa fusione, rendendo al pubblico degli Amici un Ravel smagliante, pieno di suono, di colore e di calore che conclude fra applausi scroscianti la prima parte del concerto. La seconda parte del concerto si apre con Souvenirs du ballet dell'americano Samuel Barber, una rutilante composizione pianistica che partendo da un languido Valse e una sognante Scottische , arriva, attraverso il Pas de deux , il Two step e l' Hesitation tango , all'esplosivo Galop finale, dove i due virtuosi dispiegano tutta la sonorità di cui sono capaci. Con risultati brillantissimi, che ne confermano ancora una volta la bravura. Il concerto si conclude con la celeberrima Rhapsody in Blue , la composizione forse più popolare di George Gershwin. Nella versione per pianoforte a quattro mani, questa originale pagina, frutto di una felice contaminazione fra musica classica e ritmi del jazz, mantiene, nella calibratissima esecuzione del duo, tutta la freschezza dei ritmi e dell'inventiva melodica di Gershwin, non facendo rimpiangere nemmeno per un attimo i timbri e i colori della versione orchestrale. Il successo del duo Sbeglia-Zamuner è indiscutibile: subissato da applausi entusiasti, ai quali risponde con due bis nei quali rporpongono l'ascolto delle Danze ungheresi n. 5 e n. 1 di Johannes Brahms.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 18.1.2009

Il classicismo viennese in un brillante concerto con il pianista Bacchetti

UDINE. Il classicismo viennese di Wolfgang Amadeus Mozart e di “papà”, così di lui dicono familiarmente gli austriaci, Franz Joseph Haydn, è il focus del quarto appuntamento per la stagione proposta dagli Amici della Musica, tenutosi l’altra sera al Palamostre. Sul palco l’Orchestra del Veneto Orientale diretta da Dino Doni e il pianista Andrea Bacchetti. Davanti al folto pubblico degli Amici, il concerto s’inizia con la Sinfonia in mi bemolle maggiore KV 16 che Wolfgang Amadeus scrisse a Londra 1764 e il 1765, a soli otto anni: la prima di quel ciclo sinfonico che attraverserà tutta la sua vita, per concludersi tre anni prima della morte, nel 1788, con la Jupiter . È articolata in tre soli tempi, invece dei tradizionali quattro, e non presenta ancora – va da sé – la bellezza tragicamente apollinea dei lavori della maturità. Possiede tuttavia molti caratteri peculiari dello stile proprio del Mozart più maturo e, sapientemente concertata da un Doni, bene assecondato dall’Orchestra del Veneto Orientale, risulta elegante e piacevole all’ascolto, anche se con tutte le limitatezze di un lavoro d’occasione e di apprendistato. È poi la volta del protagonista, Andrea Bacchetti, che si esibisce con un vanto internazionale del made in Friuli : un imponente, e bellissimo, Fazioli a gran coda. Agli Amici, Bacchetti propone il Concerto in la maggiore KV 414 per pianoforte e orchestra , sempre di Mozart, scritto nel 1782. Opera che punta sull’elemento brillante specialmente nel primo e terzo tempo (rispettivamente Allegro e Allegretto ), risultando così estremamente aggraziata, mentre il secondo tempo ( Andante ) presenta il tema principale desunto da una sinfonia di Johann Christian Bach, per celebrarne la morte avvenuta in quell’anno. Un lavoro di sicuro interesse e di grande coinvolgimento, quindi, del quale Bacchetti dà un’interpretazione qua e là un po’ troppo beethoveniana, ma connotata dall’alto spessore tecnico ed espressivo di un pianista che sa penetrare il linguaggio mozartiano con autorevolezza e sensibilità. Gli applausi lo convincono a concedere ben due bis, in cui suona la Giga tratta dalle Suites francesi di J.S. Bach e - qui è veramente grande - la versione pianistica di Moon river. Il secondo tempo è una celebrazione del padre della sinfonia, Franz Joseph Haydn, del quale l’anno prossimo ricorre il duecentesimo della morte. Di lui l’Orchestra del Veneto Orientale propone all’ascolto la giovanile S infonia n.49 in fa minore “La Passione” , un lavoro che riflette con suggestivo vigore il clima della morte di Cristo. L’orchestra ne dà una lettura vibrante grazie al bel suono dell’insieme e all’ottima scelta di tempi operata da Doni. Scroscianti applausi finali.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 5.12.2008

Natale, anche negli appuntamenti degli Amici della Musica

Natale, anche negli appuntamenti degli Amici della Musica: l'ultimo concerto prima delle festività conclusosi oltretutto con il classico brindisi aveva sonorità di serena meraviglia e forme di esteriore brillantezza: l'Orchestra del Veneto Orientale, diretta da Dino Doni, e il pianista Andrea Bacchetti , che la mattina dello stesso giorno aveva partecipato, sempre con il presidente Luisa Sello, a Mozart quel birichino!, per il progetto scuole. E Mozart era protagonista anche del concerto serale, prima con la giovanile Sinfonia in Mi bemolle maggiore KV 16, e poi con il Concerto in La minore KV 414 per pianoforte e orchestra. Levigati gli archi, curata la dinamica (apprezzabili crescendi nei finali dei movimenti), bella vivacità nei tempi veloci; nel Concerto, il timbro pianistico era semplice e affascinante, l'ornamentazione pulitissima, il contrappunto con l'orchestra calibrato al millimetro: una grande cantabilità e una chiarezza cristallina nell'Andante e uno sfoggio di virtuosismo nell'Allegretto finale. Applausi entusiasti, con l'immediata risposta del primo bis: la Giga dalla Suite Francese in Sol maggiore di Bach, presentata dopo l'esecuzione da un compito Bacchetti , che per buona misura ci ha aggiunto una versione di Moon river. Nella seconda parte del concerto, la Sinfonia in Fa minore n. 49 (La passione) di Haydn: un vertice interpretativo per l'orchestra, in sintonia perfetta con i tenebrosi turbamenti dell'opera: un Adagio iniziale di grande sottigliezza timbrica (anche se di ritmica un po' strascicata, come tutti i tempi lenti della serata), un barocchismo discreto nell'Allegro di molto, un Minuetto magistralmente spettrale e un Presto ardente e inquieto, bissato immediatamente dopo la prima chiamata, tra gli applausi sinceri del pubblico.

Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 5.12.2008

Zhao Lei, dalla Cina con candore e calore

Freddo polare fuori, calore (e candore) dentro Sala Madrassi, per il consueto appuntamento dei concerti degli Amici della Musica di Udine. Come ogni anno, il vincitore del Premio Amici della Musica dell'edizione precedente si esibisce nella stagione in corso. E primo classificato del 2008, con giudizio unanime della giuria, del pubblico e della direzione artistica di un concorso cui partecipano, oltre a Udine, Zagabria, Graz e Lubiana, è stato il pianista Zhao Lei , presentato dall'Universität fr Musik di Graz. Esile, esitante, delicato, si è ora presentato senza filtri e senza parole, iniziando direttamente con una linearissima Fuga in Sol maggiore di Domenico Scarlatti. Stessa leggerezza e brillantezza nella Sonata in Si bemolle maggiore KV 281 di Mozart, curata nell'espressività e nei finali: emergeva una cura particolare del registro medio, con una sonorità morbida ma chiara, che si è protratta, come marchio interpretativo, lungo tutto il programma.

Il tocco, invece, mutava completamente nella Ballade n. 2 op. 38 di Chopin, facendosi virtuosistico e impetuosamente persuasivo. Arcano, invece, nello Sposalizio dalle Années de Pèlerinage di Liszt, diviso tra dissoluzione armonica e melodia spiegata; impeccabile e di estrema suggestione (uno degli apici della serata) Les jeux d'eaux à la Villa d'Este. E la fine del concerto era dedicata al Carnaval op. 9 di Schumann: popolare, ma equilibratissimo nell'andamento trionfale del Préambule, nell'accoramento di Eusebius, nell'umorismo di Pantalon et Colombine, nella foga cristallina della Marcia finale. Applausi di un pubblico curioso ed entusiasta (proseguono fedeli gli abbonamenti per gli studenti delle superiori), giro d'autografi (con caratteri cinesi), ma prima un bis, sempre chopiniano: lo Studio n. 7 op. 10.

Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 28.11.2008

L’amore di Schumann esalta Chegcheng Zhao

UDINE. La giovanissima pianista cinese Chegcheng Zhao ha avuto l’onore, e l’onere, di concludere in Sala Madrassi il cartellone della 85.ma stagione degli Amici della Musica. Il programma prevedeva una prima parte dedicata a Fryderyc Chopin con lo Scherzo n.1 op.20 e la Sonata n.2 op.35 in si bemolle minore, mentre nella seconda la locandina proponeva Carnaval op.9 di Robert Schumann. Fin dalle prime battute, lo Scherzo inizia un serie di passaggi di vertiginosa difficoltà tecnica intervallati da momenti di ansiosa distensione. E Chengcheng Zhao rivela di essere una pianista tecnicamente agguerrita e dotata di potenza di suono. Il suo Chopin è da virtuosi, anche se i momenti più distesi - soprattutto nella parte centrale dello Scherzo - dovrebbero essere più lirici, mentre risultano un poco troppo composti. Le stesse osservazioni riguardo alla cifra esecutiva di Chengcheng possiamo trasferirle alla celebre Sonata n.2 op.35 in si bemolle maggiore di Chopin che la pianista propone come secondo brano della serata. Anche qui l’esecuzione è tecnicamente di livello elevato, anche se bisogna dire che qualche passaggio del primo tempo, il Grave, Doppio movimento, non è cristallino. Minuzie comunque perché il livello è quello di un pianista virtuoso, anche se la Marche Funèbre, il terzo tempo, pur essendo giustamente solenne e delicato, in qualche passaggio risulta un po’ troppo “contegnoso”. In ogni caso, il successo di questo primo tempo è ottimo. Il secondo è dedicato a un brano che Schumann compose nel 1836 in onore di Ernestine von Fricken, della quale si era invaghito, Carnaval op.9, scènes mignonnes sur quatre notes. Infatti, il tema A.S.C.H. (nella notazione alfabetica tedesca: la, mi bemolle, do, si) che fa da base alla composizione, corrisponde al nome della città (Asch) dove viveva Ernestine von Fricken. Il Carnaval usa questo tema in una rapida successione di variazioni-ritratto, riferite a persone, personaggi, maschere, dimensioni interiori. C'è Ernestine (Estrella), c'è Clara (la non ancora "unica amata") come "Chiarina", c'è Chopin, c'è Paganini (che fa da "trio" a un Valse allemand), c'è lo stesso Schumann sdoppiato in Florestan ed Eusebio, c'è il bando romantico nella Marcia dei Compagni di David (e romantici, appunto) contro i Filistei (i gretti e i miopi). Per la prima volta, nel Carnaval, Schumann mira a una scrittura depurata dell'esibizione virtuosistica e sposta la difficoltà sulla resa musicale dell'idea complessiva dell'opera. Qui la pianista cinese si dimostra molto a suo agio. Riesce a penetrare con la sua arte interpretativa le più intime fibre del panismo schumanniano, fornendo al pubblico degli Amici della Musica un’esecuzione di livello assoluto. Grande è il successo finale e la giovanissima Chengcheng ringrazia suonando Des Abends di Robert Schumann come bis.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 25.04.2008

Udine
Continuano gli appuntamenti ...

Continuano gli appuntamenti per la stagione degli Amici della musica, in sala Madrassi a Udine; stavolta, con la chitarrista Adalisa Castellaneta , presentata dal direttore artistico Annalisa Sello, che ha anche annunciato alcune variazioni per i prossimi appuntamenti del sabato pomeriggio. Lo spostamento, rispettivamente, del concerto di Roberto Brisotto dal 16 febbraio al 15 marzo, e del concerto di Zhelyu Stoyanov dal 15 marzo al 26 aprile; infine, l'anticipazione del Premio Amici della musica dai giorni 23-25 ai giorni 9-11 maggio. Il concerto della Castellaneta , un percorso ad ampio raggio attraverso i secoli e gli stili, cominciava dalle sonorità liutistiche del rinascimentale Francesco Canova da Milano, di cui sono stati eseguiti "Le plus gorgias du monde" e una Fantasia di tessuto contrappuntistico e di forte portata emotiva. Veniva poi il perfetto equilibrio tra modalità e tonalità delle composizioni di Dowland ("Two Fancies"), rese con tocco delicato e terso e con puntigliosa attenzione alle sfumature espressive delle modulazioni. Stesso timbro per il Nocturnal op. 70 ("after J. Dowland", appunto) di Britten, basato però su una struttura instabilissima, che unisce ricordi del colorismo di un de Falla allo sperimentalismo ritmico di ossessive cadenze a ballo e frammenti di progressioni familiari. In confronto, la scrittura idiomatica di Giulio Regondi per la "Rêverie" (Notturno op. 19), vagamente barocca e molto virtuosistica, suonava rassicurante e consolatoria. Infine, le "Five bagatelles" di William Walton, scritte nel 1972 per il chitarrista Julian Beam e dedicate a Malcolm Arnold, dove lo sperimentalismo si fa timbrico, su ritmi regolari e accattivanti, non immemori dell'esempio di Piazzolla; e su movenze decisamente coreutiche si delineano i climax conclusivi dei pezzi. Applausi calorosi del pubblico, premiati da un bis familiare ed eseguito con grande trasporto: "Recuerdos de la Alhambra" di Francisco Tárrega.

Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 17.02.2008

Amici della Musica: sorprendente il violoncellista Ernst Reijseger

Il violoncello è lo strumento che, forse più di ogni altro, rappresenta in musica l’immagine dell’apollinea bellezza classica. Fra tutti gli strumenti, è quello che più si avvicina alla voce umana e a esso si riserva quindi un posto speciale nell’orchestra, perché possiede una sensualità di suono che gli altri strumenti non possono vantare. Il violoncello è un’immagine romantica nell’iconografia ottocentesca e riassume in sé una quintessenziata sensualità/sessualità, percepita e desiderata, e al stesso tempo irrangiungibile e oscura. Ma soprattutto il violoncello è compostezza, profondità di suono che scava nei più intimi recessi psicologici del compositore. Il violoncellista, inoltre, è il severo custode della tradizione musicale più colta, generalmente poco disponibile verso sollecitazioni estranee a quella parabola evolutiva della musica colta occidentale che si snoda dai grandi autori classico-barocchi ai compositori contemporanei. Ebbene, tutte queste immagini e suggestioni, al quarto appuntamento della stagione firmata dagli Amici della Musica, tenutosi al Palamostre, vanno in soffitta per mano del violoncellista olandese Ernst Reijseger, che nello spettacolo Per voce sola, tra classico e jazz, dà al pubblico udinese un’interpretazione completamente nuova di come si può suonare il violoncello. E dimenticate pure la figura del classico violoncellista paludato, perché Reijseger, per solarità e presenza scenica, è tutto il contrario. Fin dall’inizio. Il palcoscenico del Palamostre si presenta allo spettatore completamente spoglio: c’è solo una sedia. E nient’altro, né un leggio né una partitura. Niente. Entra in scena quindi Reijseger con il suo violoncello e due archetti. Si siede, appoggia un archetto in terra e poi comincia con il primo brano che potremmo quasi definire minimalista. Inizialmente si vede l’olandese che prende a suonare arpeggi dall’avvio impercettibile, per poi aumentare di volume e proseguire con minime variazioni fino al diminuendo finale che arriva, di nuovo, all’impercettibile. Il tutto senza nessuno sviluppo tradizionalmente inteso. Il resto del concerto è un susseguirsi di brani, a fine serata saranno otto più due bis, in cui il violoncello è trattato in maniera anticonvenzionale, come una chitarra basso e/o come uno strumento a percussione, con l’uso di tutte le tecniche esecutive della musica contemporanea: accompagnato dal battito dei piedi, da fischi e scuotimenti. Nello spettacolo Per voce sola la dimensione musicale risente di influssi jazzistici, perché, oltre alla formazione classica, Reijseger ha anche una solida cultura jazz, e, in generale, di quella che si definisce generalmente world music. Sono presenti, infatti, anche echi di musica tibetana, ebraica, giavanese, araba e popolare europea, riuniti in un fantasmagorico melting pot che stupisce e affascina gli spettatori. Accanto all’aspetto strumentale e musicale, Per voce sola è anche uno performance che coinvolge lo strumentista da un punto di vista scenico. Reijseger infatti, si alza, si muove sul palco, cammina fra il pubblico con varie andature cercando quasi un contatto fisico con l’audicence e dando luogo a situazioni a volte esilaranti, come quella in cui l’olandese, mentre suona passeggiando fra le poltrone, vede una signora che sta andandosene e lui, impertinente, la insegue suonando fra l’ilarità del pubblico. Uno spettacolo coinvolgente, quindi, che realizza quanto Reijseger ha avuto modo di dichiarare alla rivista All about Jazz: «A me piace lavorare sugli estremi, su suoni che possono risultare sbagliati, noiosi, sporchi o altissimi: non voglio trascurare nessuna di queste possibilità. Ognuna di esse è una forma di espressione, una qualità sulla quale è doveroso inoltrarsi». Intento pienamente realizzato, che a Udine il pubblico premia con scroscianti applausi finali.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 27.12.2007

Il pianista Florian Uhlig...

...uno dei più promettenti tra quelli della nuova generazione, ha già connotato la sua carriera artistica con l'originale esplorazione di ogni genere di esperienza musicale, partendo dal periodo barocco per approdare allo sperimentalismo contemporaneo, nella cui scrittura ha cominciato a cimentarsi in prima persona, dato che affianca all'attività concertistica quella di compositore, oltre che di musicologo.Ecco perché gli Amici della Musica di Udine lo hanno invitato per l'epilogo della loro 85. Stagione, attenti come sono a selezionare le proposte più interessanti sia per i contenuti, sia per l'approccio interpretativo. E infatti Uhlig si è presentato nella Sala Madrassi con un'impaginazione non usuale, monograficamente incentrata sulla produzione schubertiana o a essa ispirata, come l'Hommage à Schubert di Poulenc o leCinque Variazioni su un tema di Schubert di Lackhelmann. Di particolare rilievo proprio l'inserimento di quest'ultimo autore, con cui il pianista pare accomunato da una sorta di vita parallela, in quanto ne rispecchia l'onnivora propensione all'indagine sui linguaggi d'avanguardia, comprese le contaminazioni antiaccademiche attraversate dal pensiero seriale e da sofisticate soluzioni timbriche di matrice postweberiana, con palesi suggestioni delle impalcature stockauseniane.
Dopo la parte dedicata alle trascrizioni, dovute a Listz (Der Wandere;Liebesbotschaft;Die Forelle) e a Godowsky (Gute Nacht;Das Wandern), conclusione con l'ampia Sonata D 959, ove il pianista ha confermato il possesso di una compiuta tavolozza tecnico-espressiva oltre che di una percettibile tensione etica, un po' eclissatasi solo nell'ultimo movimento. Vivo successo scandito dagli applausi più calorosi ripagati da un fuoriprogramma anch'esso schubertiano.

Silvio Montaguti - Il Gazzettino 20.05.2007

Vanbrugh e ConTempo: un ottetto stupendo

Insolita formazione e insolito programma per il quinto appuntamento dell’ottantacinquesima stagione degli Amici della Musica che si è tenuto in sala Madrassi. Si sono esibiti infatti due quartetti d’archi dal curriculum quanto mai illustre, entrambi vincitori di numerosi e prestigiosi concorsi e protagonisti di un gran numero di concerti e registrazioni. Si tratta di un quartetto inglese, il RTE’ Vanbrugh String Quartet, formato da Gregory Elis e Keith Pascoe ai violini, Simon Aspell alla viola e Christopher Marwood al violoncello, e di uno rumeno, il Con Tempo String Quartet, con Bogdan Sofei e Ingrid Nicola ai violini, Andreea Banciu alla viola e Adrian Mantu al violoncello. Il programma è di grande valore e raro ascolto. Il doppio quartetto ha infatti eseguito davanti al pubblico udinese l’ Ottetto opera 7 in do maggiore (articolato in quattro movimenti, Très modéré - plus aimé, Très fouguex - extrêmement vite , Lentement , Mouvement de valse bien rythmée ) del violinista (fu anche maestro del nostro Uto Ughi), pianista e compositore rumeno George Enescu, l ’Ottetto opera 11 , articolato in un Preludio (Adagio molto) ed in uno Scherzo (Allegro Molto) di Sciostakovic ed il celeberrimo Ottetto per archi opera 20 in mi bemolle maggiore di Mendelssohn. Il concerto inizia con l’ Ottetto di Enescu, opera di difficile esecuzione dal punto di vista armonico (è molto dissonante), per l’agogica, con un continuo alternarsi di parti lente e veloci, e per la dinamica, per le escursioni frequentissime di sonorità. Un lavoro piuttosto ostico quindi, ma che i virtuosi del duplice quartetto dipanano senza sforzo, dimostrando in ogni momento una grande intesa nelle dinamiche perché i piani e i forti e le escursioni fra di loro sono sempre perfettamente calibrate. L’ottetto riesce a rispondere musicalmente a tutte le richieste della difficile partitura, riuscendo ad essere brillante dove ciò è richiesto, come nel Plus animé del primo tempo o nel Très fougueux - extrémement vite , o languido come nel Lentement . Il tutto con un suono stupendo e meravigliosamente intonato. L’esecuzione del capolavoro di Enescu dura tutto il primo tempo del concerto. La seconda parte si apre con lo splendido Ottetto opera 11 di Sciostakovic, in cui il Preludio è caratterizzato da sonorità misteriose alternate a passaggi virtuosistici splendidamente e seguiti dalla formazione. Lo Scherzo è frenetico e tecnicamente virtuosistico, ma la bravura degli esecutori è tale che l’oggettiva difficoltà tecnica viene risolta con estrema eleganza. Il concerto si chiude con il celeberrimo Ottetto opera 20 di Mendelssohn. Nel primo tempo, Allegro moderato ma con fuoco , l’ottetto sfodera un bellissimo suono. Il tempo è ben calibrato fin dall’inizio; il cambio fra le parti veloci e quelle lente è perfetto, come al solito; anche la delicatezza dell’ Andante , che si dipana in un fragile gioco di incisi tematici che rimbalzano da uno strumento all’altro, è resa con eleganza. L’esecuzione dello Scherzo:allegro leggerissimo è caratterizzato da una magistrale leggerezza, ottenuta con un meraviglioso gioco di incastri fra le parti. Velocissimo e di assoluta leggerezza è infine il Presto , caratterizzato da un fugato di rara precisione. In conclusione dello splendido concerto, applausi vivissimi del pubblico, ma i virtuosi, insolitamente, non concedono alcun bis.

Sergio Zolli - Messaggero Veneto 21.01.2007

Amici della Musica: una magica serata con il chitarrista uruguaiano Alvaro Pierri nel segno del grande Segovia

Un grande interprete, un virtuoso della chitarra, ancora una perla a impreziosire l'affascinante cartellone firmato dagli udinesi Amici della Musica. Alvaro Pierri, uruguaiano, figlio di quella lunga tradizione ispanico-latina che alla chitarra affida la propria voce e il proprio sentire, regala in sala Madrassi un'accademia la cui cifra espressiva non può, considerato il calibro dell'artista, che essere straordinaria. Un programma come se ne facevano una volta, grandioso e vorace, lontano da simmetrie un po' anemiche o da accoppiamenti giudiziosi e didascalici. Dopo un avvio pacato, sulle note di una Suite secentesca di Jacques le Polonais, con lettura di Pierri non ascrivibile a caratterizzazione filologica, perché le intabulature de lauto richiedono una proprietà timbrica peculiare di quello strumento, tocca alla Gran sonata in la maggiore di Niccolò Paganini. Originariamente pensata per chitarra con accompagnamento di violino, la si propone in una trascrizione per chitarra sola. A onor del vero, ci pare manchi qualcosa, ma la poesia che trapela dalle dita dell'interprete e il canto sommesso della Romanza , il secondo movimento, riescono comunque a librare un volo di sentimento commosso. Curiosità e rarità svaniscono al cospetto della grande comunicativa che distingue il resto del programma. Albéniz, Sainz de la Maza, Piazzola, Ginastera, un climax espressivo, un mondo d'intensità, un palpitare continuo. Habanera , Zorzico , Sevillanas , un piccolo compendio di danze spagnole, basche, andaluse, in un vorticoso virtuosismo, tra luci e colori, tra fievoli armonici e impetuose tamborre, fino a quel canto che pare una parola appena pronunciata. La chitarra e il suo Orfeo s'identificano in un'impressionante definizione, combaciano fino a un'unica fonte di suono. L'amicizia con il grande Piazzolla la rivela una prolusione dell'artista stesso, ma ancor di più l'interpretazione di Verano Porteño , Tristón e Compadre (ispirato quest'ultimo dal quartiere Boca di Buenos Aires, famoso per i suoi bordelli), tre autentici gioielli, di matrice diversa ma di ineguagliabile raffinatezza. A concludere, l'unica opera scritta per chitarra sola, la Sonata op. 47 , da Alberto Ginastera, compositore che, pur ammiccando al nuovo linguaggio avanguardistico conosciuto in Europa (la sonata è del 1976), non riesce a svincolarsi dai lacci delle proprie origini latine e criolle. L'ultimo tempo di questa Sonata , le cui indicazioni agogiche riportano diciture quali «sforzatissimo, frenetico e delirante», mette in luce ancora una volta la grande tecnica di Pierri, spintosi con frequenti rasgueados e divertenti effetti percussivi su tutta la tastiera e la cassa armonica della chitarra, fino alla veemenza inaudita, al limite di una sarmatica violenza. Grande personalità, sicuramente un interprete che, giustamente, si reputa a livello mondiale quale degno erede di Segovia. Serata magica, suggellata con il bis dello Studio numero 12 di Villa-Lobos.

Cristiano Dell’Oste - Messaggero Veneto 2.04.2006

Dedicato a Beethoven. L’impeccabile recital di Johannes Kropfitsch: eseguite le “Sonate” per pianoforte

UDINE. È un interprete sensibile e raffinato, Johannes Kropfitsch, capace di rendere intelleggibili e nitide anche le immagini musicali più articolate. Una qualità – tutt'altro che comune – che si è potuta apprezzare anche nel corso del concerto organizzato in sala Madrassi dagli Amici della Musica e dedicato alle Sonate per pianoforte di Beethoven. Il rigore formale e la lucida capacità intellettuale di filtrare la complessità delle partiture tanto da semplificarle e tanto da farne intuire, anche all'ascoltatore meno esperto, la struttura e il processo compositivo alla base, hanno accompagnato tutta l'esecuzione. Un'esecuzione impeccabile, non solo per la maestria tecnica di Kropfitsch, ma anche per quella sua sensibilità nello scrutare il senso più profondo del lessico musicale beethoveniano e di tradurlo in accenti espressivi. Composta e limpida, attenta alle sfumature coloristiche, l'interpretazione delle quattro Sonate proposte, tre classificate all'interno dell'opera 10, e l'ultima appartenente al periodo della cosiddetta maturità.Ad aprire la serata, la Sonata numero 1, di cui il pianista viennese ha dato una lettura improntata al fraseggio elegante, ponendo l'accento sulle similitudini musicali e formali con la scrittura di alcuni illustri predecessori di Beethoven, tra cui Mozart e Haydn. Cristallini, brillanti e controllati i movimenti più veloci, teso a un lirismo poetico e delicato, il toccante Adagio del secondo movimento. La leggerezza giocosa è, invece, stata il Leitmotiv scelto da Kropfitisch per la lettura della Sonata numero 2 (sempre opera 10), interpretata con brio e freschezza, facendo prevalere con buona dose di divertimento il carattere pungente nel realizzare le soluzioni contrappuntistiche e gli effetti umoristici, sfociati nella fuga a tre voci e, conseguentemente, nella “chiassosa” Coda. Considerata il «miglior esito» dell'opera 10, la terza Sonata in re maggiore, di cui il pianista ha esaltato con eloquenza, e ricorrendo a un uso calibratissimo sia del pedale sia delle sonorità, calmierate sui piano e pianissimo, la ricchezza delle modulazioni, la tensione interiore che scaturisce dalla partitura, il carattere improvvisativo del brillante Rondò. Dopo il rigore formale e il classicismo delle Sonate appartenenti a quello che gli storiografici sono soliti definire il primo periodo della produzione musicale di Beethoven, Kropfitsch ha chiuso il concerto con la Sonata opera 110 in la bemolle maggiore. Una Sonata nella quale i modelli classici cui fino a quel momento Beethoven si era ispirato cambiano, lasciando il passo a un linguaggio musicale più tormentato e senza dubbio drammatico. Sensibile interprete degli stati d'animo di un Beethoven ormai ammalato e in difficoltà economica sottesi nella partitura, Kropfitsch, nel corso dell'esecuzione della Sonata, ha esaltato, con grande espressività e con senso della misura, il carattere meditativo della composizione, alternando, allo strazio del primo movimento, gli accenti melodici, per approdare – così come richiesto da una partitura estremamente articolata e complessa, a tratti dolente – a una rassicurante fuga finale.

Mariateresa Bazzaro - Messaggero Veneto 28.12.2005

Coraggiosa, l'associazione...

UDINE. Coraggiosa, l'associazione Amici della Musica: ha presentato il programma della Stagione 2005-2006, nella consueta cornice di Sala Madrassi, aprendolo con la musica da camera di Schubert. L'associazione accoglie nella sua fervida attività i nuovi iscritti desiderosi di farne davvero parte, di entrare familiarmente nelle sue nuove e vecchie iniziative; ma i neofiti devono davvero amare la musica, e affrontare come prima cosa l'esaltante impatto con la fluviale ispirazione schubertiana. Il quartetto d'archi Hugo Wolf (Sebastian Grtler e Regis Bringolf i violini, Wladimir Koss Janenko la viola, Florian Berner il violoncello) fin dalle sue prime vibrazioni - esaltate dalla sala nota per nota - ha dimostrato di non aver nulla da imparare in quanto ad affiatamento e personalità espressiva, ricreando l'evento irripetibile del quartetto come conversazione fatta di accenni, sguardi, subitanei collegamenti tra gesti in una rigorosa compostezza e in un'atmosfera venuta da un'altra epoca. Il timbro caratteristico della formazione, lividamente severo e curatissimo, permeava anche l'amabilità di momenti come l'Andante dal Quartetto in la minore "Rosamunde" D 804 op. 29, notevole per il calore poderoso del violoncello, o i ritmi di danza del Minuetto dalla stessa opera (ribollente di gelida energia) e dello Scherzo dal Quintetto in Do maggiore D 956 op. post. 163. Vera oasi di cristallino paradiso, compiutamente tersa e suadente, era l'Adagio del Quintetto (Orfeo Mandozzi secondo violoncello): il segreto anche qui non sta mai in slanci espressivi più o meno sentimentali, ma nell'infallibile controllo dell'agogica, nell'enfasi derivante dalla sottrazione, dalla riduzione all'essenziale, dalla collaborazione in vista di un obiettivo che non consiste nel riflettore puntato su di sé. E il pubblico degli Amici della Musica l'ha capito e apprezzato.

Lucia Ludovica de Nardo - Il Gazzettino 11.11.2005

Amici della musica: arte senza confini al servizio dei giovani

UDINE. Sarà una stagione di alto profilo, tanto per la qualità dei concertisti e dei programmi mirati quanto per le molte novità. Parliamo degli Amici della musica, la cui 84ª stagione è stata presentata ieri dalla direttrice artistica Luisa Sello nella nuova sede di vai Nievo, la stessa dell’Università delle LiberEtà, nuovo e prezioso partner che ha messo a disposizione del benemerito sodalizio uno spazio adeguato. Un patto di ferro in nome della cultura che vede la dottoressa Pina Raso, presidente della LiberEtà, guidare anche gli Amici, che si avvalgono come di consueto della regìa artistica di Luisa Sello.
Dicevamo delle novità. Intanto si persegue con crescente successo l’obiettivo giovani con progetti ad hoc che riguardano l’università (le tirocinanti di Scienze della formazione seguiranno il progetto, coordinato dalla stessa Sello, al servizio della formazione musicale che significa anche educazione all’ascolto della musica dal vivo: un vero progetto pilota) e le elementari (alunni del primo e secondo circolo didattico prepareranno e presenteranno ai propri compagni il concerto del cartellone dedicato proprio ai giovanissimi: 12 dicembre).
Un altro fresco Leit-motiv è il premio Amici della musica, realizzato anche quest’anno in collaborazione con il Conservatorio Tomadini e la presenza determinante dei soci, che sceglieranno e premieranno il miglior interprete: l’anno scorso vinse il pianista Matteo Ziraldo, che avrà un proprio concerto nel cartellone il 22 febbraio. Una lodevole iniziativa che si propone di accompagnare e sostenere i primi passi dei neo-diplomati nel loro percorso artistico.
Terza novità l’apertura alle altre espressioni musicali, testimoniata dal concerto di Kay Mc Carthy, una stella del folk mondiale, organizzato assieme al Comune di Tavagnacco.
Infine, il decentramento a Malborghetto e a Lignano, dove saranno replicati alcuni dei concerti udinesi.
Insomma, idee e qualità si accompagnano alla proposta culturale, resa possibile dal sostegno della Fondazione Crup, della Regione, della Provincia e del Comune di Udine e dalla sponsorizzazione di Carnica Assicurazioni, Veneto Banca, Pecar Piano Center e Saf. Un cartellone (quasi tutto in sala Madrassi) che sarà inaugurato il 9 novembre dal prestigioso quartetto d’archi Hugo Wolf (pagine di Schubert); il 23 prosegue il ciclo dell’integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven con Johannes Kropfitsch; 12 dicembre progetto giovanissimi a concerto con l’Ensemble Hommage a Saint Saens; 11 gennaio Kay Mc Carthy (a Feletto); 22 febbraio Matteo Ziraldo (Liszt e Lygeti); 28 marzo Alvaro Pierri (i grandi della chitarra); 12 aprile Duo Tometten-Cognolato (Enescu, Casella, Hindemith e Sciostakovic); 28 aprile Vsevolod Dvorkin (Mendelssohn); 13 maggio Janas ensemble (Vivaldi, de Boismortier, Corelli, Lebegue, Cortette e il contemporaneo Lacagnina con un’opera nuova commissionatagli dagli Amici); 31 maggio finale con Nordio-Tomassi (Mendelssohn e Brahms).
Aperta la campagna abbonamenti nella sede di via Nievo 14a: ogni martedì dalle 18.30 alle 19.30; telefono 0432-204343.

Nicola Cossar - Messaggero Veneto 27.10.2005

Gli Amici della musica scommettono sui bambini

Ottantadue anni di giovinezza, di concerti memorabili per un pubblico fedele nel tempo. Ma il tempo che passa, se non ha minimamente scalfito impegno e risultati degli Amici della musica di Udine, sicuramente ha messo in evidenza problemi non rinviabili e legati all’... invecchiamento naturale. Cosa significa? Significa che è giunto il momento di affiancare ai fedelissimi un pubblico giovane, di cercarlo, affascinarlo, educarlo e portarlo in sala da concerto, generando così gli Amici della musica di domani. Al di là delle stelle della cameristica che anche quest’anno (da novembre ad aprile) arriveranno in Friuli ospiti del cartellone (tre i concerti realizzati in collaborazione con il Teatro Nuovo), il senso più bello e profondo della stagione 2003 - 2004 del sodalizio presieduto da Sergio Parmeggiani è proprio questo: l’obiettivo giovani. Se n’è parlato ieri in conferenza stampa con lo stesso dottor Parmeggiani e con la dinamicissima direttrice artistica Luisa Sello. Le scelte del programma, ma anche il metodo progettuale, sono legate al preciso impegno di andare sempre più incontro alle esigenze del pubblico e a formarne una nuovo da affiancare a quello storico . «Così quest’anno – ha spiegato la professoressa Sello – ci saranno sì i sei temi da svolgere (i progetti Musica italiana, Progettantico, Beethoven, ’900-2000, Florestano e Liszt ), ma ci sarà soprattutto un’importante collaborazione con le istituzioni cittadine, un momento di apertura fondamentale anche per il proseguimento dell’attività degli Amici. La risposta è stata davvero entusiastica». I punti di questo nuovo e per certi versi coraggioso percorso sono fondamentalmente quattro. Il primo è forse il più importante: la collaborazione con il primo circolo didattico udinese (via Dante), dove in due classi delle elementari si è cominciata la sperimentazione didattica musicale. «Partendo da quei bambini, dai loro insegnanti e dai loro genitori – ha detto la direttrice artistica –, vogliamo coinvolgere, con convenzioni mirate, anche tutti gli altri alunni delle elementari, della città e della provincia. Sono loro il nostro pubblico di domani. Come faremo? In questa prima fase andrò personalmente a trovare i bambini delle classi per presentare i concerti che abbiamo loro dedicato il sabato sera (non riservato, perché interessano tutti): quello del 15 novembre con Baumann e il Trio Matisse e quello del 13 dicembre con il grande pianista Roberto Cappello. E il giorno dopo avremo un incontro ravvicinato con gli artisti, che si racconteranno in maniera informale, vera, profonda e sicuramente affascinante per i bambini. È una scommessa importante ed il fatto che la scuola Dante abbia acquistato i biglietti per i bambini e i loro genitori (che avranno quindi anche i concerti gratis) ci dà grande forza: si sta capendo l’importanza culturale e formativa che la musica può (e deve) avere anche nella scuola dell’obbigo». Non basta. Anche la Biblioteca civica Joppi è della squadra degli Amici. Infatti, la sezione ragazzi ospiterà due incontri-spettacolo sul tema Casa Schumann (amore, amicizia, focolare) e su Franz Liszt, primo esempio della superstar musicale. C’è poi l’Università della LiberEtà, dove si terranno le conversazioni con gli interpreti: il 16 novembre con il Trio Matisse ( Sodalizio per una vita ), il 14 dicembre con Roberto Cappello ( Voglio una vita spericolata ) e il 13 gennaio con Sharon Isbin (intervista aperta). Non mancherà la collaborazione con l’Università di Udine, più precisamente con il dipartimento di Scienze filosofiche e sociali per tre conferenze a palazzo Florio: il 3 marzo il professor Federico Vercellone parlerà dell’estetica musicale del Romanticismo tedesco, il 24 marzo il dottor Gabriele De Anna (peraltro anche ottimo e apprezzato violinista) si soffermerà sul linguaggio musicale dei 24 Capricci di Paganini e il 14 aprile il dottor Brunello Lotti affronterà il tema L’Armonia delle sfere. Dunque quattro percorsi diversi di sussidio e di approfondimento che non potranno che giovare alle proposte del cartellone principale. Venendo ai concerti, quest’anno gli appuntamenti saranno dieci, sette in sala Madrassi e tre allo Zanon. Ancora tutti di alto livello, con l’ ouverture affidata al prestigioso ensemble Europa Galante di Fabio Biondi, impegnato con un programma corelliano di raro fascino. Il Trio Matisse, ormai un gruppo che conta molti amici ed estimatori in Friuli, nel primo dei due concerti sarà affiancato da un maestro del corno come Hermann Baumann per presentare musiche di Clara Schumann e Brahms. Di Roberto Cappello, vincitore del premio Busoni e concertista di altissimo livello internazionale, e del suo Liszt si è già detto. Poi gli appassionati della chitarra classica non potranno certo mancare al concerto di Sharon Isbin, una numero 1 dello strumento. In occasione della Giornata della memoria arriveranno a Udine l’Ensemble Punto it e l’attrice Milena Vukotic per un concerto di musica e parola dedicato alle vittime della Shoà. Interessante anche la proposta che ci farà il duo di violoncello e pianoforte Giganti-Scuccuglia, con una prima assoluta di un’opera commissionata – come consuetudine – dagli Amici della musica e firmata stavolta dal compositore avellinese Gianvincenzo Cresta e di pagine di Cilea e Martucci, la cui riscoperta è partita proprio da Udine e dagli Amici della musica, presieduti allora da Paolo Malignani. Massimo Quarta ha appena pubblicato per Amadeus i 24 Capricci di Paganini: imperdibile quindi il suo concerto. E così dicasi per la cembalista Paola Erdas, fascino e bravura per un viaggio nella musica per tastiera nel Regno di Spagna. Gran finale, attesissimo, con il progetto pluriennale dedicato alle sonate per pianoforte di Beethoven: l’interprete, Johannes Jess Kropfitsch, è una garanzia assoluta. Poi, al di là di progetti e nomi, sarò solo musica: quella dei grandi autori italiani, di compositori antichi, del Titano Beethoven, dei compositori del Novecento, degli Schumann e – novità del 2003 – di Liszt, carismatico e trascendentale pianista. Una programmazione, volutamente pluriennale, che intende affrontare un percorso che non si esaurisce con l’impegno di una serata. Il sapore dell’attesa e della ricerca, della riflessione e della tensione culturale, la consuetudine al confronto ed alla dialettica artistica vogliono essere caratteristiche del cartellone, quasi come una grande legatura di valore . Una strada nuova, una sfida nuova, nel nome della musica.

Nicola Cossar - Messaggero Veneto 10/08/2003

«Prepariamo il pubblico di domani»

Operazione domani atto I. Gli Amici della musica di Udine, ricchi di passione e cultura, buon senso e coraggio, vogliono far crescere la propria famiglia di appassionati di cameristica affiancando allo zoccolo duro dei fedelissimi di centinaia di concerti (più di mille quelli proposti in 81 stagioni) un pubblico nuovo, giovane, gli Amici di domani. «Il pubblico più grande sta scomparendo – commenta Luisa Sello, direttrice artistica del decano dei sodalizi musicali udinesi – e l’età media si alza, mentre manca la base musicale che la nostra generazione ha avuto. È un fatto generazionale, ovviamente, come la società deculturata che ci sta aggredendo a colpi di telenovelas, videogiochi, calcio et circenses vari. Allora ci siamo chiesti: quale sarà il nostro pubblico fra 10 anni? Se non facciamo qualcosa ora, fra 10 anni non ci sarà nessun pubblico, non ci saremo neanche noi. Fare battaglie sul pubblico di 30-40 anni è battaglia persa: andiamo direttamente dai bambini». Il primo passo è stato quello delle scuole elementari. «Ho contattato il primo circolo – spiega Luisa Sello –, dove stanno già facendo una benemerita didattica sperimentale con la musica. Da lì cominceremo, incuriosendo, affascinando i bambini ed educandoli, assieme a insegnanti e genitori, al senso della musica e, soprattutto, del concerto. Vogliamo che siano concerti solo per loro, ma concerti normali, in cui loro, a parte l’esuberanza tipica dell’età, siano trattati come un pubblico adulto. L’unica concessione : abbiamo predisposto per loro (e i genitori) due concerti il sabato sera, evitando così il problema della levataccia per andare a scuola. Concerti cui seguirà l’incontro con l’artista, non più mostro sacro inarrivabile e inavvicinabile, ma amico, complice nella caccia al tesoro... musicale». Una bella scommessa! «Certo, ma, come tutte le scommesse, è esaltante. Tanto più che abbiamo trovato un grande risposta nella scuola Dante, che ha inserito nel proprio pof l’acquisto dei biglietti per gli spettacoli, così le famiglie non dovranno tirare fuori nemmeno un soldo. Sono soltanto due classi, certo, ma cresceranno: io credo nel contagio culturale».

Concerti, una stagione per giovani
Il cartellone didattico degli Amici della musica, con star del calibro della Isbin

La stagione concertistica 2003/2004 degli Amici della Musica apre ai giovanissimi. Il pubblico del domani verrà preparato e accompagnato nel ciclo di concerti dello storico sodalizio udinese. È una delle novità della stagione, nata dalla fantasia di Luisa Sello, concertista e didatta, personaggio quantomai attento all'evoluzione del mondo musica le e direttore artistico della manifestazione. L'82a rassegna contempla una rosa di dieci validi appuntamenti, realizzati in sinergia con diverse istituzioni cittadine. Dall'Università della Liberetà alla Biblioteca sezione Ragazzi, dall'Università alla scuola elementare a indirizzo musica le di Via Dante. E se la direzione didattica mette a disposizione gratuitamente i biglietti per i bambini, sono gli Amici della Musica che, per le classi coinvolte nella sperimentazione, offre l'ingresso ai genitori. Per coinvolgere in modo intergale il pubblico, si terranno anche incontri sui rapporti filosofia e musica e matinée con gli interpreti all'indomani dal concerto.E veniamo al cartellone, che si snoda nei consueti temi basati su una programmazione pluriennale: Musica Italiana e Antica, Beethoven, '900-2000, Florestano e Liszt. Si inizia con due appuntamenti in novembre: lunedì 3 all'Auditorium Zanon l'ensemble Europa Galante diretto da Fabio Biondi esegue Corelli con strumenti originali, mentre sabato 15 in Sala Madrassi ascolteremo pagine di Clara Schumann e Brahms con il Trio Matisse (segnaliamo Hermann Baumann al corno), gruppo che tornerà poi mercoledì 3 marzo. Unico appuntamento in dicembre, sempre alla Madrassi, sabato 13 con il pianista Roberto Cappello (Liszt), per aprire l'anno nuovo, mercoledì 14 gennaio, allo Zanon, con una delle chicche della stagione, la chitarrista Sharon Isbin (Tarrega, Brouwer, Granados, Albeniz). Alla Madrassi, martedì 27 gennaio, l'Ensemble "punto it" propone un concerto dedicato alla Shoà con la voce recitante di Milena Vukotic (Mendelssohn, Schulhoff, Ullmann). Tutti gli altri appuntamenti si terranno di mercoledì, a cominciare dall'11 febbraio alla Madrassi, con il duo violoncello e pianoforte Giganti - Scuccuglia (Martucci, Cresta, Cilea). Attesa poi l'esecuzione dei 24 capricci di Paganini, con Massimo Quarta, allo Zanon il 24 marzo. Ultime due serate il 14 e il 28 aprile, entrambe alla Madrassi, rispettivamente con Paola Erdas al clavicembalo e Johannes Jess Kropfitsch al pianoforte. Tutti i concerti avranno inizio alle 20.45.

Daniela Bonitatibus - Il Gazzettino 06/08/2003

Udine È stato un recital pianistico ...

È stato un recital pianistico intenso per programma e per resa interpretativa a fare da importante coda all'81. Stagione degli Amici della Musica di Udine. Il cartellone cameristico di quest'anno, inaugurato in ottobre nientemeno che da Trevor Pinnock, si è distinto per una programmazione a scadenza pluriennale dove precisi fili conduttori hanno trasmesso agli ascoltatori il sapore dell'attesa e il gusto per una precisa riflessione culturale. A coronamento di così apprezzate scelte artistiche - la cui regia è stata affidata a Luisa Sello - si è posto il concerto-evento conclusivo, ospitato dal Teatro Nuovo: alla statura dell'interprete ha fatto da contrappunto la corposa proposta di repertorio, riconducibile alla componente romantica che ha caratterizzato in modo importante il cartellone di quest'anno.E impetuosamente romantica si è rivelata l'anima di Bruno Leonardo Gelber, pianista prodigioso nato in Argentina, impostosi fin da giovanissimo nel panorama internazionale, che ha presentato come biglietto da visita al pubblico udinese i 16 Walzer op. 39 di Brahms. Sonorità piene e intense hanno dominato sui variegati atteggiamenti che si susseguono nella raccolta, regalando particolare suggestione ai momenti d'ombra e d'insanabile malinconia. Travolgente e appassionata all'estremo la lettura della Sonata in sol minore op. 22 di Schumann, dove l'Andantino, unico autentico momento di distensione, ha commosso per la concentrata ricerca coloristica ed espressiva. Se meno ispirato è sembrato lo schubertiano Improvviso in la bemolle op. 90 n. 4, per la spinta scorrevolezza del primo episodio e il pesante procedere dell'intermezzo, assolutamente smaglianti sono state le proposte lisztiane, Canzone e Tarantella e Au bord d'une source, per la varietà di tocco, ma soprattutto per la globale visione formale in cui il materiale tematico conduceva con intelligenza il gioco virtuosistico. Addirittura mozzafiato il Mephisto conclusivo, sfogatosi con generosità in un'interpretazione assolutamente personale quanto avvincente.

Elena Turrin - Il Gazzettino 17/05/2003

Un brillante Trio Matisse Il concerto udinese per gli Amici della Musica

Di scena per il Progetto Florestano, inserito nel cartellone degli Amici della Musica curato dalla direttrice artistica Luisa Sello, ritornato in sala Madrassi il Trio Matisse, composto da Paolo Ghidoni, violino, Francesco Parazzoli, violoncello, ed Emanuela Piemonti, pianoforte, giovani di talento formatisi alla scuola del Trio di Trieste, sicuro punto di riferimento per la musica da camera italiana. L’insieme, cui si è affiancato il valente clarinettista Sergio Delmastro, si è esibito, in un programma dedicato al romanticismo tedesco, all’altezza della sua fama. La serata si è aperta con un trascinante lavoro di Johannes Brahms, il Trio in la minore op.114 per clarinetto, violoncello e pianoforte, del 1891, che è stato brillantemente eseguito da Delmastro, dimostratosi musicista di doti interpretative e di risorse tecniche alte, e da Francesco Parazzoli ed Emanuela Piemonti: i quali, oltre a farsi ammirare nei momenti in cui la partitura esaltava i loro ruoli, hanno sempre intessuto con lo strumento a fiato un dialogo serrato, puntuale e ricco di pathos nei vari movimenti Allegro, Adagio, Andantino grazioso e Allegro resi con sensibilità, cura dei colori e centrata scelta dei tempi. Nella seconda parte del concerto, lo splendido Trio in sol minore n.3 op.110 per violino, violoncello e pianoforte che Robert Schumann dedicò al maestro danese Niels Gade nel 1851. Ottime sono qui risultate l’intonazione e le scelte dinamiche e quanto mai efficace l’impegno agogico nei quattro movimenti, di cui i concertisti hanno ben colto il carattere dialettico e lo spirito cangiante nei momenti contrapposti di sognante lirismo e di passione ardente così come in quelli, di sintesi, segnati da una pacata quiete. Al termine, a viva richiesta, ben due i bis con il sublime Adagio cantabile dal Trio in mi bemolle maggiore per violino, violoncello e pianoforte op.1 n.1 di Beethoven e con l’apocalittica Danse de la fureur, pour les sept trompettes dal Quatuor pour la fin du temps per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte di Olivier Messiaen.

Renato della Torre - 03/04/2003

Otto marzo con tre valenti pianiste Il concerto al Teatrone promosso da Amici della Musica e Comune

Grande successo di pubblico al Giovanni da Udine per il concerto dedicato alle donne interpreti e organizzato, nella ricorrenza dell’8 marzo, dagli Amici della Musica, per la direzione artistica di Luisa Sello, in collaborazione con gli assessorati civici alla cultura e alle pari opportunità, presenti il sindaco Sergio Cecotti e gli assessori Liliana Cargnelutti e Rita Nassimbeni. Nell’occasione è stato conferito un riconoscimento – un gioiello raffigurante il sole nel quadrante dell’orologio della Loggia di San Giovanni – a Vera Verzegnassi, presidente della Commissione comunale pari opportunità. Sono state protagoniste della serata tre giovani e bravissime pianiste, Mariangela Vacatello, figlia d’arte, nata a Napoli a formatasi a Imola e Milano, Yoko Kikuchi e Maia Glouchkova, l’una giapponese, l’altra bulgara, entrambe residenti in Italia. In apertura le tre pianiste si sono cimentate con le splendide e sognanti Romanze op.21 di Clara Wieck Schumann. Quindi la Vacatello si è dimostrata accurata esecutrice di pagine brahmsiane segnate da una scrittura nobile, a volte intima, a volte appassionata, quali le Variazioni sul sestetto op.18 dedicate a Clara Wieck Schumann, la Ballata op.118 n.3 e le Variazioni su un tema di Paganini op.35 (Quaderno secondo). Yoko Kikuchi si è poi messa in luce quale interprete agguerrita sul piano tecnico degli Studi op.25 dedicati da Fryderyk Chopin alla contessa Maria d’Agoult, pagine dove lo stile idiomatico e le necessità dell’alta scuola pianistica si piegano alle istanze dell’espressione e di una finissima poesia sonora, che la giovane pianista nipponica ha dimostrato di saper cogliere con perfetto controllo della tastiera e del tocco e con suono sempre terso e fraseggio di classe. Maia Glouchkova, quindi, ha porto gli incantati fiori Voiles, Le vent dans la plaine, La sérénade interrompue e Des pas sur la neige dal Libro primo dei Preludi di Claude Debussy, sfoggiando una ricca messe di colori e di intensità soffuse di “piano” particolarmente adatte a ricreare le atmosfere sognanti che caratterizzano questi brani. Ha suggellato l’affascinante programma con la trascinante Sonata in do maggiore op.22 n.1 di Alberto Ginastera. Vivissimi i consensi al termine e tre bis con la Vacatello, la Kikuchu e la Glouchkova che hanno rispettivamente interpretato pagine di Albéniz, Rossini e Prokof’ev.

Renato della Torre - 10/03/2003

Flauto e arpa di gran talento per gli Amici della Musica

Bel concerto in sala Madrassi per gli Amici della Musica. Protagonisti, il flautista Dante Milozzi, concertista di eccezionale talento e musicalità, dal 1986 primo flauto dell’Orchestra nazionale della Rai, e l’arpista Laura Papeschi, musicista di scuola fiorentina vincitrice di numerosi concorsi, interprete sensibile e raffinata. In apertura il duo ha proposto con puntuale intesa e ricercati colori la Sonata per flauto e arpa di Gaetano Donizetti, brano salottiero, avvincente ed eufonico, di distesa cantabilità. Quindi Milozzi ha dato un saggio della sua classe cimentandosi con successo nei trascinanti Tre pezzi per flauto – Andamento, Bizzarria, Canto o della solitudine – di Giorgio Federico Ghedini. Di grande effetto è anche risultata la successiva interpretazione del Fauno che fischia a un merlo... per flauto e arpa di Salvatore Sciarrino, pagina dal suono caldo e dai suggestivi effetti idiomatici. A suggellare la prima parte è stato il piacevolissimo Andante con variazioni per flauto e arpa di Gioachino Rossini, pezzo di tutta presa, dove cuore e dottrina concorrono a creare un’atmosfera rasserenante. A aprire la seconda parte è stata La passione op.8 di Giuseppe Gariboldi, un pezzo di bravura tardo-romantico e di grande fantasia, composto da un virtuoso di flauto del secondo Ottocento e docente al conservatorio di Parigi: brano che richiede a entrambi gli interpreti costante presenza e pieno dominio della tecnica: in particolare l’arpa qui lavora a pieno ritmo essendone stata la dedicataria la contessa Cini Perozzi, una nobile dilettante. Di tutto interesse è risultata la successiva proposta di Quarto liens per flauto e arpa, un trascinante brano del 2002 di Stefano Procaccioli, un udinese che è docente al conservatorio di Trieste, interpretato in prima esecuzione assoluta su commissione degli Amici della Musica. L’arpista ha quindi dato un ulteriore saggio del suo suono terso e preciso nell’elegante Sonata in do minore per arpa di Giovanni Battista Pescetti, dipanandone con grazia l’ordito melico e scegliendo tempi appropriati. In chiusura la coinvolgente Sonata per flauto e arpa di Nino Rota: pagina distinta da immediatezza linguistico-descrittiva nell’Allegro molto moderato, così come nell’Andante sostenuto e nel suggestivo Allegro festoso finale. Calorosissimi gli applausi al termine e ben due i bis con altrettante splendide pagine di Ravel e Ibert.

Renato della Torre - Messaggero Veneto 15/02/2003

Tre concerti nel bel progetto elaborato da Teatrone e Amici della musica

La letteratura cameristica entra al Giovanni da Udine Il Giovanni da Udine non è una fortezza inespugnabile né un contenitore, bensì una vetta da scalare con proposte e progetti di qualità filtrati attraverso capacità e impegno, insomma una tappa importante di un percorso. L’apertura alla cameristica, con la nuova e già feconda collaborazione con gli Amici della musica, va in questa precisa direzione. Il maestro Carlo de Incontrera, direttore artistico del Teatrone per la parte musicale, è un grande innamorato della letteratura cameristica e si dice entusiasta di questa stagione che coinvolge il benemerito sodalizio udinese: «Devo dire il vero: nel panorama generale, mi dispiaceva che un settore come la musica da camera, a me così cara, fosse relegato al ruolo di cenerentola, che non avesse la visibilità che si merita. Così, mi sono visto con Luisa Sello, direttrice artistica degli Amici, e abbiamo lavorato ad un progetto che coinvolge il Giovanni da Udine per tre date, la prossima delle quali è il recital gershwiniano che vedrà protagonista lunedì il pianista François-Joel Thiollier. Da più di ottant’anni questa storica associazione propone cartelloni di assoluto livello, ma non ha i mezzi per offrire agli appassionati dei concerti-evento. Il Teatrone, invece, ha questa possibilità; allora mi sono detto: proviamoci!». – È un segnale di apertura – e di confronto con il territorio – importante... «Credo che spesso si sia equivocato. Il Giovanni da Udine, come ogni teatro che si rispetti, deve essere il centro, il cuore e la coscienza culturale del territorio in cui opera. Ma l’apertura non può essere totale e incondizionata, serve un filtro, un percorso e un risultato da mostrare. È strano poi che molti pensino: o arriviamo sul palco del Giovanni da Udine o il nostro lavoro non vale. Sbagliato: ritmi, percorsi e destini sono necessariamente diversi. Il teatro, anche questo, non è un contenitore (fatto salvo il diritto di noleggiare la sala, naturalmente), ma un punto di arrivo o, se preferisce, una vetta da scalare, con impegno e risultati di qualità. Il teatro ha già una sua consistente densità di programmazione e basta un incidente per scompaginare le carte, per cui la disponibilità all’extra va ben ponderata». – Collaborazione significa il timbro su un progetto o un «si accomodi in teatro»? «No, la collaborazione ha connotazioni ben precise. Il teatro ha un ruolo assolutamente attivo e sostiene attività extra-cartellone solamente se queste partono da un proprio progetto, un progetto del teatro. Qui sta iln filtro: le realtà esterne, tutte valide per l’amor di Dio, vanno conosciute, incontrate e con esse si dialoga. Poi si vede se è possibile realizzare progetti insieme. Progetti che non necessariamente – anche con gli Amici – devono concretarsi o concludersi esclusivamente sul palco del Giovanni da Udine. Ma mi permetta di aggiungere una cosa che riguarda la programmazione musicale: noi non abbiamo mai cercato di presentare programmi che in qualche modo andassero a contrapporsi (né tantomeno a sostituirsi) all’attività di altre realtà che operano nel territorio. La cameristica, per esempio, resta il mio più grande amore, ma sapevo che altri la proponevano con cartelloni di qualità e con una continuità ammirevole, nonostante disponessero di mezzi molto inferiori ai nostri. Anche per questo le nostre scelte sono diverse». – Adesso arriva Thiollier... «Thiollier e gli Amici della musica avranno il Teatrone per questo prestigioso concerto dedicato a Gershwin, un vero evento. Come quello del 15 maggio, quando gli stessi Amici proporranno un recital di un altro grande pianista come Bruno Leonardo Gelber. Ma Thiollier si fermerà, perché il 17 e il 18 si esibirà assieme alla Sinfonica regionale in un bel programma che comprende pagine di Ravel e Berlioz. Sul podio ci sarà un grande maestro come Misha Hamel. La Sinfonica sta lavorando già alacremente a questo doppio appuntamento e noi lavoriamo bene con il suo direttore artistico Walter Themel, un musicista serio e preparato». – Maestro, concludendo, la musica da camera ha trovato un alleato prezioso nel Giovanni da Udine? «La letteratura cameristica a Udine deve avere ancora più spazio. Noi saremo al fianco di chi, come gli Amici della musica, sa proporre idee e progetti di spessore e di qualità. Al servizio di un preciso disegno di crescita culturale della città e del territorio».

Nicola Cossar - Messaggero Veneto 10/01/2003

Udine Il primo appuntamento ...

Il primo appuntamento decembrino degli Amici della Musica, ospitato nella Sala Madrassi, ha avuto per protagonista l'"Ensemble Nachtmusique ". Questo nome un po' curioso trae ispirazione da una frase di Mozart riferita a un genere musicale, quello delle composizioni di puro intrattenimento per fiati, che il Salisburghese ha frequentato a più riprese. L'Ensemble è stato fondato da alcuni componenti dell'Orchestra del '700 di Frans Bruggen, con lo scopo precipuo di dedicarsi proprio alla rivisitazione di questo repertorio. Ospite regolare delle principali istituzioni concertistiche europee e italiane, la formazione è composta da Marcel Ponseele e Taka Kitazato all'oboe, Eric Hoeprich e Toni Salar-Verdu al clarinetto, Carlos Riera e Albert Gumì al corno di bassetto, Jane Gower e Javier Zafra al fagotto, Teunis van der Zwart, Erwin Wieringa, Helen MacDougal e Laren Libischewski al corno, David Sinclair al contrabbasso.Proprio a Mozart era dedicato il programma della serata. Nella prima parte sono state proposte alcune brevi composizioni per diverse combinazioni di corni, corni di bassetto, clarinetti e fagotto. Si tratta di pezzi piacevoli, ma che Mozart ha scritto per così dire con la mano sinistra, ossia con il minimo impegno compositivo, privi come sono di qualsiasi intento elaborativo. A seguire è stata offerta l'Ouverture dal "Flauto Magico" in versione arrangiata per fiati. Dopo la pausa è stata invece la volta di quella che rimane una delle più belle composizioni per ensemble di fiati: la "Gran Partita" K 361, ricca di spunti tematici e di effetti timbrici affascinanti. Se nella prima parte l'"Ensemble Nachtmusique " non ha del tutto convinto, per via di qualche incertezza tecnica e negli incastri che ci ha per il vero un po' sorpresi, nella "Gran Partita" ha dato invece buona prova di sé per affiatamento e amalgama sonoro, offrendone una versione piuttosto brillante nel ritmo e nel fraseggio. Applausi del pubblico.

Luigi Pellizzoni - Il Gazzettino 05/12/2002

Amici della Musica, un grande Jess Trio Wien - La virtuosa esibizione dei fratelli Johannes, Elisabeth e Stefan Kropfitsch

I fratelli viennesi Kropfitsch, Johannes, pianoforte Elisabeth violino, e Stefan violoncello, riuniti nello Jess (acronimo dei loro nomi di battesimo) Trio Wien, sono stati protagonisti di un bel concerto che si è tenuto nella sala Madrassi di via Gemona nell’ambito della stagione 2002-2003 promossa dagli Amici della Musica. In apertura Johannes Kropfitsch si è ammirato nell’affascinante Sonata per pianoforte op.1, composta da Alban Berg, in un unico movimento Mäßig bewegt (moderatamente mosso) dal 1907 e il 1908, in un linguaggio armonicamente complesso che si spinge fino alla rottura della tonalità con accordi per quarte, giuste ed eccedenti con valenze anche melodiche. Il pianista ha ben colto la tensione e la drammaticità di quest’ampia pagina segnata da una forma sonata tritematica e tripartita, ricca di momenti intensamente espressivi e fortemente caratterizzati sul piano dinamico. I Kropfitsch hanno quindi dato un saggio di affiatamento, di controllo del suono sempre ben periodato, e di quella dimestichezza interpretativa resa possibile da una pratica cameristica quotidiana e comune, proponendo il trascinante Trio in re minore op.3 scritto a Vienna nel 1896 di Alexander von Zemlinsky. Con questo lavoro che valse all’autore l’apprezzamento di Brahms, i tre musicisti hanno convinto per la loro splendida e puntuale intesa, per un accattivante fraseggio e per un’eccellente cura dinamica nei quattro movimenti: Allegro ma non troppo, Andante, Poco mosso con fantasia e Allegro sempre ben dipanato sui piani tematico e agogico. La successiva proposta è stata quella dei Quattro pezzi op.7 per violino e pianoforte di Anton Webern dedicati alla memoria dell’insigne didatta, compositore e concertista Vittorio Fael (già membro del quartetto del Vittoriale e per decenni docente di violino al Tomadini di Udine, città in cui fu anche segretario dell’Accademia di scienze, lettere e arti) nel ventesimo anniversario della scomparsa. Brillantemente assecondata al pianoforte dal fratello Johannes, Elisabeth si è ammirata per presenza, qualità tecniche e interpretative nello svolgimento di una trama complessa, sempre molto attenta a evidenziarne la dimensione agogica nei quattro movimenti fortemente contrastanti sul piano ritmico, Sehr langsam, Rasch, Sehr langsam, Bewegt (molto lento, rapido, molto lento, mosso). In programma anche un altro pezzo weberniano: i Drei kleine Stücke op.11 (Tre piccoli pezzi) di Anton Webern, di cui con una ricca e intensa cavata Stefan ha reso tutto il pathos trovando un’ottima risposta – nei diversi tempi Mässige Achterl, Sehr bewegt, Äusserst ruhig – nel fratello pianista, ottimamente sostenuto da un tocco perfetto con il suo suono terso e polito. In chiusura calorosissimi gli applausi a sottolineare il gradimento del numerosissimo pubblico presente per Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) di Arnold Schönberg, versione per trio di Eduard Steuermann, dall’originale per sestetto d’archi, op.4 del 1899, in uno stile che ormai ha i confini estremi del tonalismo romantico e che i tre fratelli hanno pienamente controllato con eccellente aderenza esecutiva. Al tremine, fuori programma, un bis con lo spumeggiante valzer op. 200 Die Schönbrunner di Joseph Lanner.

Renato della Torre - Messaggero Veneto 25/11/2002

Udine Sorprende constatare ...

Sorprende constatare quali e quante siano le innovazioni nei vari campi del sapere e delle arti che hanno visto la luce tra la fine dell''800 i primi del '900. Quella che noi oggi chiamiamo "musica contemporanea" nasce proprio in tale periodo. Ed è curioso osservare quanto le prove precoci e paradigmatiche di questa musica siano ancora oggi, dopo cent'anni, incredibilmente attuali. Sarà forse che, dopo, grandi passi avanti non se ne sono fatti (semmai qualche passo indietro con i vari neo-tonalismi, minimalismi eccetera). Sarà che ad ascoltare le versioni prototipiche, "autentiche", di stilemi tematici, soluzioni armoniche e strutturali oggetto di infinite variazioni nel corso del XX secolo, ci si accorge di quanto queste ultime ne siano spesso imitazioni sbiadite, che non ne colgono che la superficie trasformandola in formula vuota. Di questo genere erano i pensieri che ci si agitavano in mente ascoltando il concerto del Jess Trio Wien per la Stagione degli Amici della Musica. Un concerto ammirevole innanzitutto per le doti tecniche e la profonda intesa esecutiva dei tre fratelli Kropfitsch Johannes al piano, Elisabeth al violino e Stefan al violoncello - che hanno trovato conferma di fronte a un programma inconsueto, riscuotendo consensi calorosi. Ma l'interesse maggiore era suscitato dal programma stesso, una rivisitazione dei tre grandi esploratori del Novecento musicale: Berg, Schoenberg e Webern. Di Berg è stata offerta laSonata op. 1 per piano, intensa, lucente e coraggiosa nell'innovare senza recidere del tutto il lessico tardo romantico, qui espresso dal brahmsismo del belTrio op. 3di Zemlinsky, pure eseguito nella prima parte della serata, e ancora presente nella tormentataVerklärte Nacht di Schoenberg (nella versione per trio di Eduard Steuermann). Di Webern sono stati proposti i pezzi per violino e piano op. 7 e quelli per violoncello e piano op. 11, ascetici, quasi afasici, ma di struggente introspezione e fulminea, lancinante intensità, che il Jess Trio Wien ha espresso in modo egregio.

Luigi Pellizzoni - Il Gazzettino 20/11/2002